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mercoledì, Agosto 5, 2020

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MORGAN E I FONDAMENTALISTI NEI SOCIAL

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“Il computer è arte, la rete è regime”.
Così si esprime Morgan nei confronti della rete, più specificatamente riguardo ai social.

Non so se Morgan, vorace lettore di libri, abbia mai letto “La solitudine del cittadino globale” di Zygmunt Bauman, noto filosofo e sociologo polacco, ma certo il suo pensiero è molto simile. I social sono un mezzo di comunicazione importante, ma sono arrivati senza preavviso con la stessa velocità di uno tsunami. I social, in particolare facebok, sono divenuti un pallido e malevolo strumento di “onnipotenza”.

Un uso scorretto e diseducativo di facebook crea danni irreparabili alla cultura, all’informazione e alla comunicazione popolare. Lo sappiamo bene perché ogni giorno leggiamo cose che non vorremmo leggere e vediamo immagini che non vorremmo vedere, ma lo facciamo lo stesso perché FB è gratis e appare ovunque, soprattutto sugli smartphone che è lo strumento più utilizzato nel mondo. Inoltre è alla portata di tutti, sdogana l’ignoranza, il narcisismo, il falso, l’effimero.

Morgan è una sorta di anticristo del social, oppure se pensiamo che il social sia il demonio, Morgan è il cristo redentore. Perché parlo di lui? Perché sui social Morgan c’è sempre, ogni santissimo giorno e guarda caso è presente anche adesso mentre state leggendo questo articolo.

L’ultima querelle del popolino del web scaturisce a proposito del duetto di Diablo e Holly Johnson sul brano “Relax” eseguito nella finale di The voice (leggi nostro articolo). Strali di sepolcri imbiancati, osservanti fondamentalisti del “genere” musicale, hanno gridato allo scandalo perché Morgan ha scelto di inserire il linguaggio rap in un brano classico rock. Ora, io c’ero e posso testimoniare che l’autore e interprete Holly Johnson ha gradito moltissimo la “contaminazione”.

Del resto non è che fosse un’idea nuovissima. Basta ricordare RUN DMC e Areosmith in “Walk this way”, tanto per citare un esperimento di rap-rock del 1987, cioè ben 32 anni fa, non dell’altro ieri. Ma vaglielo a dire ai fondamentalisti del “genere” che si può fare.

Questa ideologia messianica per cui un brano debba per forza essere eseguito in modo classico, ossessivamente simile alla versione originale è un virus devastante che ammazza la creatività, la sperimentazione, persino il concetto stesso di interpretazione di un’opera, simboli considerati parte di un vero e proprio sacrilegio. Questi fondamentalisti da social assomigliano a quei sepolcri imbiancati, i cosiddetti critici teatrali che sparavano a zero su Carmelo Bene quando rappresentava la sua “Cena delle Beffe” l’opera di Umberto Giordano su libretto scritto da Sem Benelli.

Quanta polvere inquinante si sparge quando si pretende che un’opera rimanga sepolta nella storia, senza resuscitarla nella contemporaneità.

Ho letto commenti che sembravano scritti da talebani. Peccato fossero scritti da gente comune, magari persino appassionati di musica rock. Ora la versione di Relax messa in scena da Morgan potrebbe anche non piacere, ci sta, ma da lì a esercitare il diritto di “dalli all’untore” di manzoniana memoria ce ne passa. Il vecchiume della critica digitale popolare è davvero un brutto segno e ben fa Morgan a tenersi alla larga dai social.

Certo i social sono anche uno strumento promozionale, ma tutto sommato è così necessario affidarsi a questo mezzo così predatorio, quando uno è artista?

Così questa società post-fattuale mi fa venire in mente una storica frase di John F. Kennedy:

Il grande nemico della verità non è tanto la bugia deliberata, studiata a tavolino e disonesta, quanto il MITO, persistente, persuasivo e irrealistico”.

Il mito sacro del potere della tradizione, razionale e carismatico che si tramanda da una generazione all’altra, come avviene nelle famiglie reali.
Ma per fortuna Morgan pensa che il “Re è nudo”!

morgan

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