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venerdì, Ottobre 22, 2021

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Basso livello della trap non perchè parla di sesso e droga ma perché ne parla senza spessore

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Vorrei prendermi un minuto per chiarire uno o due punti riguardo alla trap, al suo successo e alla mia ripugnanza.

Non si offenda chi ritiene che il genere ecceda in esaltazione delle droghe, perché non è quello il punto: io sono cresciuto con artisti che sulla droga e le sue conseguenze, ci hanno costruito la carriera e malgrado questo, non ho mai fumato nemmeno una sigaretta. Ebbene sì, la promozione e il consumo non è detto che siano consequenziali.

No, il problema non sta nei contenuti, ma nel contenitore. È il modo sciatto, lo stile piatto, insipido che deve sconcertare. Il livello è basso non tanto perché si parla di sesso e droga senza pudore, ma perché se ne parla senza spessore. Manco le rime riescono a costruire. Come? Non ne hanno bisogno? Ok, ammettiamo che sia così, ma il linguaggio è fermo a un età prescolare e lo è sia per quanto riguarda l’aspetto testuale che per quello prettamente musicale.

La speranza, giusto per non passare per bacchettoni, è che questo fenomeno sia solo l’inizio di una nuova onda, ben più strutturata e conscia delle proprie capacità.
Per ora, così non è e non mi vergogno a dirlo.

Non sono un critico e quindi non rischio di fare la fine di quel tale che scrive sul giornale, giusto per citare uno che sulla rottura delle forme e sulla provocazione ha scritto la sua storia artistica, per cui non ho remore a denunciare che questa forma d’arte non è arte, ma puro marketing, al quale si spera, si sostituisca presto qualcosa che dia perlomeno l’apparenza di avere un senso che sia un po’ più profondo di un gorgoglio della fame.
Che se così non fosse, giusto per fare una metafora con il cinema, sarebbe come dire che ci aspetterebbero soltanto film con le scorregge di Boldi e nessun Martone o Sorrentino.

Insomma, senza pretesa di avere ragione (perché il rischio è di finire per apparire come un vecchio brontolone e scusatemi, ma vecchio ancora non sono), la trap italiana è una schifezza che ha nella produzione il suo unico punto di forza.

Racconta qualcosa?

Sì, questi anni asfittici e nichilisti, figli di decenni autoreferenziali come gli ottanta, o nebulosi e disorientati, come i novanta. Il problema è che lo raccontano male, ma nessuno, o quasi, sembra interessato a rendersene conto.
Punto!

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