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Influencer ed Edgar Allan Poe – I tuttologi dei tempi del Coronavirus

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Qualche settimana fa, prima del tormentone coronavirus, il collega che fa antologia stava affrontando il tema dei racconti horror, ed è stato da lì che con la classe in cui insegno ci siamo imbattuti in un racconto di Edgar Allan Poe.

Ringrazio Pietro, il collega di italiano, perché mi ha ricordato involontariamente che tempo prima avevo acquistato una raccolta dei suoi racconti. Ho riscoperto un autore straordinario e sorprendente per modernità nella scrittura, per l’estrema capacità di descrivere i luoghi e per farci appassionare ai personaggi.

È ne «Lo scarabeo d’oro» che uno dei personaggi e voce narrante diventa, al termine del racconto, vittima, senza che Poe lo dica esplicitamente.

È in questi casi che genere letterario e personaggi si fondono in un insieme di fatti che, fatte salve le premesse e la storia appassionante, danno al lettore la gioia di essere entrato nella testa del poeta, di averci provato, o essersi illusi di esserci riusciti.

Altra questione, sempre in tema di racconti horror (perché per me di racconti horror si tratta) è il finale sorprendente e spiazzante che ci danno le nostre e i nostri cari influencer, seguiti da migliaia di follower (annoiati). Influencer che, raggiunta la popolarità per qualche ospitata dalla D’Urso o per aver occupato un trono nel salotto pomeridiano della De Filippi, si sono laureati in tuttologia e che pertanto sono intellettualmente impegnati a dire la loro sui vari temi, più o meno di spessore, che riguardano il vissuto quotidiano.

Per una legge matematica sicuramente cara al nostro amico Edgar vale la regola del rapporto direttamente proporzionale, cioè che più grosso è l’argomento trattato, più grossa è… (sto un quarto d’ora a pensare… cerco il termine che più mi aiuti ad esprimere il concetto, non mi faccio scrupoli perché so per certo che i miei alunni non mi leggono in questo magazine), dicevo… più grossa è la minchiata!

Siamo in giorni di Coronavirus, abbiamo ascoltato i consigli della dottoressa Giò che ci spiega come lavarci le mani, potevamo risparmiarci qualche bella uscita dei nostri influencer sull’argomento più cliccato? Ed è in queste circostanze che, pescando nel loro bagaglio di conoscenze, con una laurea in tuttologia che ne attesta le competenze, danno il meglio.

Non possiamo non citare la “dottoressa” Queen Tei, nota “virologa” (manco per niente) trevigiana che dice la sua a proposito del virus che sta paralizzando una nazione: «Io continuerò ad uscire, mi preoccuperò quando morirà una persona tra i 20 e i 40 anni», un’uscita sgradevole che ha scatenato le ira di qualche follower che, in una ingiustificabile lotta al ribasso, è arrivato pure ad augurarle la morte.

Dalla medicina passiamo alla filosofia, la filosofa (manco per niente) Giulia Salemi (stavo per scrivere Silvia non me ne voglia a bella cantante siciliana che sicuramente per evitare il virus sarà rimasta, senza batter ciglio, a casa di Luca) disperata perché, vista la situazione di emergenza, non potrà festeggiare il suo compleanno.

Dalla filosofia passiamo alla “letteratura” (qui il mio “manco per niente” si schianta coi numeri di vendita dell’ultimo libro della chiamata in causa) con Giulia De Lellis che pare detesti l’hashtag #iorestoacasa, che sostiene che uscire con le giuste precauzioni sia fattibile.

Passiamo a Taylor Mega che, dimenticando il vero senso della festa della donna celebrata per ricordare il sacrificio della donna che nella storia ha lottato per guadagnarsi un ruolo dignitoso all’interno della società, ha pensato bene, proprio mortificando il sacrificio di quelle donne, di festeggiare a modo suo a Milano, a piazza Duomo, assieme ad altre colleghe, tra cui spicca il nome di Jo Squillo.

Fanno eccezione in questo calderone mediatico Chiara Ferragni e Fedez che hanno donato 100 mila euro e, assieme al sostegno dei loro seguaci, hanno raccolto in poche ore più di 2 milioni di euro per la realizzazione di posti letto per la terapia intensiva al San Raffaele di Milano (leggi nostro articolo).

Ovvio che, tolta la parentesi Ferragnez, questi influencer influenzino più del virus, e che al primo stop alle attività didattiche i giovani delle città vicino al mare si ritrovino tutti ammassati sugli autobus che li porta diretti per un bagno e un po’ di sole in spiaggia, o che in molti centri commerciali ci si trovi a far la coda per un autografo, con bacio o abbraccio e “viceversa”, con Francesco Gabbani ed Elettra Lamborghini.

Il finale di questo horror è meno sorprendente di quelli che ci regala il buon caro Poe, ed è per questo che finito di scrivere ed inoltrato in redazione quest’articolo, mi immergo nella mia lettura, stavolta, dopo “Lo scarabeo d’oro” tocca a “La lettera rubata”, sono le 19, spero di finirlo in un paio d’ore, è lungo solo venti pagine, perché alle 21.40 non posso perdermi la puntata in prima serata del GfVip!

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