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Il lungo pensiero su Sanremo di Giuseppe Anastasi: “Ho sentito tanta verità in questo Festival”

Ho sentito tanta verità in questo Festival di Sanremo e questo mi fa piacere. Del programma televisivo non ne parlo, ma delle canzoni si

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di Giuseppe Anastasi

Ho sentito tanta verità in questo Festival di Sanremo e questo mi fa piacere. Del programma televisivo non ne parlo perché non ne ho le competenze, ma delle canzoni si.

La canzone di Mahmood è vera, a me arriva così, lui è un Cristo di cantante. Sto ragazzo, come tanti della sua generazione, canta la sua verità e la verità di questi tempi spesso è tanto amara.

La produzione è eccellente. La melodia tribale, bellissima, viene esaltata da un arrangiamento minimal, con ritmiche sub sahariane e suoni nord Africani. Prevedo un ottimo Eurofestival.

In generale, in questo Sanremo, a parte le tradizionali canzoni d’amore, alcune fin troppo tradizionali, ho sentito tante verità.

Daniele Silvestri mi ha toccato più di tutti.
Sarà perché sono un papà. E’ vero che l’adolescenza è sempre stata un periodo difficile, di cambiamento, di scontro, ma in questa epoca se in un ragazzo si spegne l’argento vivo, viene rigurgitato dal web e questa non è cosa buona.

Mi ha convinto anche Simone Cristicchi.
Ho avuto la sensazione che Simone abbia iniziato un nuovo capitolo della propria vita. La sua canzone rappresenta un messaggio d’amore e di cura universale, e credo che in tutte quelle parole Simone ci creda profondamente, e questo mi arriva forte.

Bravi gli Zen Circus che parlano d’amore, di quello sociale, di chi affronta il mare per una vita migliore, di chi si vuole amare liberamente, con una scrittura anarchica che mi convince… “l’amore è una dittatura
Fatta di imperativi categorici
Ma nessuna esecuzione
Mentre invece l’anarchia la trovi dentro ogni emozione”.

Sono d’accordo.

Ultimo rappresenta la parte tenera di questa generazione, quella che fortunatamente s’innamora ancora, lui è tanto innamorato, forse troppo, ma va bene così. Certe volte scrive qualche frase più per l’effetto che per la sostanza, ma ripeto, va bene così, anche lui mi arriva sincero.

La quota rosa ha avuto nella Bertè e in Arisa due formidabili rappresentanti.

La prima corona una carriera indiscutibile con una performance sanremese strepitosa, la canzone non mi fa impazzire, ma lei si.

La seconda la conosco bene e potrei sembrare di parte, ma non dico una falsità affermando che Rosalba non ha due corde vocali, ma due fili di seta intrecciati con l’anima.
Anche stanca e con la febbre ha fatto il suo lavoro alla grande.

Vocalmente impeccabile la Tatangelo, la canzone meno.

Bravo anche Irama. Una cosa che dico spesso a lezione è che per scrivere le canzoni non basta la propria vita, ma serve anche la vita degli altri. Lui ha raccontato la storia di questa ragazza con un problema cardiaco. Bene, ho trovato sincero anche lui.

Non pervenuti Nek, Renga, Turci, Ex Otago e Il Volo, questi ultimi sicuramente tecnicamente impeccabili, ma troppo antichi per questo nuovo Sanremo 2.0, ed emotivamente innocui.

Freschi la Carta e Shade. La Pravo e Briga avevano un ritornello melodicamente molto bello secondo me, ma lei mi imbarazza.

Impresentabile Nino D’Angelo.

Occasione sprecata per i Negrita, sbarchi, schermi, ma poca ciccia. Il bucolico Nigiotti forse doveva nascere nel secondo dopoguerra, ma trovo sincero anche lui. Einar ha tolto il posto a qualcuno più meritevole.

Motta ha un fascino melodico che mi prende, ma nel testo non ho capito il gancio tra la strofa e il ritornello, di conseguenza non ho capito la canzone.
A Ghemon preferisco Margot. I Bomdabash, beati loro, vivono ai caraibi tutto l’anno.

Ad Achille Lauro, per quanto la canzone mi piaccia, gli auguro con tutto il cuore che non accada mai ciò che lui spera, cioè, morire a 27 imbottito di droghe.

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