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A Bari un concerto di Capodanno STONATO – Intervista al fonico Massimo Stano

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concerto di capodanno

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di Katia Losito

Quelli che esportavano l’aria Italiana a 5 dollari la bottiglia non erano presenti al concerto di capodanno!

Il tradizionale concerto di capodanno, quest’anno andato in onda su canale 5, aveva come location la città di Bari. Una vera e propria maratona che ha visto il  susseguirsi di ben 15 artisti: Annalisa, Luca Carboni, Irama, Junior Calli, Ermal Meta, Fabrizio Moro, Due Pequegno, Ron, Elodie, Riccardo Fogli e Roby Facchinetti, Fabio Rovazzi, Tiro Mancino, Benji & Fede, Elettra Lamborghini.

Soddisfatto anche il sindaco De Caro per la riuscita dell’evento.

Le aspettative per il concetto erano davvero alte visti i nomi degli artisti e sicuramente non si può dire che l’evento non sia ben riuscito. La piazza era gremita di persone che hanno atteso il nuovo anno cantando a squarciagola insieme ai loro cantanti . Il tutto in perfetto ordine e senza spiacevoli sorprese.

Ma ordine pubblico a parte, che dire del concerto?

Non ci voleva un orecchio esperto per sentire che i cantanti sono stati, come dire, un po’ imprecisi nell’intonazione. Anche la gestione delle dinamiche era approssimativa. Molti hanno spinto sulla voce, forse alla ricerca del volume, forse alla ricerca dell’acuto.

Nell’insieme il risultato finale poteva sicuramente essere migliore.

Personalmente non mi piace stabilire degli assoluti o attribuire alle situazioni una “colpa” esclusiva per qualcosa che poteva essere forse gestita in un’altra maniera. Ma sicuramente i cantanti avrebbero potuto far meglio dal punto di vista tecnico vocale e forse la serata ha avuto qualche problemino anche sotto l’aspetto  del “settaggio” fonico. 

Partiamo dal presupposto che bisogna avere rispetto per questi professionisti. Mica facile sostenere tante serate di seguito, cantare al freddo e di notte. E se un cantante non è proprio in forma durante una serata, c’è da tenere in considerazione che la voce è uno strumento delicato che subisce i nostri stati fisici ed emotivi.

Ma, se a non essere in forma sono quasi tutti i cantanti durante un concerto,  allora le perplessità nascono spontanee. 

Se sei un professionista che ha il privilegio di esibirsi su certi palcoscenici, la preparazione tecnica della voce deve essere il “must have”. Eppure alcuni di questi vanno ancora dicendo che bisogna cantare in maniera istintiva e “naturale” e che studiare tecnica vocale non è fondamentale. Beh!!! Ripristinare il naturale uso della voce non è cosa semplice, e quasi mai ciò che è istintivo è corretto.

La cosa che penso sempre in questi casi è che siamo la culla del bel canto. Tutto il mondo ha provato ad imitare la nostra tecnica ed ancora oggi è grande fonte di ispirazione per molti metodi di canto in tutto il mondo.

Alcuni decenni fa, qualcuno arrivò a vendere l’aria dell’ Italia in bottiglia a 5 dollari l’una, cosi che gli aspiranti cantanti all’estero potessero sniffarla e diventare dei portenti canor(cit. The Free Voice pag. 3-4 di Cornelius L. Reid- OXFORD UNIVERSITY PRESS).

Siamo i più grandi esportatori del mondo di arte e sicuramente gli unici che abbiano mai esportato l’aria, ma non riusciamo a guardare e a dare valore alla nostra storia traendone un insegnamento pratico nelle arti di oggi e non solo. 

Un tempo, i cantanti facevano i soldi vendendo dischi e cantavano spesso in playback durante le trasmissioni proprio perché dovevano risultare fedeli a ciò che il pubblico poi sentiva con il vinile. Oggi i cantanti sono chiamati ad uno sforzo immane, tra serate, comparse televisive e concerti, mettendo a dura prova lo strumento vocale. E per sopportare e supportare tutto ciò, non ci si può affidare all’istinto. Ti devi allenare. Devi allenare la voce a fare cose corrette in modo da non rovinarla, e devi farlo affinché diventi tonica muscolarmente in modo da assorbire l’impatto di una super richiesta performatica.

Ho sentito poco allenamento su quel palco. Alcuni erano preparati tecnicamente ed anche se l’audio non li ha aiutati a far “arrivare” il pezzo, hanno sicuramente fatto bella figura. Per gli altri, i fonici avrebbero potuto dare una mano con una impostazione migliore del suono, così da attenuare, secondo me, certi difetti che sono arrivati al pubblico più gravi di quello che forse erano in realtà. 

Anche se non sono un tecnico, ho percepito il suono come “non armonioso”. Mancava di un minimo di effetto. Era troppo secco e le voci troppo in avanti. Se quello che dico abbia un riscontro nel linguaggio fonico non lo so, ma  ritengo che l’ottimizzazione del sound in un concerto sia fondamentale, sopratutto se riguarda un cantante che ha qualcosa da migliorare.

Per togliermi ogni dubbio, ho deciso di interpellare Massimo Stano, Sound Engineer dello studio di registrazione Mast a Bari.

Gli ho rivolto alcune domande alle quali a risposto di seguito

concerto di capodanno

Il concerto di capodanno era una maratona di più artisti. Quali sono le difficoltà di settaggio di un fonico quando a cantare ad un concerto non e’ una sola voce, ma tante. 

Ormai i settaggi dei mixer sono tutti automatizzati per cui il numero di artisti che si alternano in uno spettacolo e la varietà di cambi di “scena” non sono più un problema perché durante il sound check le registrazioni di ciascuna esibizione vengono salvate in una memoria e richiamate istantaneamente, compresa l’effettistica. 

Sarebbe auspicabile e possibile il settaggio dell audio voce/base per ogni artista in base al tipo di voce e al tipo di canzone? 

Se i tempi lo consentono ed è previsto dall’organizzazione, alcuni artisti se non tutti, sono accompagnati dal proprio fonico e/o produttore artistico che conosce già l’esigenza sonora del brano e il “trattamento” della voce, purtroppo però non è sempre possibile per questioni pratiche e rispetto dei tempi della diretta avere questo avvicendamento dei fonici al mixer. 

La sensazione audio del concerto, era che le basi delle canzoni e le voci fossero completamente separate. Se hai visto il concerto, diresti se le voci erano troppo in avanti rispetto alla base? Quali possono essere state le difficoltà dei fonici su questo fronte? O potrebbe  trattarsi di una scelta volontaria? 

Non ho visto il concerto ma immagino che la tendenza in uno spettacolo di questo tipo (popolare) sia di non ostacolare l’intellegibilità delle voci, per gli spettatori a casa, a volte anche con risultati “maldestri” e poco musicali ma sono scelte che possono venire “dall’alto” e alle quali il fonico deve sottomettersi. In oltre va considerato su quali supporti, e parlo di speakers, si fa il mix, se quello che va in onda in tv è il mix che il fonico sta facendo in sala ovvero nella piazza con il grosso impianto che ha anche una buona dose di basse e sub armoniche, la tendenza sarà di sentire a casa dagli speaker del televisore, una certa prevalenza delle voci perché occupano nello spettro sonoro più frequenza medie che negli ascolti domestici sono prevalenti, invece negli ascolti full range del concerto vengono bilanciate dalle basse e quindi le voci sono più “inglobate”. 

Durante il concerto si avvertiva la mancanza di effetto sulle voci (tipo eco), che da’ un po di armonia al tutto e che forse avrebbe “aiutato” qualche cantante a risultare meno “impreciso”. In America utilizzano ampiamente e senza avidità questo tipo di “abbellimento” sulle voci, sia in studio che nei concerti. Anche in base alla tua esperienza in studio di registrazione, diresti se attualmente c’è in effetti una sorta di ricerca o preferenza verso un suono più secco invece che per un suono “abbellito” da effetti? La domanda si riferisce alle preferenze italiane. 

Durante un concerto di questo tipo proprio per il numero di artisti presenti potrebbe capitare di non riuscire a fare un check curando anche l’aspetto dell’estetica riferito al tipo e quantità di effetto sulle voci. In studio dipende molto dal genere e anche qui da come si vuole colorare la voce, chiaramente in modo coerente con l’arrangiamento musicale ma c’è comunque una buona considerazione del “look” anglosassone e sopratutto nelle nuove generazioni di artisti italiani non si disdegna l’uso anche massivo dell’ effettistica sulle voci.
 

Sicuramente abbiamo tempo per fare tanta bella musica qui in Italia. Forse non esporteremo mai più l’aria, ma l’auspicio è quello di tornare a diventare un modello da imitare a livello mondiale.  Quindi studiamo di più e che i fonici ci assistano!!!

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