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Niccolò Fabi: “Io sono l’altro”, manifesto di una società che ha bisogno di più empatia

Niccolò Fabi è uscito qualche giorno fa con un nuovo singolo. Il testo della canzone, già dal titolo, è un vero inno all'empaia

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Niccolò Fabi è uscito qualche giorno fa con un nuovo singolo, primo estratto del nuovo album di inediti del cantautore romano dal titolo “Tradizione e Tradimento” (leggi nostro articolo), in uscita l’11 ottobre.
Il testo della canzone è un vero inno all’empatia, che già dal titolo, “Io sono l’altro”, ne mostra le premesse.

Esiste un’espressione “In Lak’ech” che nella cultura Maya non è solo un saluto ma una visione della vita. Può essere tradotta come “io sono un altro te” o “tu sei un altro me”.

Una parola a cui sono arrivata tre anni fa durante uno dei miei percorsi di crescita spirituale, passaggi obbligati che la clownterapia mi ha “imposto” per imparare a vivere secondo il principio che vede nel “pregiudizio”, un’arma di difesa, di resa, di questa società lesa dal comune pensare di chi non riesce ad andare “oltre”.

Io sono l’altro, come una linea che ricongiunge tutti i punti tessendo una rete in cui ci si può incastrare perfettamente senza avere paura, perché nell’altro, opposto, diverso, ritroviamo frammenti di noi stessi.

In primo piano, in bianco e nero, a labbra strette, a sguardo fermo, Niccolò Fabi ci mette la faccia e racconta uno straordinario spaccato di questa società che non ha bisogno di accompagnarsi a nessun cortometraggio poiché descrive perfettamente la gioia ed il malessere di ogni persona.

Io sono l’altro puoi trovarmi nello specchio, la tua immagine riflessa, il contrario di stesso”, una sottile provocazione che fa tutt’altro che riferimento ad una prospettiva: un invito a guardarsi dentro e ad affrontare tutte le contraddizioni che vivono con noi, ogni giorno.

Sono il marito della donna di cui ti sei innamorato, sono quello che hanno assunto quando ti hanno licenziato”, lo canta ad occhi stretti Nicolò, come ad interpretare un dolore intenso, profondo, che un po’ tocca il cuore e un po’ ferisce l’orgoglio, che immediatamente diventa forza se per un attimo, l’altro, diventa “il donatore che aspettavi per il tuo trapianto… sono il padre del bambino handicappato che sta in classe con tuo figlio”, in quella voce un po’ graffiata di chi lotta ogni giorno per spezzare il pregiudizio, un colpo di piccone ad abbattere le barriere architettoniche che molto spesso vivono nelle “strutture” mentali di chi non comprende il “diverso”, e se lo chiami tale, non stai pensando all’altro.

Un punto di vista differente oltre il confine che separa il cielo dal mare, dove qualcuno vede speranza, qualcun altro lo vive in piena indifferenza e così, la camera aumenta la sfocatura, come a non voler accettare l’imperfezione di questo mondo reale, dove l’immagine nitida racconta una realtà che è croce e delizia dei nostri tempi.

Nel suo arrangiamento sempre meno acustico e più digitale, Niccolò non perde la sua identità e continua ad essere uno tra i migliori cantautori degli ultimi 20 anni, sempre attento al mondo circostante, con una poesia in tasca e la sua Olivia in ogni canzone, in ogni frase che ci ricorda la purezza e il buono.

Con “Io sono l’altro”, ci dimostra come può essere saggio talvolta fermarsi ad osservare, “sentire” l’altro nel profondo, vivere con empatia perché ognuno ha la sua storia e prima di dire “la tua” ricorda che “Quelli che vedi sono solo i miei vestiti, adesso vacci a fare un giro e poi mi dici”.

niccolò fabi

Testo “Io Sono L’Altro” – Niccolò Fabi

Io sono l’altro
sono quello che spaventa
sono quello che ti dorme nella stanza accanto.
Io sono l’altro
puoi trovarmi nello specchio
la tua immagine riflessa, il contrario di te stesso.
Io sono l’altro
sono l’ombra del tuo corpo
sono l’ombra del tuo mondo
quello che fa il lavoro sporco
al tuo posto.Sono quello che ti anticipa al parcheggio
e ti ritarda la partenza,
il marito della donna di cui ti sei innamorato
sono quello che hanno assunto quando ti hanno licenziato.
Quello che dorme sui cartoni alla stazione
sono il nero sul barcone,
sono quello che ti sembra più sereno
perché è nato fortunato o solo perché ha vent’anni in meno.
Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
adesso facci un giro e poi mi dici.Io sono il velo
che copre il viso delle donne
ogni scelta o posizione che non si comprende.
Io sono l’altro
quello che il tuo stesso mare
lo vede dalla riva opposta
io sono tuo fratello, quello bello.Sono il chirurgo che ti opera domani
quello che guida mentre dormi
quello che urla come un pazzo e ti sta seduto accanto
il donatore che aspettavi per il tuo trapianto.
Sono il padre del bambino handicappato che sta in classe con tuo figlio
il direttore della banca dove hai domandato un fido
quello che è stato condannato
il presidente del consiglio.
Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
adesso vacci a fare un giro
e poi mi dici.

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Annamaria Tortora
Annamaria Tortora nasce a San Severo (FG) il 4 luglio 1988 da padre artigiano e madre casalinga. All’età di 13 anni, incoraggiata da papà Lello incomincia il suo percorso musicale scegliendo come suo strumento, la chitarra classica. Da qui in avanti la sua passione diventa un vero e proprio percorso di vita tanto che comincia a dedicarsi alla stesura di testi aspirando così al cantautorato. Nel 2005 partecipa alle selezioni per la 48esima edizione del Festival di Castrocaro Terme e nello stesso anno intraprende gli studi canori presso la “Labomusica” di Modena, scuola di canto fondata da Carlo Ansaloni in collaborazione con Silvia Mezzanotte dei Matia Bazar e Leone Magiera, maestro storico del grande tenore Luciano Pavarotti. Partecipa nel 2010 ad uno stage di scrittura creativa con il celeberrimo autore “Bungaro” e nel giugno del medesimo anno è finalista del Premio Musical-letterario “Lunezia” con la canzone “Il sognatore sulla luna”. Nel 2012 ha partecipato con lo stesso brano anche a Sanremo Social e pubblica con la casa editrice Anam Edizioni l’omonimo libro con il disco inedito in abbinamento editoriale. Ad oggi il suo percorso artistico è in continua evoluzione: organizza concerti, serate di musica dal vivo e continua a scrivere canzoni per sé e per gli altri. Sgomitando tra gli emergenti, sogna di diventare critico musicale o di lavorare nell’industria discografica e così parallelamente alla sua passione per la musica porta a termine i suoi studi universitari e nel dicembre 2015 consegue il titolo di dottore magistrale in Marketing, Comunicazione d’Impresa e Nuovi Media presso l’università LUMSA di Roma. Attualmente e consulente e ufficio stampa in Edelman Italia, ed è responsabile marketing e comunicazione dell’associazione di clownterapia “Teniamoci per Mano Onlus”.

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