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L’Eurovision 2019 e le contestazioni pro Palestina – Vince Duncan Laurence, Mahmood arriva secondo

L'EUROVISION SONG CONTEST 2019 è stata una edizione particolare, che ha fatto discutere, che ha mosso coscienze, masse e contestazioni in tutto il mondo.

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L’EUROVISION SONG CONTEST 2019 è stata una edizione particolare, che ha fatto discutere, che ha mosso coscienze, masse e contestazioni in tutto il mondo.

L’Eurovision 2019 stato vinto dall’olandese Duncan Laurence con il brano “Arcade”. Il secondo posto è stato conquistato dal nostro Mahmood con “Soldi”, davvero a suo agio su quel palco, una presenza e una immagine di grande respiro internazionale, fresca e fiera, finalmente non stereotipata nel solito cliché della musica italiana cuore-sole-amore.

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I concorrenti sono stati introdotti da un video girato in varie zone di Israele. A Mahmood sono toccati i container e i mercantili del porto di Ashdod. La serata è stata aperta da Lucy Ayoub, che saluta anche in ebraico e arabo, dalla modella Bar Refaeli, insieme a Erez Tal e Assi Azar. A fare da madrina c’era Netta Barzilai che l’anno scorso ha vinto a Lisbona. Il premier Benjamin Netanyahu  «ragioni di sicurezza» non c’era, ma al suo posto era presente la moglie Sara.

L’edizione 2019 dell’Eurovision tenutasi in Israele, sul palco dell’Expo di Tel Aviv, è stata riuscita e godibile dal punto di vista artistico, scenografico e organizzativo, nonostante le tensioni in quella parte martoriata della Terra.

Prevedibilmente e giustamente in Palestina ci sono stati contest alternatvi (come Gazavision e Globalvisiona) che hanno avuto lo scopo di attirare i riflettori internazionali sull’occupazione israeliana dei territori palestinesia.

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Quella andato in onda in mondovisione è stata una bella vetrina apparente che ha tenuto fuori tutte le contraddizioni di una nazione e di un governo poco propenso a rispettare le idee, le posizioni e la “terra” d’ognuno. E questo nonostante tutti i drammatici trascorsi storici di un popolo, quello ebreo, che di drammatiche sofferenze ne ha vissute tante, da quelle evocate nel vecchio testamento a quelle nei campi di concentramento nazisti… ed è triste constatare che questo popolo, purtroppo, non ha imparato nulla dalle proprie lacrime e dolori, dato che continuano imperterriti i sopprusi contro il popolo palestinese e i suoi territori.

Gli organizzatori dell’Eurovision hanno fatto di tutto per tenere fuori la politica e le proteste dalla kermesse musicale, confinate alle campagne social, alle marce di protesta e ai cartelloni, tutto lontano dalle telecamere in collegamento in mondovisione, di fronte a milioni di spettatori.

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Tra le altre, nessun artista ha aderito al boicottaggio della manifestazione chiesto da molti in tutto il mondo, dagli attivisti di BDS (Boycott, Divestmentm, Sanctions) fino a grandi nomi della musica come Roger Waters.

Ma qualcosa sul palco dell’Eurovision comunque è successo. La band islandese degli Hatri, dagli abiti bondage-sadomaso, quando le telecamere li ha inquadrati durante il voto popolare, hanno tirato fuori all’improvviso le tanto temute sciarpe in sostegno della causa palestinese.

Ovviamente le telecamere hanno subito staccato l’inquadratura, senza però riuscire a nascondere il disagio da parte dei presentatori.

Degli Hatri si legge, sul sito di Eurovision, che sono “BDSM, tecno-distopico e anti-capitalista”, un progetto politico e multimediale teso a “svelare l’anomia della società neoliberale, l’inutilità di ogni minuto trascorso in una corsa inutile, e il basso prezzo per il quale l’uomo si vende sempre più palesemente. Possiamo gridare alla nostra impotenza, gridare al nostro sonnambulismo collettivo attraverso la routine, e implorare il nostro pubblico di unirsi, spalla a spalla, e ballare. Ballare, in pratica, o morire. Gli Hatari rappresentano una riflessione ponderata sulla speranza e la disperazione, sul potere e la repressione, sull’immagine, l’individualismo, il dispotismo, esponendo le contraddizioni che sorgono quando tutti sono integrati nello stesso sistema e lottano per combatterlo. Siamo Hatari. Siamo tutti Hatari“.

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Neanche la super ospite della serata Madonna ha aderito al boicottaggio. Ma la regina del pop coraggiosamente ha detto la sua, a modo suo.

La Ciccone si è esibita con uno spettacolo all’insegna della pace in medio Oriente. L’artista ha portato con sè sul palco due ballerini, uno con la bandiera israeliana e l’altra con quella palestinese cucita sulle spalle. I due alla fine si sono abbracciati.

Gli organizzatori non eranoal corrente di quanto era intenzionata a fare in diretta l’artista. Si è trattato di un fuoriprogramma. Subito l’Unione europea di radiodiffusione (Ebu), in un comunicato, ha precisato che quella parte dello show dell’Eurovision di Madonna non era comparsa nelle prove.

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