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Inquietante studio: l’82% degli italiani non sa riconosce le fake news

Fake news: un inquietante studio universitario ha rilevato che gli italiani sono facilmente manipolabili perchè l'82% dei fruitori della rete non sanno riconosce una notizia falsa da una notizia affidabile

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Fake News
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Le informazioni disponibili per gli utenti dei social sono sempre di più, ma sono sempre più confuse; gli italiani non si fidano più dei social e non sono in grado di distinguere una fake news, meglio definita come bufala, da una notizia affidabile.

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È quanto si apprende dal recente rapporto Infosfera sull’universo mediatico italiano, presentato nei giorni scorsi alla presenza del Commissario AGCOM, Mario Morcellini e dell’assessore regionale alla Formazione, Chiara Marciani.

La ricerca, che raccoglie i dati relativi alla percezione del sistema mediatico, soffermandosi soprattutto sul livello di credibilità e influenza delle fonti di informazione, è frutto di un lavoro di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell’Università Suor Orsola Benincasa guidata da Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato, insieme a Eugenio Iorio, docente di Social media marketing.

Stando al rapporto, pubblicato integralmente sul sito web dell’Ateneo napoletano e disponibile in formato pdf, la dipendenza degli italiani dal web è pressoché assoluta. Ben il 95% del campione utilizza quotidianamente internet, il 70% circa lo fa per più di tre ore al giorno e il 32% ancora di più: un utente su tre è collegato a Internet più di 5 ore al giorno e metà del suo tempo è rubato da facebook.

Aumentano quindi i cosiddetti “malanni da overdose di web”: stati d’ansia (8,68%), insonnia (16,84%), confusione e frustrazione (6,38%), mal di stomaco e mal di testa (8,36%), vuoti di memoria (9,93%).

I social media vanno infatti ad incidere sulle facoltà mentali dell’individuo, dai livelli di attenzione e al funzionamento della memoria.

Infosfera rileva anche molte contraddizioni. Per l’87,24% degli italiani i social network non permettono di apprendere notizie credibili, eppure per il 96,61% il sistema di informazione non dimostra la “salute” della democrazia italiana e per il 98,75% non ne dimostra la “debolezza”.

In sintesi – ed è questo uno dei dati più allarmanti, secondo gli studiosi – gli italiani non riescono a mettere in relazione lo stato del sistema di informazione con la qualità della democrazia né con il concetto di libertà, che anzi viene percepita come garantita dalla rete. A comprovarlo è il fatto che per il 77,30% le fake news non indeboliscono affatto la democrazia. E se per l’87,76% l’informazione che circola in rete è professionale, quindi attendibile, per il 37,11% degli interpellati sono gli apparati dell’informazione tradizionale a manipolare le notizie.

È innegabile che si tratti di dati inquietanti”, ha commentato Eugenio Iorio, coordinatore scientifico della ricerca, “perché in un’Infosfera così configurata i cittadini/utenti, sprovvisti dei più elementari strumenti di analisi e di critica della realtà e privi di qualsiasi strumento di difesa, tendono ad avere una visione distorta della realtà, una visione sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive“.

Imprescindibile appare quindi la formazione delle nuove generazioni, come ha evidenziato il Commissario AGCOM Mario Morcellini:

Il quadro negativo emerso dal rapporto Infosferalancia un forte allarme al quale possono e debbono rispondere le scuole e le Università impegnandosi nella formazione di una coscienza critica nei giovani che sia più preparata al bombardamento mediatico a cui oggi si viene sottoposti in maniera indiscriminata e incontrollata“.

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Veronica Ventavoli
Pistoiese di nascita, prima di laurearmi in Storia medievale all’Università di Siena e poi in Storia contemporanea a La Sapienza di Roma, ho lavorato per oltre dieci anni come cantante solista e in vari gruppi di cover toscani. In tale veste, vincendo quella che al tempo si chiamava Accademia della Canzone di Sanremo, ho avuto l’opportunità di partecipare all’omonimo Festival del 2005 classificandomi al terzo posto nella categoria Giovani. I primi ricordi nitidi che ho mi vedono impegnata a inventare e disegnare cartoni che non si sono mai animati, a imitare nei cortili parenti e personaggi famosi, a consumare i tanti 45 e 33 giri ricevuti in regalo da zii, cugini, vicini di casa: fra le sigle di Fantastico e il prog italiano degli anni Settanta, tra Pupo e i Beatles, anche se priva di fratelli e sorelle non mi sono mai sentita sola! Gli amici mi chiamano “scimmietta” perché sono tuttora curiosissima di conoscere canzoni, libri e film. Sono – da sempre, mi pare – devotamente innamorata di gatti, pastasciutte, David Bowie, Anna Marchesini e “Cipì” di Mario Lodi.

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