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Il suono perfetto non esiste

Il dibattito sulla qualità del suono è iniziato negli anni Novanta, con l’avvento della rivoluzione digitale. Molti artisti hanno contrastato l’MP3

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Il dibattito sulla qualità del suono è iniziato negli anni Novanta, con l’avvento della rivoluzione digitale. Molti artisti come Neil Young e Bob Dylan hanno contrastato pubblicamente l’MP3.

Il primo ha scritto il libro “To Feel The music” insieme a Phil Baker lanciando il progetto Pono che tratta formati in alta definizione per l’ascolto on line. Young ci aveva già provato con il servizio streaming Xstream progettato per ascoltare il suo intero repertorio con la “qualità audio più elevata mai ascoltata sul web”.

Dylan ha spesso dichiarato che il suono analogico è di gran lunga superiore a quello digitale.

Si può essere d’accordo se analizziamo la riproduzione digitale del suono analogico prodotto su musiche e canzoni di 30-40-50 anni fa. Ma se il dibattito gira attorno solo ai supporti tecnici della diffusione sonora, si pone un limite preciso, si demarca un confine, si impone uno schema mentale obbligato, si limita le nostre percezioni sulla complessità del suono.

Se stabiliamo che esiste un suono perfetto come uno imperfetto ci neghiamo una verità, cioè che esistono solo suoni diversi, non migliori o peggiori tra loro. In altre parole qualcuno nella stanza dei bottoni, sta cercando di convincerci del contrario.

Cioè stabilire cosa è meglio e cosa è peggio, quello che costa di più e quello che costa di meno, il prodotto perfetto e il prodotto difettoso, quello che dura di più e quello che è meglio cambiare in breve tempo.

Tutto ciò può essere valido su prodotti ben precisi come l’automobile o l’elettrodomestico.

Non vale però sulla musica e sui suoi supporti di produzione e di riproduzione, poiché il valore della musica che ascoltiamo lo stabiliamo noi attraverso i nostri parametri personali, i nostri gusti e canoni, ma soprattutto attraverso ciò che percepiamo, vale a dire le nostre emozioni: allegria, tristezza, disgusto, paura, esaltazione, malinconia. Percezioni che come i suoni, sono differenti.

Questo ci regala la musica: la magia e la possibilità di entrare in mondi diversi, praticamente infiniti come i numeri.

Ed ecco che il bello o il brutto lo stabiliscono le nostre percezioni emotive, non certo un deplian esposto in un megastore o un disco in vetrina o un supporto di recente o futura invenzione.

E così vale per il suono.

Il nostro atteggiamento verso la musica e il nostro approccio all’ascolto di essa, deve essere il più aperto possibile, più attento alla diversità, a ciò che non necessariamente deve corrispondere al nostro gusto personale o a nostri canoni culturali autoimposti o indotti.

Certo possiamo sicuramente cogliere le differenze nell’ ascoltare “Dark Side of The Moon” su vinile con un buon impianto Hi-Fi o ascoltarlo in cuffia dal pc su formato MP3.

Nel primo caso potremmo accorgerci che esiste un suono più ricco, più profondo, più intenso, ma non per questo perfetto. Nel secondo caso sentiremo che qualcosa manca rispetto all’ascolto del primo, meno frequenze basse ad esempio, ma avremo comunque una percezione diversa, ma non per questo imperfetta.

Così vale nella contrapposizione del suono naturale o suono elaborato industrialmente.

Siamo portati a credere che il suono naturale di un pianoforte a gran coda Stenway sia migliore di un suono digitale Yamaha o Roland. In realtà sono suoni differenti che ci regalano percezioni differenti.

Chi può stabilire che un suono naturale di una pelle di tamburo sia qualitativamente migliore di un pad di una batteria elettronica? Chi può classificare la qualità di un suono rispetto a un altro?

Se applichiamo alla musica la stessa logica mentale che utilizziamo per la politica (destra-sinistra) il danno che ci procuriamo è enorme.

Se stabiliamo che un suono è migliore di un altro, ecco che potremmo farlo a torto anche sui generi, ritmi, mondi e linguaggi musicali.

E qui casca l’asino. Qui commettiamo l’errore cosmico.

Ricordo il disgusto di certi critici e musicisti jazz nei confronti di Miles Davis quando si mise a suonare le canzoni pop di Cindy Lauper o di Zucchero o cercò di esplorare il mondo hip-hop già negli anni ottanta. Per loro era un’onta.

Miles Davis ha tradito il jazz, dicevano e purtroppo lo scrivevano. Essi pretendevano che Miles Davis stabilisse un confine tra l’alto e il basso, il colto e il faceto, l’avanguardia e il popolare, il jazz e tutto il resto. Costoro non stavano tradendo Miles Davis, stavano tradendo la musica.

Lo stesso errore lo fece anche Phil Spector, l’inventore del Wall of sound quando si oppose tenacemente alla stereofonia, sostenendo che il suono monofonico fosse migliore. In realtà aveva paura che il suono stereo impoverisse il suo linguaggio artistico che stava avendo un enorme successo mondiale attraverso il mono.

Un altro esempio più popolare ma significativo che non riguarda tanto il suono quanto le nostre percezioni emotive rispetto all’ascolto di una canzone, è quello che riguarda Toto Cutugno quando a Sanremo cantò la sua canzone “Gli amori”. Molti giornalisti in sala stampa, storsero il naso. Quando la interpretò Ray Charles, modificandone il ritmo, l’atmosfera in solo in piccola parte la melodia, la rese una perla. In sala stampa un paio di giornalisti dissero: “Adesso ci toccherà scrivere che Cutugno è un grande compositore”. Qualcuno lo scrisse, altri non ebbero non tanto il coraggio, quanto la correttezza di farlo.

Dovremmo pensiare che la musica sia come la cucina, così  potremmo scoprire cose di noi stessi che mai avremmo immaginato. Siamo portati a credere attraverso i nostri parametri che certi sapori o odori non ci piacciono.

Esistono persone che non mangiano pesce per tutta la vita, perché sono convinti che il pesce (badate bene, non un certo tipo di pesce, ma tutto il pesce in assoluto) non gli piace. Magari non hanno mai provato a mescolare una salsa a un branzino per rendere il gusto più piacevole, magari non lo hanno mai mangiato crudo o cotto o appena scottato, però sono convinti che il proprio palato sia contrario al pesce. Ci credono veramente al punto da pensare che il pesce sia nocivo al loro organismo.

Se le nostre convinzioni assolute ci negano un piacere che non conosciamo, se il nostro approccio alle cose e la nostra applicazione alla conoscenza vengono limitati dai nostri schemi culturali, saremo sempre contro a qualcosa o a qualcuno, oltre contro a noi stessi.

Se invece scopriremo l’essenza della differenza riconoscendo in essa il valore della conoscenza, potremmo essere in grado di apprezzare se non tutto, almeno di più, suoni e musiche comprese.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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