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Cosa si nasconde dietro i numeri degli ascolti in streaming? – Il caso Fedez/Spotify

Alcune settimane fa, entrando su Spotify, poteva capitare che partisse in automatico una canzone di Fedez estratta dall’ultimo album Paranoia Airlains

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Alcune settimane fa, entrando su Spotify, poteva capitare che partisse in automatico una canzone di Fedez estratta dall’ultimo album Paranoia Airlains, o che addirittura si interrompessero le canzoni presenti in playlist per far partire l’intero album.

Subito ci si è chiesto se fosse in atto una specie di sabotaggio o attacco da parte di qualche hacker. Cosa plausibile anche se poco verosimile. La verità potrebbe essere ben diversa e tutta questa vicenda potrebbe aver scoperchiato un vaso di pandora assurdo su tutto quanto di losco ci possa essere sui “numeri” nel web, quei numeri che vorrebbero “condizionare” il virtuale, musica liquida compresa.

Dietro la vicenda di Fedez potrebbe esserci una massiccia campagna promozionale nascosta che ha permesso al rapper di raggiungere la vetta delle classifiche streaming e degli ascolti proprio su Spotify. Non pensarlo sarebbe da ingenui.

La stessa moglie di Fedez, Chiara Ferragni basa tutta la sua attività di influencer proprio sui numeri derivanti dai milioni di “seguaci” che si ritrova su Instagram. Quindi i Ferragnez sanno meglio di chiunque altro che oggi come oggi il successo internettiano e, conseguentemente quello mediatico, sono il perno centrale della fortuna di molti artisti.

Intanto l’ufficio stampa della piattaforma Spotify, annusando le possibili polemiche, ha prontamente risposto affermando che:

Consideriamo molto seriamente le problematiche legate alla manipolazione artificiale del numero di streaming sulla nostra piattaforma. Abbiamo in essere diverse misure di controllo che monitorano il consumo di musica sul servizio, per individuare, esaminare e far fronte a tali attività. Continuiamo ad investire molto per perfezionare i nostri processi, migliorare i metodi di rilevamento e rimozione e ridurre l’impatto che eventuali attività illecite hanno sui legittimi creatori di contenuti, sui titolari dei diritti e sui nostri utenti”.

Anche Fedez, ovviamente, ha messo davanti le mani cercando di difendersi. E quale miglior difesa c’è se non quella dell’attacco?

Ovviamente oggi uscendo la classifica qualcuno ha addirittura insinuato che io mi sia comprato gli streaming su Spotify. E non mi stupirei se la cosa fosse partita da qualche discografico – manager della concorrenza (che tristezza)- , tutto questo perché probabilmente questo album sarà il mio miglior risultato di vendite nella prima settimana e anche senza i ca**o di streaming Spotify avrei venduto più di molti altri artisti (che non hanno tardato a farsi sentire)- Fedez ha inoltro aggiuntoQuindi per tutta la settimana hanno cercato di inventarsi qualcosa per rovinare questo momento

Ma a prescindere dalle varie “difese”, il problema nello specifico resta, perchè una cosa è la pubblicità di qualche secondo, altra cosa è interrompere un brano scelto dalla playlist personale per far partire una intera canzone (se non tutto l’album) di un artista che in playlist neanche figura.

C’è solo da capire chi è coinvolto in tutto questo, chi ne sia il responsabile, o meglio “i responsabili, e se il rapper c’entri veramente qualcosa… e se questo fosse vero sarebbe veramente grave.

A questo punto, comunque, una domanda sorge spontanea:
Ma è così facile falsificare i numeri su internet?
A quanto pare si!


I furbi non mancano mai. Basta pensare che spesso i LIKE su facebook (e non solo lì) possono essere comprati così come i followers. Tutto questo perché sul web è fondamentale avere numeri “importanti”, perchè questi portano i soldi degli sponsor. La quantità dei Mi Piace è ormai solo indicatore di popolarità, ma certo non più di qualità, o comunque non sempre.
Per questo motivo le cose, a livello di “indicatori”, stanno cambiando: ad esempio negli USA i “numeri” cominciano ad avere poco importanza rispetto invece agli “engagement”, che in italiano chiamasi “interazioni“. La scelta di questo parametro alternativo è dato dal fatto che le INTERAZIONI sono di difficile manipolazione da parte di algoritmi o “altro”, a differenza dei “numeri”.

Tornando alla vicenda Spotify, resta da capire come tutta la vicenda sia stata possibile, in che modo siano stati capaci tecnicamente di realizzare una cosa del genere e in che modo si possa evitare il ripetersi di questa situazione, perché altrimenti vorrebbe dire che le classifiche, i riconoscimenti, i dischi di platino, d’argento e d’oro non avrebbero più alcun senso, più di quanto non lo abbiano già da quando esiste la musica liquida.

Sarebbe bello se si tornasse a basare tutto sulle vendite dei vinili, soprattutto tenendo in considerazione quanto questi supporti stiano prepotentemente tornando a farsi di nuovo apprezzare anche dai più giovani. Almeno quelli non sono manipolabili se non dai DJ…  

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