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Coronavirus: Saltano migliaia di spettacoli – Impatto devastante nel settore

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«Chiuse le scuole e i luoghi di aggregazione» questo il titolo in evidenza dell’Ordinanza della Regione Lombardia che da domenica comincia a circolare in tutte le testate giornalistiche a causa della diffusione del Coronavirus.

Un titolo che fa una certa impressione, chi scrive non è un medico quindi non ha gli strumenti per capire se tale provvedimento sia giusto o una protezione eccessiva. Confido, per stare tranquillo, nel buonsenso dei medici e dei virologi, peccato che litighino pure loro.

Non entro nel merito dei mille commenti che si leggono qua e là sui social. Gente che fino a poche ore prima, improvvisandosi critico musicale o, a tratti, critico televisivo, aveva speso il suo tempo per commentare il festival di Amadeus, si ritrova esperta, probabilmente anche perché Virus fa rima con Amadeus (non trovo un altro nesso!), in virus influenzali, a scrivere post e commentare articoli, o, più frequentemente commentare superficialmente i titoli degli articoli senza star lì a leggere quello che può esserci nei contenuti dell’articolo stesso.

La sospensione è prevista anche per i “servizi di apertura al pubblico”, come musei e luoghi della cultura in genere come teatri e cinema.

Dalla stessa domenica molti artisti sono costretti ad annullare eventi già fissati in calendario, concerti annullati, uscite di film posticipate.

Dalle pagine social di molti artisti si legge: «A seguito dell’ordinanza emanata dal Presidente della Regione (…) lo spettacolo è stato annullato», varie le conseguenze che si ripercuotono nel mondo dello spettacolo e per tutti i suoi lavoratori, queste le parole di Filippo Fonsatti, direttore del Teatro Stabile di Torino e presidente della Federvivo, associazione che, nello specifico, si occupa di spettacoli dal vivo:

«Abbiamo elaborato una stima basata sui dati Siae che indica una perdita in questa settimana di 10,1 milioni di euro al botteghino e la cancellazione di 7400 spettacoli».

Una situazione drammatica che si ripercuote su tutto il territorio nazionale, in molti teatri del nord sono stati cancellati spettacoli di produzioni e di compagnie che provengono da tutta Italia. Ad oggi non è chiaro se lo stop è da considerarsi fino all’8 marzo, fino al 15 o se andrà oltre.

Tornando alla visione d’insieme, sono state bloccate le uscite didattiche che in molti casi facevano tappa in molti luoghi della cultura e, a tal proposito, aggiunge Fonsatti: «tutte le scolaresche non potranno visitare i luoghi di spettacolo ben oltre le ordinanza che oggi vietano le attività teatrali fino a sabato o domenica prossimi», un danno economico incalcolabile se si pensa che le stesse scuole cominciano ad organizzare mesi prima le uscite cercando di renderle compatibili coi programmi che si svolgono in classe, visto che il nostro patrimonio architettonico e artistico fornisce opere d’arte significative di un arco temporale storico vastissimo.

Questa stima riguarda la sola settimana in corso, fino a domenica 1° marzo, quello che teme Fonsatti è l’inevitabile ricaduta in tutto il settore, auspicandoci non ci siano ulteriori proroghe dell’ordinanza o restrizioni e si augura, dal canto suo, un intervento pubblico che ammortizzi la grave situazione perché teme che “a pagare le spese della crisi potrebbero essere soprattutto gli artisti e i tecnici”.

Si pensi anche solo al fatto che molti spettacoli non potranno essere recuperati o prorogati perché i teatri hanno già in programma altri spettacoli da mettere in scena. Per questo motivo la Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo) e la Federvivo (reparto dell’Agis che si occupa degli eventi dal vivo)  hanno chiesto lo stato di crisi del settore con una lettera indirizzata al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini.

L’augurio è che tutti si mettano a lavoro, che i tecnici facciano i tecnici e che i politici si occupino delle problematiche del territorio e la smettano di andare ad intasare i salotti televisivi.

Mi piace riportare, come antidoto per quello che stiamo vivendo, la generosa iniziativa di James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, che ha dichiarato all’Adnkronos:

«il coronavirus può farci chiudere gli edifici, sprangare gli ingressi, ma non può bloccare lo spirito di Milano e non quello che la Pinacoteca rappresenta per la città».

Ed è per questo che i dipendenti di Brera stanno girando dei video, una passeggiata virtuale all’interno degli spazi della Pinacoteca, che saranno postati sulle pagine social del museo, da Twitter a Instagram e anche sul sito.

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