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A Private War: il coraggio di raccontare la verità – Biopic sulla reporter di guerra Marie Colvin

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Marie Colvin
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Il film “A Private War” di Matthew Heineman, racconta l’ultimo decennio di vita di Marie Colvin, reporter di guerra attiva dal 1985 fino al 2012 (anno della sua morte a 56 anni) presso il settimanale britannico Sunday Times.

L’interpretazione magistrale della candidata al premio Oscar Rosamund Pike nei panni della giornalista, fa rivivere la forza e determinazione di una donna che aveva il dono di costringere le persone a riflettere.

In un mondo gravido di menzogne, chiunque si azzardi a dire la verità diventa una minaccia, un nemico, un giornalista sotto scorta o ucciso.

Chi vuole fare questo lavoro non può cedere alla paura. La paura arriva quando tutto è finito” dichiara la giornalista all’inizio del film. E ancora: “Questa è solo una bozza della storia; devi trovarci dentro la verità”.

Marie Colvin non era interessata alla strategia della guerra, ma piuttosto a descrivere i veri drammi umani di coloro che ne subiscono le conseguenze.

Ha trasformato il suo modo di fare giornalismo in una vera e propria vocazione.

Si è recata nei luoghi più violenti della terra per testimoniare ciò che l’uomo fa all’uomo, esprimendo attraverso la scrittura tutto il dolore, il sangue e le lacrime di cui è composta una guerra.

Marie Colvin

Paul Conroy, fotoreporter britannico che era con la collega ad Homs, in Siria, quando è stata uccisa nel 2012 in un raid di Assad, la ricorda nel libro Confesso che sono stata uccisa (ed. Newton Compton): “Era soprattutto spinta da una profonda indignazione morale di fronte alle sofferenze dei civili che vengono inevitabilmente coinvolti in tutti i sanguinosi conflitti del pianeta” scrive Conroy, “Era convinta che il giornalismo di guerra fosse un modo di raccontare verità scomode, di costringere i governi a giustificare la loro condotta informando l’opinione pubblica di cosa facevano in loro nome”.

Marie Colvin odiava trovarsi nelle zone di guerra, ma si sentiva costretta ad esserci, a vederla, per poter raccontare le difficili condizioni sanitarie della popolazione, la morte dilagante negli ospedali improvvisati, la fame e i proiettili vaganti che colpiscono i civili… spesso bambini.

La guerra non è così terribile per chi governa. Non viene ferito o ucciso come la gente comune”.

Marie Colvin
La giornalista Marie Colvin

Attraverso il film, le parole, la vita e il coraggio di Marie Colvin tornano a far riflettere, perché la guerra è sempre un omicidio perpetrato ai danni dell’umanità e neanche il nostro periodo storico ne è immune. Abbiamo raggiunto progressi un tempo impensabili, eppure, in aree geografiche appartenenti al nostro stesso pianeta, la guerra resta ancora una tragica realtà.

Nel suo generatore continuo di omicidi calcolati, vittime innocenti e “perché” senza risposta, ogni guerra rappresenta una sconfitta, un giro di vite in cui tutti perdiamo qualcosa. Una ferita nel cuore dell’umanità martoriata da lame, proiettili e bombe incandescenti d’ignoranza e opportunismo.

La guerra può avere diverse origini, colori, religioni. Si fonda su insulsi pretesti formulati dai potenti, ma finisce sempre con la morte. Una morte che accomuna tutti.

Marie Colvin

Nasciamo per vivere, non per uccidere o per essere uccisi. Nasciamo per vivere una sola volta, una sola vita. Eppure le guerre continuano… come se la vita fosse un dettaglio del tutto marginale rispetto ad un ambito “potere” che, in ogni caso, nessuno potrà portarsi nell’aldilà.

Grazie al coraggio e alla perseveranza di numerosi giornalisti, è stato possibile conoscere gli orrori della guerra senza viverla in prima persona. Ma quegli orrori, hanno fatto riflettere proprio tutti?

Tra il razzismo dilagante, l’indifferenza più feroce ed un’ignoranza assassina… temo che la storia possa ripetersi, come ha già fatto e continua a fare altrove.

Qualcuno spera che su Marte possa esserci vita intelligente… speriamo che loro apprezzino la verità e la vita più di quanto non facciamo noi.

 

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