Home Società e Cultura Il silenzio dei pavidi – Tutto tace sul fronte degli artisti

Il silenzio dei pavidi – Tutto tace sul fronte degli artisti

Non c'è giorno che non venga calpestata l'esistenza stessa degli ultimi, e il silenzio degli artisti in questo momento è inquietante

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La nostra società, la nostra bella nazione, insieme alla maggior parete del resto del mondo d’altronde, sta attraversando un periodo davvero buio, stretto nella morsa di venti di una estrema destra ammantata di pseudo ideologie che fondono il loro essere su semine, purtroppo fruttuose, di paure (il più delle volte ingiustificate e inesistenti), odio, razzismi e false verità.

Drammatico e impudico ormai è lo sprezzo che viene palesato nei confronti della dignità umana, nei confronti di valori quali la solidarietà, l’empatia, la gentilezza, l’amore, la fratellanza, oggi ritenuti addirittura “mezzi illegali”.

Non c’è giorno che non venga calpestata l’esistenza stessa della vita umana, degli ultimi, dei poveri tra i poveri, indipendentemente che questi siano al di qua o al di là del Mediterraneo, mare che ormai rappresenta la tomba di un olocausto che grida vendetta contro le nostre coscienze, giorno dopo giorno.

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L’indifferenza verso gente che scappa da una vita di stenti, da guerre, carestie, persecuzioni, via da quel sud che noi tutti abbiamo contribuito a defraudare, è lo specchio stesso dell’aridità d’animo, senza eguali, che stiamo mettendo in bella vista in questo tragico periodo, noi popolo di tradizione Cristiana, che va in chiesa la domenica inginocchiandosi sugli scanni senza voler davvero perseguire la vera finalità del proprio “credo”, ossia che TUTTI siamo uguali, tutti creati ad immagine e somiglianza di Dio, compresi coloro che muoiono in mare, o che dormono al gelo, o che sono affamati e senza un tetto sulla testa, invisibili e ghettizzati, mentre noi mangiamo il panettone a Natale.

Chi scrive si interessa di musica, e proprio quest’ultima, con i suoi rappresentanti (gli artisti), ha da sempre forgiato la coscienza della gente: basti pensare a gente come John Lennon, Pink Floyd, Bob Dylan, Lou Reed, U2, Bruce Springsteen, Pearl Jam e tanti altri, o dei “nostrani” De Andrè, De Gregori, Guccini e tanti tanti altri.

Quanto ero ragazzina, la musica e gli artisti hanno contribuito ad istillare in me (e in tanti giovani come me) un forte senso di solidarietà, fungendo da “educatori civili ed etici”, facendomi scoprire nobili concetti universali e aggreganti, quali l’uguaglianza, la solidarietà, la tolleranza… tutti principi che dovrebbero essere le fondamenta del vivere civile.

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Ricordo il lontano 13 luglio 1985, il grandioso LIVE AID, un evento musicale/benefico storico, messo insieme da un “sognatore”, Bob Geldof, che aveva lo scopo di sensibilizzare la gente sul problema del terzo mondo, oltre che a ricavare fondi per combattere la carestia etiope del 1983-1985.

Televisivamente fu il più grande collegamento via satellite di tutti i tempi. Furono riprese in diretta le immagini in tutti i luoghi principali dell’evento, dal Wembley Stadium di Londra, al John F. Kennedy Stadium di Filadelfia, fino alle location a Sydney e Mosca. Quasi due miliardi di telespettatori, in 150 paesi, assistettero al LIVE AID, e io fui una di loro.
Eravamo tutti attaccati al televisore mentre su quei palchi salivano fior fiori di artisti che lanciavano messaggi di solidarietà, contro l’indifferenza umana, contro una politica cieca che lasciava morire milioni e milioni di persone.

Ma ricordo anche il Concerto tributo per i 70 anni di Nelson Mandela, un altro mega-concerto che ebbe luogo l’11 giugno 1988 al Wembley Stadium di Londra, live organizzato per chiedere la scarcerazione di Nelson Mandela rinchiuso da decenni nelle carceri del Sudafrica a causa dell’apartheid. Fu un evento di forte impatto politico e sociale che invitava tutti a lottare per i diritti civili dei segregati e contro ogni forma di razzismo. E anche lì, sul palco, salirono fior fiori di artisti illuminati, coraggiosi e volenterosi.

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Sono passati più di 30 anni da allora, anche se sembrano secoli…
Oggi come allora la fame e la povertà nel terzo mondo imperversano, le guerre sono sempre più devastanti, i razzismi non si sono placati, i diritti civili sono calpestati, lo sfruttamento delle risorse del sud del mondo non si è fermato.

La vera grande differenza tra le due epoche, almeno nel mondo musicale, sta nel fatto che se allora gli artisti si esponevano con coraggio, dicendo la loro, invitando chi li seguiva a riflettere su alcune situazioni sociali e politiche del nostro pianeta e dei nostri paesi, oggi invece gli stessi artisti (la maggior parte di loro), e la nuova generazione di essi, vive in un ovattato e poco dignitoso SILENZIO, l’imbarazzante e disgregante “silenzio dei pavidi”.

In questi giorni, ad esempio, di fronte all’emanazione della prima legge razziale (DL Sicurezza) dopo il dopoguerra, una vergogna per la nostra società che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) definirsi “civile”, TUTTO tace, tutti tacciono… tace la maggior parte del mondo musicale e artistico. A parte qualche voce fuori campo che può essere contata sul palmo di una sola mano, tutti gli altri sono affossati nella loro indecente assenza, un assordante vuoto che travolge tutti nella nostra aridità, come se gli ideali non avessero più una valenza.

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Ma io mi chiedo, allora, cosa siamo noi tutti senza ideali? Cosa ci resta se chiudiamo occhi, orecchie e bocca come le più vigliacche delle scimmiette che nulla vedono, nulla sentono e nulla proferiscono?

Non starò qui a scrivere nomi e cognomi di artisti che in questi frangenti stanno deludendo gente come me, ma soprattutto i giovani che stanno crescendo senza veri punti di riferimento ideologici, civili e progressisti, umanitari e solidali.

Dico solo a questa gente di sottoporsi ad un sincero esame di coscienza, perchè momenti come questi hanno bisogno di grandi uomini e grandi donne… e se questa grandezza non si ha la forza di trovarla dentro di se con il coraggio, allora non vale la pena nemmeno perder tempo ad imbracciare meramente un microfono e salire su di un palco a cantare le solite “canzonette” d’amore.

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