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Chiacchierata con la pianista Roberta Di Mario sul potere della musica – INTERVISTA

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Abbiamo sentito la pianista Roberta Di Mario per una chiacchierata sul potere della musica e per parlare del suo nuovo lavoro discografico.

Qualche settimana fa è stato presentato alla Mondadori di Milano l’ultimo romanzo di Stefania Bonomi dal titolo “Il pentagramma dell’anima” dedicato all’energia universale, alle emozioni e all’amore eterno per la musica.

L’evento è stato moderato dalla scrittrice Manuela Pompas, raccontato in prosa dall’attore Roberto Rasia Dal Polo, è intervenuta Roberta Bellesini, moglie di Giorgio Faletti, figura (quella di Faletti) a cui è ispirato il personaggio protagonista del libro della Bonomi. È intervenuta al pianoforte, con le sue composizioni, Roberta Di Mario, talentuosa compositrice e pianista, il cui ultimo album, intitolato “Disarm”, è uscito lo scorso 8 novembre su etichetta Warner Music Italy.

La Di Mario è intervenuta con le sue composizioni tra una discussione e l’altra, tra una lettura di Rasia Dal Polo e le considerazioni degli altri intervenuti. La musica, così come dichiarato nelle intenzioni del libro, è stata il filo conduttore di tutto il pomeriggio letterario. Noi di FareMusic eravamo presenti e per sottolineare l’apporto fondamentale che la musica, in tutte le sue forme e manifestazioni, regala alla nostra vita, abbiamo sentito la pianista Roberta Di Mario per una chiacchierata sul potere della musica e per parlare del suo nuovo lavoro discografico. Un grazie speciale a Clarissa D’Avena della Red & Blue.

di mario

INTERVISTA a Roberta Di Mario

Ciao Roberta, sono Antonino Muscaglione, intanto bentornata su faremusic, ci risentiamo a due anni dalla tua precedente pubblicazione, in quell’occasione sono venuto alla presentazione che hai fatto a Feltrinelli Milano. 

Ciao Antonino, ricordo quell’intervista per faremusic, conosco il magazine, ma non associo il tuo nome ad un volto. (del resto, penso, condizione non necessaria per procedere, o meglio, iniziare con l’intervista, nda).

Ho ascoltato con molto interesse questo tuo nuovo lavoro, ci sono sonorità che mi rimandano, sarà per via di alcuni arrangiamenti, non so, al mondo del cinema, in particolare alle atmosfere magiche create da Giuseppe Tornatore. 

Mi fa piacere che la musica faccia pensare a delle immagini, credo sia un legame fondamentale, mi piace l’idea di scrivere per creare delle immagini, del resto è quello che abbiamo fatto col precedente lavoro in cui molte composizioni sono state il filo conduttore per narrare una storia che è stata creata con dei video specifici.

Sai, le canzoni in genere suscitano mille emozioni, muovono delle corde dell’anima, forse quelle più fragili dell’ascoltatore, ad esempio una canzone d’amore a volte sembra, se ascolti per bene il testo, sia stata scritta per le emozioni che provi in quel momento. Con la composizione musicale è come se questa capacità di immedesimazione, vista l’assenza di un testo specifico, fosse ancora più ampia. Se dovessi immaginare un elenco di parole frequenti, quali sarebbero quelle più ripetute in queste tue nuove composizioni? 

Mi piace questa domanda, la prima parola che mi viene in mente è “abbandono”, inteso come piacere di concedersi, mi piace che dopo un concerto, o dopo l’ascolto in genere di un brano la gente abbia la voglia di abbandonarsi, di concedersi a pensieri profondi, vorrei che la musica avesse questa potenza… sì, “potenza” è un altro termine che immagino ricorra nella mia musica, un altro termine ancora che mi viene in mente è “intensità”.

Per fare un paragone, immagino che la musica (intesa come esclusiva composizione musicale) stia ad una canzone in cui è presente il testo, come un quadro astratto (con ampia interpretazione) sta ad un quadro figurativo in cui le immagini guidano l’osservatore veicolando un messaggio, per quanto filtrato dalla semantica, specifico. Se la tua musica fosse un quadro, a che tipo di pittura ti rifaresti? 

Ti dirò, guardo all’impressionismo musicale alla Claude Debussy, ha scritto brani, che per atmosfere, rimandano, per contemporaneità, alla pittura impressionista, lui ha usato la scala esotonale, grazie a questa strategia ha creato delle immagini offuscate, come fosse un quadro di Monet o di Degas. Come ti dicevo Debussy, che scriveva composizioni per bambini, ha fatto un largo uso della  scala esatonale, cioè a sei toni, in questo modo ha creato il suo carattere impressionista, ti consiglio di ascoltare ad esempio il “Prèlude à l’àprès-midi d’un faune”.

Grazie, ascolterò senz’altro, intanto ti ringrazio per questa chiacchierata, buon lavoro e buona musica, spero ci si veda presto per un concerto pianistico. 

Grazie a te, se ci sei ti invito a partecipare ad un concerto che si terrà a Milano al Blue Note, spero sia un buon proposito per iniziare l’anno. Ti ringrazio e un saluto ai lettori di Faremusic.

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