Home Musica L’insostenibile leggerezza della musica di oggi. Facciamocene una ragione

L’insostenibile leggerezza della musica di oggi. Facciamocene una ragione

E’ ora di accettare che la musica è cambiata definitivamente. Non parlo solo di generi, stili, orientamenti, ma dell’intero comparto produttivo e culturale

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E’ ora di accettare che la musica è cambiata definitivamente. Non parlo solo di generi, stili, orientamenti, ma dell’intero comparto produttivo, culturale, persino emotivo che le nuove generazioni stanno vivendo e consumando.

Può piacere o meno ma lo tzunami è arrivato. Ha seppellito tutto quello che è stato composto, prodotto, distribuito nell’arco degli ultimi quarant’anni, se non di più. E’ cambiata persino la fruizione della musica stessa, il suo valore economico, vilipeso e disprezzato. Siamo ancora qui a perdere tempo con Sanremo, i televoti, le classifiche, facendo finta che tutto sia rimasto come prima, e non ci accorgiamo che di tutto questo alle nuove generazioni importa poco o nulla.

Vediamo artisti storici che ormai stanno invecchiando e sono a metà classifica. Sorpassati persino da esordienti che hanno pubblicato un album o poco più. Sanno benissimo che la festa è finita. Continuano a fare dischi perché è quello che hanno sempre fatto nella vita, ma ormai il passaggio del testimone è stato persino consumato.

Molti addetti ai lavori e appassionati della musica della mia generazione non hanno ancora capito che i bei tempi sono tramontati da un pezzo. E’ ora di farsene una ragione e seppur amaramente, accettarla. I ragazzi oggi vogliono e desiderano la musica gratuita o a poco prezzo. Non cercano valori e contenuti nei testi più di tanto.

Ascoltano le canzoni con la consapevolezza che la musica non è più un’arte ma un passatempo, un esercizio di svago o di intrattenimento. Una pratica da televotare in mezzo secondo e nulla più. Un sms a 50 centesimi, un like gratuito e i soldi di papà per assistere a un paio di concerti l’anno per tornare a casa con una scorta di selfie. Ascoltano la musica con le cuffiette dal cellulare, a volte persino da un solo auricolare. Del suono, della cultura dell’ascolto non gliene importa un fico secco.

Così ai vecchi, agli zii, papà o nonni non resta che autocelebrarsi a Sanremo. Così vediamo Ligabue che sale sul palco dell’Ariston con una chitarra enorme, di quelle tipo Fender o Gibson che stanno fallendo, come fosse la statua della Madonna Addolorata. Poi lo rivediamo apparire vestito alla Queen Mercury con tanto di corona. C’è ironia certo, ma anche tanta nostalgia.

Eros Ramazzotti canta il suo hit di oltre trent’anni fa, ma a sorridere o a prendersi un po’ in giro non solo non ci riesce, ma non ci prova nemmeno. La canta come se la canzone fosse uscita adesso.

Se Allevi criticando gli esponenti storici della musica classica, parlava di sepolcri imbiancati, qui nel mondo del pop o della canzone cosa potremmo dire se non che stiamo assistendo a due panorami completamente opposti? Mondi lontanissimi come cantava Franco Battiato. Da una parte c’è il Jurassic Park e a distanza siderale il megastore dei videogiochi sonori, reale o virtuale non importa.

Quindi signori miei, è inutile che ci sfoghiamo sui social criticando i neo trap o i cantautori melodici, i ragazzi fuoriusciti dai talent show. E’ il loro mondo, non il nostro. Facciamocene una ragione. Un nuovo De Andrè non ci sarà mai, così come un nuovo Jimi Hendrix. Ci saranno invece sempre meno musicisti e direttori di orchestra e sempre più deejay e supporti virtuali come ologrammi e audiotunes.

Signori miei non ci resta che la consolazione di essere appartenuti a una generazione straordinaria che ha vissuto il meglio di sempre, dai vinili ai grandi raduni musicali. Abbiamo ascoltato e conosciuto i più grandi musicisti del Novecento, creatori straordinari, figure iconiche che mettevano al centro della loro ricerca la sperimentazione, la creatività, e tanta follia applicata allo stile di vita.

Ma oggi, siamo una riserva indiana, siamo come quei pochi eredi di Geronimo o di Toro Seduto che passano le giornate trastullandosi con il cellulare. Quindi finiamola di criticare sti’ ragazzi. Saranno pure affari loro se la musica gli interessa o no.

Ultimo esempio, a proposito di lavoro nella musica.

Il mio amico e vicino di casa Antonio Galbiati, grande musicista e vocal coach e corista fisso a Sanremo, mi raccontava ieri che sta selezionando e cercando dei bravi giovani cantanti per un tour estivo. I curriculum che gli arrivano sono imbarazzanti. La maggioranza sono di ragazzi che vogliono fare gli artisti, o meglio le pop star. Meno di un decimo scrive: ho studiato canto, so leggere uno spartito, o più semplicemente voglio solo fare il cantante.

Questo è solo un piccolo esempio, ma significativo, perché al lavoro sicuro e pagato bene si preferisce il sogno del successo, quello presunto derivato dalla tv, dalle visualizzazioni, dai like. Gocce nell’Oceano inquinato con immense isole di plastica al largo. Facciamone una ragione.

Se oggi volete produrre musica, canzoni o dischi cercatevi un ventenne che si tatui fino alle piante dei piedi, che non sappia suonare alcun strumento e che posti una serie di facezie sulle sue pagine social, tipo il selfie in palestra con Obama. Se pensate di trovare il nuovo Lucio Battisti, lasciate perdere, anche se ci fosse da qualche parte, non se lo filerebbe nessuno.

E che dire della proposta persino irrisoria del leghista di turno che vuole imporre una legge in cui le radio siano obbligate a trasmettere una canzone italiana su tre? Chi fa musica italiana oggi? Un rapper? Un deejay di elettronica? Un rocker indie? Di quale musica italiana stanno cianciando?

E allora perché non proporre invece una legge dove un pezzo su tre sia di musica strumentale e non solo canzonette? Figuriamoci… la canzone preferita di Di Maio è “Finchè la barca va…”.

Quindi largo ai giovani, se poi vanno alla deriva al largo sono affari loro, se invece diventano pirati con il vento in poppa, facciamogli i complimenti e al bando le nostalgie.
Quelle servono solo a farci sentire ancora peggio.
Buon ascolto.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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