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“Amaremare”, l’inno di Dolcenera per Greenpeace

Dolcenera ha pubblicato il suo nuovo brano estivo "Amaremare", nuovo inno di GreenPeace. L'artista è testimonial del "Plastic Radar" 2019 di GreenPeace

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Dolcenera ha appena pubblicato il suo nuovo brano estivo, che è anche il nuovo inno di GreenPeace. L’ONG ha anche fornito le immagini, registrate durante le sue attività, per il videoclip della canzone.

Manu – Dolcenera è infatti testimonial del progetto di GreenPeace “Plastic Radar” 2019, il cui obiettivo è ridurre la presenza di rifiuti in plastica in mare, attraverso le segnalazioni via whatsapp dei cittadini stessi, che vengono accompagnati a raccoglierli e differenziarli in modo corretto.

Il brano Amaremare non è un raggaeton – e qui già potete tirare un sospiro di sollievo.

Il ritornello non è da tanto da tormentone quanto da mantra da ripetersi; certo resta in testa, come anche i cori tribali di ispirazione africana, ma il mood non è la solita accozzaglia nonsense di nomi-cose-drink-città dalla quale riconosciamo ormai da lontano i tormentoni. Amareamare è una canzone, non un tormentone, incredibile ma vero.

Come ogni estate, Dolcenera ci fa ballare ma ci invita anche a guardare il mondo con occhi attenti e critici. Le immagini del bagno in mare, dei selfie, della spiaggia sono dentro la canzone per lasciar emergere un senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente, delle nuove generazioni. Se lo svago, l’evasione, l’apparenza fagocitano qualsiasi autocritica, possono lasciarci con un gran senso di vuoto alla fine di una giornata al mare o di una vacanza, mentre abbiamo chiuso gli occhi di fronte al degrado che imperversa ahinoi in molti luoghi di vacanza e non. Ricordiamo ad esempio che l’Italia è tra i paesi che consumano più bottiglie di plastica al mondo e che i rifiuti di plastica mettono centinaia di anni per degradarsi e lo fanno non senza danni per l’uomo e per l’ambiente : un inutile spreco dettato da abitudini culturali che dovranno cambiare, perché tutto ciò non è più sostenibile.

L’emergenza ambientale e climatica riguarda tutti indistintamente, di qualsiasi società o fazione politica, e attivarsi è solo una prova di amore e rispetto verso il prossimo. Se il turismo è la risorsa principale della nostra Italia e quello balneare lo è per la stagione estiva, sono spesso la società civile e le iniziative delle organizzazioni non governative a prendere l’iniziativa e fare qualcosa, di fronte a dei vuoti istituzionali (e il vuoto sarebbe già meglio dei provvedimenti contro l’ambiente).

Dolcenera, originaria di una delle più belle zone balneari d’Italia, il Salento, e sempre sensibile a tutto quello che è “futuro“, è la voce perfetta per portare questo messaggio e lo fa mettendo dl’uno di fronte all’altro l’amore per gli altri e l’amor proprio (la frase in portoghese “ama o mar se você se ama”, “ama il mare se ti vuoi bene”).

In giorni in cui non si fa altro che parlare di mare e umanità, risuona più forte il messaggio “amare il mare è amare te”.

dolcenera

Il testo “Amaremare” – Dolcenera

Sdraiata sul divano con un caldo africano
provo a immaginare come fare la foto più bella dell’estate
che batta il record dei mi piace
Mi serve un drone che dall’alto fa uno zoom m’inquadra fluttuare stesa pancia in sù
ma sto per affogare da sola in mezzo al mare
tra milioni e milioni di buste lattine, le siga e cannucce metà del pianeta di plastica
un bimbo gioca in spiaggia innocente mi dice che la fine è imminente
che è anche colpa mia è evidente

amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te ama o mar se você se ama
amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te ama o mar se você me ama

A chi non piace godere?
a chi non piace comprare?
serve spazio mentale per avere morale
un photoshop alla Madre Terra
record di like al Pianeta Terra
milioni e milioni di buste bottiglie, piattini e cosucce metà del pianeta di plastica
un bimbo gioca in spiaggia innocente mi dice che la fine è imminente
che è stata colpa mia è evidente

amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te
ama o mar se você se ama
amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te ama o mar se você me ama
amare il mare, amare il mare,
se você se ama, se você me ama non c’è età né società
non c’è età né società
amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te ama o mar se você se ama
amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te ama o mar se você me ama.

amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te

ama o mar se você se ama

amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te ama o mar se você me ama

amare il mare, amare il mare,

se você se ama, se você me ama non c’è età né società

non c’è età né società

amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te ama o mar se você se ama

amare il mare, amare il mare è amare te amare il mare, amare il mare è amare te ama o mar se você me ama.

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Elena Nesti
Classe ’88, la Nesti è nata in uno scontro tra civiltà, quella pisana e quella livornese. Scappata di casa in direzione della capitale, qui a vent’anni tondi tondi è riuscita a far produrre il suo primo spettacolo musicale, « Seta & Cera ». Una tesi sulla metanarrazione e il canto melismatico nell’opera-rock Rent l’ha portata alla laurea in DAMS - e siamo d’accordo che per il suo bene non dovremmo farne menzione in una biografia - ma ha rimediato andando in esilio preventivo a Parigi per sette anni. Dopo aver sovversivamente portato l’hip hop e tutta la crew alla laurea in etnomusicologia e antropologia della danza, l’Università Franco-Italiana sovvenziona il suo studio per il dottorato di ricerca in antropologia della musica sulla ricezione delle canzoni come forme essenziali dell’interprete e come catalizzatori di diversi strati di vissuto. La Nesti è dunque tornata in missione sul campo di battaglia italiano carica a pallettoni, ma il suo amore di antropologa della musica per il suo oggetto di ricerca, l’essere umano musicale, si è esaurito in due giri di stazioni fm. Scriviamone.

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