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LA MUSICA DEL FUTURO

Il passato non torna, ed è già difficile essere contemporanei, analizzare il presente, figuriamoci il futuro. Eppure il futuro è sicuramente più importante

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Scrivo da oltre trent’anni per la tv e la radio, per riviste e quotidiani on-line e per case editrici. Dopo una vita a perdere la vista sul pc, carta stampata e libri sono finalmente arrivato a una conclusione.

Scrivere sul passato, sulla nostra memoria storica, seppur rivisitata con il senno di poi, è interessante. Ma nell’epoca contemporanea non serve a nulla.

Il passato non torna, ed è già difficile essere contemporanei, analizzare il presente, figuriamoci il futuro. Eppure il futuro è sicuramente più importante di ciò che abbiamo già appreso, vissuto e digerito precedentemente. Ovviamente sto parlando di musica e di tecnologia, di quella che sarà nei prossimi 5-10 o più anni.

Ha ancora senso sfruttare la nostra memoria sui social postando brani di 20, 30, 40 anni fa? Ha ancora senso rispolverare il ricordo, il rimpianto, la nostalgia di un’epoca che non tornerà più? Le canzoni che raccontavano una società morta e sepolta?

Si, ha senso perché la cultura si basa sulla sua storia. Ma cosa trasmettiamo alle nuove generazioni? Il passato che non torna o come prepararsi a ciò che avverrà domani?

Il Dalai Lama dice spesso che riferirsi passato o al futuro non serve, sono astrazioni. L’importante è concentrarsi sul presente, all’azione che stai facendo, al tuo comportamento quotidiano.

Come non essere d’accordo con lui?

Ma forse sulle vette del Tibet, il Dalai Lama non ha considerato che l’oggi nel nostro tempo, è già futuro. Nel senso che i nostri ritmi mentali, logici, produttivi sono diventati velocissimi, esattamente come gli strumenti tecnologici che usiamo ogni giorno.

Apprendiamo e consumiamo al ritmo della luce, alla velocità del suono. Non c’è tempo per analizzare ciò che abbiamo appena appreso. Siamo diventati, nostro malgrado, dei trasmettitori istantanei di pensieri, concetti, desideri, prodotti.

I social hanno radicalmente destrutturato le nostre percezioni culturali. In questo contesto, tanto per essere più semplici, stare a ricordare i Queen o il cinquantesimo anniversario di Woodstock serve ancora? E a chi in un’epoca di clonazioni, di meccanismi produttivi che cambiano nell’arco di pochi mesi?

Mentre sto scrivendo, qualcuno da qualche parte del mondo sta progettando come trasformare il cibo, il denaro, le risorse naturali del Pianeta, figuriamoci la musica.

Mio figlio ha undici anni. A scuola gli insegnano ancora la musica con il flauto dolce o a cantare brani d’opera. Poi viene a casa, usa la playstation, gioca a Minecraft e contemporaneamente ascolta una musica che sembra la colonna sonora del film Blade Runner 2049.

A scuola apprende la Geografia su libri di testo simili a quelli degli anni sessanta, poi viene a casa e mi chiede di fargli vedere Google Earth sul pc.

Va a scuola di calcio, dove gli insegnano a tirare calci al pallone senza alzare la testa, poi viene a casa, gioca alla play station e nella simulazione istantanea apprende come una squadra sta in campo, la tecnica, la tattica e le regole.
Lui e i suoi compagni di classe sono più avanti dei loro insegnanti. Forse non lo sanno ma lo percepiscono istantaneamente.

Detto questo proverò a prendere esempio da questi fantastici ragazzini. Mi concentrerò sulla cultura del presente, quindi del domani. Proverò a stupirmi delle innovazioni e delle trasformazioni che la musica sta subendo e subirà nei prossimi mesi e anni. Vale a dire, i nuovi modi di comporre musica, produrla, diffonderla e venderla.

Le grandi star del passato sono ormai virtuali, diventano ologrammi, frammenti di memoria analogica riprodotti artificialmente.

Spero solo che le prossime star siano ancora umane, ma non mi spaventerò se in un prossimo futuro apprezzerò un vocaloid in grado di cantare con la polifonia di Demetrio Stratos o un robot in grado di suonare il violino meglio di Dave Garrett.

Volenti o nolenti, stiamo diventando macchine. Facciamocene una ragione perché il processo è inarrestabile.

La metamorfosi descritta da Kafka oggi è tecnologicamente imprevedibile. L’uomo non si trasforma in una mattina “in un enorme insetto immondo”, ma in una creatura dotata di microchip che si aziona automaticamente.

Seppelliamo Sanremo, i talent show, i concorsi canori, le classifiche, le tribute band e i sold out gonfiati.
Il futuro della musica è molto più interessante.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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