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Zoizi e quell’idea di mondo all’antica – INTERVISTA

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Intervista al giovane cantautore modenese Jodi Zoydi, in arte Zoizi, da poco uscito con il singolo “Odore”.

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«L’artista (…) è interprete, forse il più sensibile, consapevole o no, della società entro cui opera, reagendo, positivamente o negativamente, agli stimoli che gli provengono dall’esterno ed esprimendosi con un linguaggio, quello artistico, che, perché svincolato dalle leggi razionali che regolano la costruzione del discorso usuale, può più adeguatamente e immediatamente entrare in comunicazione con noi».

Questo uno stralcio della premessa a dei volumi di storia dell’arte a cura dello storico Piero Adorno, è questo lo spirito con cui mi rivolgo ad un artista per un’intervista, intervista che nasce per promuovere o raccontare un lavoro, che diventa l’occasione per raccontare ricordi passati, descrivere il presente e proiettarsi nel futuro.

Siamo nei giorni del Covid 19, una pandemia che sta mettendo in discussione il nostro modo di vivere, è toccato a Jodi Zoydi, in arte Zoizi, cantautore modenese, fare un’intervista in cui mi racconta il suo passato, il suo modo di far musica, il modo in cui immagina il futuro. Ho come l’impressione, e mi tocca renderlo esplicito in queste righe, che il futuro che immaginiamo sia, ottimisticamente, la continuazione di un tempo passato che è stato messo bruscamente in stand-by dal primo decreto del presidente del consiglio dei ministri il quattro marzo. È in questo quadro storico che raggiungo al telefono Jodi.

zoidi

Ciao Jodi, intanto ti chiedo «come stai?»

Ciao Antonino, tutto bene, si sta a casa come tutti.

Ho ascoltato il tuo brano “Odore”, ha un arrangiamento fresco, fai delle considerazioni partendo dall’odore della borsa di una tua amica.

Sì, ci sono delle cose che rimangono impresse nella memoria, ho voluto cantare, partendo dal semplice, quasi banale odore della borsa di una mia carissima amica, le speranze e le aspirazioni di noi giovani nati negli anni ’90, ho come l’impressione che siamo gli ultimi giovani che hanno potuto sognare in un mondo, lo dico nell’accezione positiva del termine, vecchio, un mondo fatto di cose concrete, ancora privo di quella modernità che stiamo vivendo in questo momento che un po’ ci soffoca.

Mi incuriosisce questa prospettiva, quest’idea di mondo all’antica, mi piace l’idea, visto che sei un artista, che sei un musicista, che tu ti riferisca anche al modo di far musica, di arrivare agli altri.

Esatto, non condanno le nuove tecnologie, anzi, internet ha dato spazio ad artisti che forse non avrebbero avuto spazio nei canali tradizionali in cui si fa musica, hanno avuto modo di lanciare messaggi importanti, di arrivare a più gente possibile, certamente sono cresciuti molti talenti.

Tu che canale hai scelto? Hai mai provato la strada dei talent?

In realtà no, non la vedo in linea col mio modo di far musica, almeno questo è quello che penso per ora, certamente ti dà grande visibilità, credo che questo possa anche essere rischioso se non sei pronto ad affrontare certe dinamiche, non sono di per sé contrario, il mondo è lo stesso, cambiano le regole. Io ho cominciato facendo musica a 15 anni, ho studiato batteria e suonato in qualche rock band.

Qual è stato il tuo primo approccio con la musica, in che modo hai scelto questa strada? Che ricordi hai, ad esempio, da piccolo?

Per l’approccio alla musica devo tutto a mio padre, lui è un chitarrista della domenica, a casa c’era questa chitarra classica, io in realtà facevo fatica a suonarla, perché sono mancino, e quella era una chitarra per destrorsi, così un giorno, ero un bambino ribelle, ho invertito le corde ed ho cominciato a suonarla più agevolmente.

Ho notato nell’arrangiamento del tuo brano una parte predominante della chitarra. È con la chitarra che nascono i tuoi pezzi?

Scrivo canzoni con la chitarra da sempre, è uno strumento che mi appartiene, oggi sto componendo delle cose anche col pianoforte, sto anche sperimentando il canto libero, ma la chitarra è qualcosa che mi appartiene, non c’è live, non c’è pezzo che io possa cantare senza imbracciare la mia chitarra.

Ho letto che hai aperto il tour di Francesco Renga, che rapporto hai col palco? Una cosa immagino sia suonare in un live dove c’è il tuo pubblico, una cosa immagino sarà suonare davanti a migliaia di fan venuti ad ascoltare Renga.

Guarda, ho aperto cinque suoi live ed è stata un’esperienza pazzesca, lui è un artista straordinario ed una persona fantastica, è stata una bellissima opportunità che devo alla mia etichetta, la EVE (evento musica) e che mi ha fatto accumulare un’esperienza pari a due anni di live, aprire i concerti dei grandi fa scuola, vieni messo su un palco che non è quello a cui sei abituato, l’impatto è fortissimo, è stato anche un modo per misurare il modo in cui reggo le pressioni, sali sul palco e ti rendi conto che dopo cinque minuti le pressioni spariscono.

Tornando al brano, parti di un odore che racchiude paure e voglia di libertà. Quali sono le tue paure? Ho visto la copertina del tuo singolo, cosa rappresentano quelle direzioni attaccate al palo?

La mia paura che ho avuto e che per certi versi ho ancora, è quella di non essere in sintonia come me stesso, voglio vivere senza rimpianti, fare ciò che reputo in linea col mio modo di essere, stiamo attraversando un periodo difficile, oggi per i musicisti come me si vive coi live e puoi immaginare quanto sia difficile in questi giorni, ma voglio essere fiducioso, in questi giorni sto mettendo a punto nuovi brani per un progetto più ampio, scrivo la musica e le parole dei miei brani ma sono supportato da uno staff eccezionale che ha un ruolo fondamentale.

Nella copertina, come vedi, sono indicate diverse direzioni, poi c’è l’indicazione che ti dà “odore” opposta alle altre, proprio ad indicare, come ti dicevo la tua strada, penso che sia la cosa fondamentale, che ciascuno di noi riesca a trovare la propria strada, è l’augurio e il desiderio più grande che riesco ad esprimere assieme a quello che tutto questo passi in fretta e che si possa anche a tornare a far musica live.

Grazie Jodi, ti ringrazio per questa chiacchierata, buona musica e spero presto di poterti venire a sentire live.

Grazie a te, un saluto ai lettori di faremuic.it
A presto.

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