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Morto Manuel Frattini, re del musical: malore fatale, a soli 54 anni, prima di andare in scena 

Manuel Frattini, grande attore italiano del musical, è morto a Milano, in teatro, in seguito a un malore che gli ha provocato un arresto cardiaco

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Manuel Frattini, grande attore italiano del musical, è morto a Milano a 54 anni, in seguito a un malore che gli ha provocato un arresto cardiaco irreversibile. Era in teatro, nel luogo che lo aveva già celebrato immortale.

Dolore e incredulità per la sua scomparsa.

Lassù ti staranno già applaudendo, ne siamo certi”, è questo il commosso saluto a Manuel Frattini da parte della Compagnia della Rancia, la società di produzione con la quale l’eclettico artista ha lavorato per decenni. “Grazie di tutte le emozioni che ci hai regalato, vinceranno sul dolore che sentiamo in questo momento per la perdita di un Grande Artista e di un Vero Amico”,

Manuel Frattini non c’è più”, è il commosso post di Silvia Arosio, tra i più importanti uffici stampa e preparati giornalisti in ambito teatrale, che lancia un appello sulla sua pagina FB: “Il prossimo numero di Riflettori su, in uscita il 10 novembre, dedicherà la copertina e l’editoriale a Manuel Frattini. Se qualcuno, tra performer, registi, produttori, volesse scrivere qualcosa, mi contatti privatamente”.

Il nome di Manuel Frattini è sinonimico di musical.

Il nome di Manuel Frattini è metafora di talento, determinazione, studio, fatica, sudore, amore per il proprio lavoro. Passione, anima. È stato tra i pionieri del musical in Italia, ci credeva e ha avuto ragione.

Dallo studio della danza (dalla classica alla jazz, dalla moderna al tip tap) al Centro Teatro Attivo di Milano dove studia dizione e recitazione, dalla televisione (come primo ballerino e coreografo in diverse produzioni Rai e Mediaset tra cui Fantastico e Pronto è la Rai?) al palcoscenico, Manuel Frattini è stato il grande protagonista indiscusso del teatro musicale.

Nel 1991 lascia definitivamente la televisione ed entra ne La Compagnia della Rancia.

Da allora è stato: Mike Costa in A Chorus Line, Cosmo Brown in Cantando sotto la pioggia, Gedeone in Sette spose per sette fratelli con Raffaele Paganini e Tosca, Seymour ne La Piccola Bottega degli Orrori, con Rossana Casale e Carlo Reali.

Per più stagioni è Pinocchio, con la regia di Saverio Marconi e le musiche dei Pooh.

Per quattro stagioni è Peter Pan, con le musiche di Edoardo Bennato, per la regia di Maurizio Colombi.

Poi Robin Hood, e ancora Pinocchio nella tournée in Corea, e l’anno successivo a New York alla Danny Kaye Playhouse in occasione del Columbus Day;

È stato Aladin, protagonista dell’omonimo musical scritto da Stefano D’Orazio con le musiche dei Pooh.

Lena Biolcati scrive per lui Sindrome da musical, dove interpreta se stesso e ripercorre il suo percorso artistico attraverso i più famosi brani del musical italiano e internazionale.

È coprotagonista di Paolo Ruffini in Cercasi Cenerentola, prodotto con la regia di Saverio Marconi, il testo e le liriche sono di Stefano D’Orazio.

È Bobby Child, in Crazy for you, libretto di Ken Ludwig, musiche di George Gershwin, testi di Ira Gershwin.

Una delle sue qualità era di non prediligere una delle tre discipline non si sentiva completo senza l’una o l’altra.

 

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Luisella Pescatori
Nella vita uno deve prendere presto coscienza di sé e sapere cosa perseguire, oltre ogni ragionevole ostacolo. A sei anni mi sono innamorata di Massimo Ranieri e senza sosta il mio giradischi arancione inghiottiva "Erba di casa mia", l'unica erba peraltro che io abbia mai assunto, anche negli anni a venire, ma che mi ha creato, parimenti, dipendenza. Da qui il mio sogno: un palcoscenico, un pubblico gli applausi e una grande passione per le operette che seguivo in televisione. Per gli esami di seconda elementare, ho imparato a memoria circa trenta poesie, da declamare alla commissione esterna: ammessa a pieni voti al triennio successivo. ​ I numeri non sono mai appartenuti alle mie determinazioni, ai miei interessi: non ho mai avuto un buon rapporto con loro se non attraverso le mia dita, fedeli complici nei compitini e davanti alla lavagna. Una colossale tonta numerica. Quando al posto dei numeri c'erano le lettere le cose andavamo bene, ero vincente. Nei temi in classe avevo sempre voti alti, ricordo un dieci per aver usato "parole difficili". La professoressa di matematica delle superiori apostrofava me e qualche compagna così: "Signorina lei è una capra", mi trovavo in una dimensione spazio temporale che non mi apparteneva: dov'ero finita? Per uno scherzo del destino: a ragioneria; davvero risuonava estranea alle mie inclinazioni, la materia, ma così era stato deciso. Le ore di tecnica bancaria erano le mie preferite: le parole avevano suoni duri e meccanici, e io mi divertivo a farle risuonare morbide fantasticando su anagrammi improbabili o ripetendole nella mente secondo il verso contrario. Concentravo la vista sullo squarcio di natura che la finestra concedeva, vedevo le lettere animarsi e come soldatini seguire un nuovo ordine. Avevo bisogno di isolarmi da quella materia priva di umanità e di emozioni. Fatto un bilancio: mi interessava altro. Menomale che a salvare la media arrivavano, puntuali, le eccellenze dal professore di italiano che intonava il controcanto, alle colleghe, invocando la salvezza per la "Creatura del Bene". Gli sono riconoscente: ha sostenuto e compreso il mio amore per l'Arte scrittoria. Indirizzo universitario Scienze Letterarie. Ma ancora una volta il destino orienta le scelte. Per me si apre il mondo del lavoro: segretaria contabile. Basta, era chiaro: dovevo fare qualcosa per salvarmi dai numeri. Mi avvicinai all'Arte recitativa. E venne il Teatro. E poi la scrittura.

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