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Madame, l’ultimo giovane gioiello in casa Sugar

Madame, l’ultimo gioiellino di casa Sugar, non è altri che Francesca, una ragazza di 17 anni fortunata perché può dire “fai il cazz* che ti pare lady”.

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Di Micaela Tempesta

Francesca, 17 anni, una ragazza fortunata perché può dire “fai il cazz* che ti pare lady”. Parafrasando lo spot anni ’80 di una nota marca di dentifricio vi presento Madame l’ultimo gioiellino di casa Sugar (anzi no, il penultimo perché in questi giorni ha firmato per la nota etichetta anche Speranza, il rapper italo-francese che nell’ultimo anno ha stravolto le logiche del rap liberandolo dall’autotune).

Ho cominciato a seguirla per caso qualche mese fa quando, in un gruppo di facebook dedicato alle donne che lavorano nella musica (shesaid.so italy), una ragazza ha postato “Anna”, credo il suo primo singolo.

Prima di cliccare play ero prevenuta, pensavo “vabbè sarà la solita canzone trap all’italiana che skippo dopo 15 secondi” e invece sono rimasta lì, incuriosita.

Non avevo idea di quanti anni avesse, ho capito che era giovanissima dal fatto che non aveva una pagina “artista” su  facebook  (mentre vi scrivo ne ha una con 800 like segno che è un social per “vecchi”, per intenderci ne ho più io) ma era seguitissima su instagram.

Sono andata a cercarmi qualche altro pezzo, ho trovato “Sciccherie” (ad oggi 2mln di visualizzazioni ma non per merito di Ronaldo ce le aveva già ed io c’ero come dicono i ragazzi oggi “qui prima dei duemilioni di visualizzazioni”).

Tenendo ben presente l’età di Francesca, mi sento di dire che siamo davanti ad un potenziale enorme. E’ energica, gioca con le parole, con gli stereotipi, sta attenta ai suoni, canta, suona, balla e gioca a calcio.

Guardando un’intervista su youtube mi sono resa conto che dentro questa ragazza di 17 anni c’è un sacco di roba che deve uscire fuori tipo un’eruzione. Nel pieno spirito del rap è immediata ma ha delle basi da “cantautore” e si sentono quando scrive (sempre tenendo presente che frequenta ancora la scuola eh?!).

Non è rap puro. Anche in Italia abbiamo adottato la dicitura “urban” quando non capiamo in quale cazz* di scaffale vendere un prodotto con un grandissimo potenziale. Ora diciamo “urban” ogni volta che non capiamo quale casella spuntare, ma “urban” non è altro che la dicitura per un artista/progetto che non vuole restare in una gabbia.

Sto seguendo la metamorfosi di Madame e un passo alla volta sta cominciando a venir fuori una ragazza sfrontata che odia le etichette, che se ne sbatte se non è nei canoni di bellezza femminile, che gioca con i suoi difetti fino a farli diventare pregi, che usa il cervello e l’istinto in egual misura ma soprattutto è libera da “pippe mentali”.

Piace alle ragazze (per il suo lato mascolino) e ai ragazzi (per la sfrontatezza e la schiettezza). Piace pure a me, che ho passato gli anta da un po’, forse perché ha uno spirito ribelle simile al mio (e quindi forse mi piace per malinconia).

Dopo aver ascoltato i primi due pezzi e un’intervista su youtube di circa mezz’ora dove parlava di Dante, De Andrè ma anche di cose più leggere, mi aspettavo un disco, un ep, qualcosa per avere un’opinione più completa. In rete non c’era nulla, mi è toccato seguirla su instagram come un’adolescente. Ho ascoltato il suo intervento a 64bars di redbull (un format molto bello dove i rapper si cimentano in un semi freestyle di 64 barre) e poi finalmente è arrivato il suo primo singolo serio “17” (nessuno si offenda, dico serio solo perché è uscito con un’etichetta più potente ed il prodotto è stato curato meglio, ovviamente il lato finanziario è importante, a 360 gradi).

17 potrebbe essere il manifesto delle adolescenti (ma anche di qualche ventenne) di oggi. Un invito ad uscire dai clichè, ad essere libere e fiere e nella seconda strofa ci sono delle barre che sono ceffoni sia per la metrica sia per quello che dicono (vi ricordo sempre che si parla di una 17enne quindi non mi tirate la pippa grazie).

Dietro Francesca però ci sono dei bravi produttori, che hanno saputo tirar fuori delle basi essenziali ed efficaci senza strafare (per me è un pro, “less is more” e non è nemmeno semplice da fare) e la regina del management nel mondo del rap Paola Zukar.

Con la Sugar si è formato un triangolo delle bermuda o forse un triangolo in stile illuminati (in tempi di complotti e terrapiattisti ci sta bene) che spero porti alla luce un bel prodotto. Adesso è presto per “giudicare” (è tra virgolette perché non è un verbo che mi piace nell’ambito musicale) o tirare le somme tanto Madame farà il cazz* che le pare e probabilmente mi piacerà.

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