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martedì, Giugno 2, 2020

Cosa prevede il decreto governativo per ripartire con i concerti dal 15 giugno

Nell'ultimo Decreto della Presidenza dei Ministri in cui, nell'allegato 9, vengono fissate le condizioni con le quali potranno riprendere i concerti

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UNA TARGA RIPORTA A CASA GIORGIO GABER

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Il 25 gennaio Giorgio Gaber avrebbe compiuto 80 anni. L’inventore del teatro canzone nacque infatti quel giorno (era un mercoledì) del 1939 a Milano in via Londonio al civico 28. Un segno del destino visto che questa via si trova tra Sarpi e corso Sempione, a poca distanza dalla sede della Rai che, 20 anni dopo, giovanissimo l’avrebbe reso popolare come interprete di rock’n roll insieme a Mina e Celentano nella trasmissione “Il Musichiere”.

Gaber in quella casa ci visse fino al 1963, con papà Guido, la mamma Carla e il fratello Marcello. In via Londonio imparò a suonare la chitarra, festeggiò il diploma da ragioniere e anche i primi esplosivi successi televisivi e discografici.

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In quella via e in quel condominio c’erano il suo mondo, la sua ispirazione, la sua milanesità. Lì c’era la sua dimensione più vera, quella che non lo soffocava né imprigionava.  Nello sguardo malinconico di Gaber c’era l’ansia di guardare dentro se stesso perchè questo – diceva lui – “serve a farmi capire gli altri, ma serve anche a me per resistere all’omologazione imperante”.

Nella carriera dell’artista l’atmosfera e la vitalità di quel civico 28 sono sempre stati presenti e quel condominio ha voluto stringersi una volta di più al suo coinquilino illustre, apponendo una targa sulla facciata della casa in ricordo del Signor G.

L’idea era stata subito accolta dalla Fondazione Gaber e così il 25 gennaio Giorgio è “tornato” a casa sua: alla presenza di Ombretta Colli, della figlia Dalia, dei nipoti Lorenzo e Luca quella targa ha reso ufficialmente onore “all’inventore del teatro-canzone, la cui opera accompagna vecchie e nuove generazioni sulla strada della libertà di pensiero e dell’onestà intellettuale”.

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Gaber e la sua gente, lui che è sempre stato e si è sentito uno di loro, lui che non ha mai sbarrato le porte del camerino e viveva la libertà come un dono da non etichettare. Uno che non ebbe paura a rivoluzionare l’esistenza quando si accorse che il successo, la popolarità e il denaro potevano condizionare la sua vita.

Non ebbe ripensamenti quando abbandonò la televisione per buttarsi nel teatro che gli permetteva “un’espressione diretta, senza la mediazione del disco o di una telecamera frapposta tra l’artista e il suo pubblico. Le entrate erano sicuramente minori, ma se si riesce a guadagnare una lira in più di quello che è necessario per vivere discretamente, si è già ricchi”.

A 16 anni dalla sua prematura scomparsa, il capoluogo lombardo fa bene a tenere viva la memoria di un’artista che non teme i passaggi generazionali: ad aprile, in collaborazione con il Piccolo Teatro, sarà al centro della rassegna “Milano per Gaber”, in attesa della futura titolazione del Teatro Lirico.

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