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Fedez: “Paranoia Airlines” non è un disco rap e non ha la presunzione di esserlo -RECENSIONE

"Paranoia Airlines", l'ultimo album di Fedez, NON è un disco rap né tanto meno ha la presunzione di esserlo. E' un album prettamente pop

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di Andrea Marchetti

Recensire un disco di Fedez, una cosa che pensavo che non mi sarebbe stata mai proposta nella vita… e invece eccoci qua.

Premetto che per recensire un lavoro del genere, e anche per fruire di qualsiasi articolo che riguardi Fedez, bisogna spogliarsi di un bel po’ di preconcetti, così da avere una visione più oggettiva del percorso e della totalità del disco. Ci sono voluti un paio di ascolti per arrivare ad una chiave di lettura (non che ci volesse una laurea in astro-fisica), e per quanto mi riguarda è un numero  sufficiente per essere obiettivi, perché Paranoia Airlines non è totalmente quello che può sembrare.

Ma partiamo dal principio

Paranoia Airlines NON è un disco rap né tanto meno ha la presunzione di esserlo.

E’ un disco, semmai, che vive di tante contaminazioni, e il compromesso a livello sonoro non è per niente male. Questo è un disco spiccatamente pop che racchiude dentro di se una miscela di elettronica e di punk rock, in alcuni tratti anche ballad, e in un paio di episodi in particolare strizza l’occhio ad un leggero electro funky fatto bene. Non per niente è prodotto da Michele Canova, che tutto è tranne un produttore di rap.

L’album riesce ad essere coerente sia nei passaggi più leggeri che in quelli più “impegnati” (anche se una vera anima di denuncia seria non è mai pervenuta in nessun testo fino in fondo).

A livello strutturale, in più passaggi, la produzione sembra a tratti troppo scolastica, troppo studiata, tanto da rendere ogni traccia un algoritmo che tende ad arrivare alla genesi della HIT, e questo alla lunga tende a far suonare il lavoro forzato. Ma, daltrocanto, dalla sua l’album ha la “durata”: per i tempi che corrono un disco di 16 tracce è da considerarsi “lungo”, e questa è una cosa, almeno personalmente, apprezzabile.

Ma veniamo adesso alle pecche.

Come ho detto prima, mi sono dovuto spogliare di tutti i miei preconcetti per poter recensire in modo neutro questo disco. Ma ciò non è bastato, mio malgrado, affinchè io non storcessi il naso su molti passaggi e aspetti del disco.

Per quanto riguarda la parte vocale, le collaborazioni sono tutte scelte alla perfezione, in special modo tutte le compagini femminili. Ma il rappato/cantato del protagonista non riesce ancora a soddisfarmi (sebbene abbia sentito molto peggio sia dallo stesso Fedez che in generale).

Inoltre, capisco che l’uso smodato di “retoriche simpatiche”, populismo dell’ultima ora e giochi di parole da post di facebook (ma anche da smemoranda) siano un suo trade-mark, ma mi chiedo se ogni tanto un prodotto cosi volutamente pop non senta anche il bisogno (e il dovere) di alzare un po’ l’asticella, vista la portata del pubblico a cui vorrebbe rivolgersi… Ma forse è un mio limite (?)

Ma non tutto è da criticare, ovviamente. Ad esempio, a primo ascolto ho molto apprezzato il pezzo con Emis Killa “Kim & Kanye”, oltre al brano che vede la partecipazione di Tedua e Tripple Redd, “Cazzo ridi”, arricchito dai campionamenti dei Blink 182 che hanno riportato alla mente piacevoli ricordi dell’adolescenza.

Stavo anche per “prendermi bene” con l’ultima traccia “TVTB”, che vede la partecipazione della DPG, quando qualcosa mi ha fermato. Ho dovuto riascoltare tutto da capo per accorgermi che la traccia di chiusura è una sorta di copia del pezzo “I love it” di Kanye West e Lil Pump. Per non parlare della traccia “Buongiornissimo”, che sembrerebbe praticamente uguale a “Where is my mind” dei Pixies.

Ma era veramente necessario tutto ciò?

Al netto del fatto che i pezzi scorrono abbastanza, ma mi chiedo se c’era veramente bisogno di “attingere” a man bassa, quasi come un copia e incolla spregiudicato, pur di perseguire una hit a tutti i costi. Personalmente ho trovato tutto ciò un po’ approssimativo, e quello che fino a quel momento mi era parso un lavoro molto onesto nella sua semplicità, è diventato all’improvviso un lavoro semplicistico. Si sa, la semplicità e la spontaneità pagano sempre, e vengono considerate doti molto genuine, soprattutto nell’arte. Cosa assai diversa è però l’essere semplicistici. E’ tutta un’altra storia.

Potrei perdermi in una lunga digressione sull’argomento, ma so che dilungarmi lascerebbe il tempo che trova.
Per cui vorrei chiudere riproponendo lo spunto di riflessione che ho fatto a meta pezzo.

Il grande pubblico si merita veramente questo? Si merita una serie di retoriche, un calcolo freddo che punta solo a generare il brano macina classifiche “perché si!”?

Tirando le somme direi che ho trovato l’album un lavoro freddo e asettico, che punta solo a ingraziarsi uno stuolo di dodicenni (o giù di lì), e pur prendendo atto di questo, c’è da chiedersi se questo disco è da considerarsi il “meglio” che si può offrire ad un mercato che punta a grandi numeri di vendite, e se gli stessi dodicenni fruitori del disco non possono aspirare a qualcosa di meglio che una “Paranoia musicale” come quella di Fedez.

fedez

Traclist “Paranoia Airlines” – FEDEZ

  1. Prima di ogni cosa – 3:06
  2. Holding Out for You (feat. Zara Larsson) – 3:01
  3. Amnesia – 2:43
  4. Che cazzo ridi (feat. Tedua & Trippie Redd) – 3:36
  5. Paranoia Airlines – 3:21
  6. FuckTheNoia (feat. Annalisa) – 2:42
  7. Record – 3:03
  8. Kim & Kanye (feat. Emis Killa) – 2:55
  9. Sfregi e difetti – 3:04
  10. L’una per l’alcol – 2:40
  11. Così – 3:24
  12. Un posto bellissimo – 3:04
  13. Cosa senza spine (feat. LP) – 2:26
  14. Segni – 2:16
  15. Buongiornissimo – 2:32
  16. TVTB (feat. Dark Polo Gang) – 3:18

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