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Sky mina il futuro della musica italiana, serve una mobilitazione di tutta la scena musicale italiana

Sky, in Italia, da Giugno dello scorso anno, facendo leva sulla Direttiva europea Barnier, non paga più i diritti d'autore e ha interrotto ogni tipo di rapporto con la Siae

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Sky, in Italia, da giugno dello scorso anno,  come dichiara giustamente allarmata la Siae, non paga più i diritti d’autore e ha interrotto ogni tipo di rapporto con gli autori e gli editori rappresentati dalla Siae stessa.

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Sky pensa incredibilmente, come dichiarato all’AdnKronos, che la Siaepossa ostacolare la libertà di scelta che la direttiva europea Barnier riconosce ai titolari di diritti e rimanga ancorata ad un assetto monopolistico dell’intermediazione dei diritti d’autore, ormai anacronistico, invece che favorire una corretta evoluzione competitiva del mercato“, chiedendo addirittura, pare, la restituzione di quanto pagato negli ultimi tre anni. E’ del tutto evidente che quando si chiama in causa in questo modo, in modo scorretto soprattutto in Italia, la cosiddetta “evoluzione competitiva del mercato” vuol dire che si vuole pagare prima di tutto molto meno e forse che dietro c’è qualcuno che, a minor prezzo per Sky e le altre multinazionali pronte ad entrare a gamba tesa in questo conflitto vedendo come andrà a finire, si sta offrendo al posto di Siae. Peccato che a pagarne le spese sarà tutta la filiera creativa soprattutto dei più piccoli e più giovani autori ed editori cancellando il futuro della musica italiana del nostro paese .

La risposta degli autori e degli editori di Siae, naturalmente, non si è fatta attendere, che si è posta prima di tutto una lecita domanda: Ma perchè Sky si rifiuta di pagare?

Secondo Siae, come riferisce l’agenzia Agi, l’emittente ritiene che ci debba essere una maggiore liberalizzazione nel settore del diritto d’autore, ma “dietro questa finta idea, si nasconde la volontà di non pagare i piccoli autori“, citando sempre le fonti.

Alla fine di marzo, aggiungono le fonti, Sky ha deciso di pagare una cifra come acconto, sempre sostenendo che si tratta di soldi non dovuti, ma ha chiesto la restituzione di quanto ha pagato negli ultimi tre anni. Soldi che sono già andati agli autori, come e’ ovvio.

E’ un evidente tentativo di strumentalizzare la vicenda, che riguarda l’Antitrust e la Siae, per non pagare o per pagare di meno il diritto d’autore” aggiungono sempre le fonti, in riferimento all’istruttoria aperta dal Garante per la concorrenza nell’aprile del 2017. Sulla vicenda interviene il presidente di Siae, Filippo Sugar, con una proposta, uscita sulle agenzie, molto chiara ed esplicita: “Chiedo a Sky Italia di pagare gli autori e gli editori italiani nello stesso modo e con le stesse tariffe con cui Sky Germania paga gli autori e gli editori tedeschi. Perchè quel trattamento è molto superiore e molto migliore“.

Come è evidente la situazione è veramente pessima, e illustra a tinte fosche gli scenari prossimi e futuri per i piccoli autori, editori, artisti e musicisti, produttori e promoter, almeno ora in Italia, situazione che già si prefigurava drammatica all’uscita della devastante Direttiva Barnier: se un colosso italiano come la Siae, che in questa fase va con forza sostenuto come tutelatore e sviluppatore della creatività “Made in Italy”, comincia a non riuscire a farsi pagare dalle multinazionali presenti in Italia come Sky (e si teme che altre seguiranno sulla stessa lunghezza d’onda), come sarà possibile che in un mercato liberalizzato riusciranno a farsi pagare gli artisti e tutta la filiera creativa della musica indipendente ed emergente?

E si parla soprattutto della filiera creativa della musica indipendente ed emergente ad alto tasso di innovazione, che sarà invece costretta ad un basso tasso di rientri di diritti, e per tale motivo non più conveniente né da pagare né da incassare per le multinazionali della musica globale e per le società che introitano i diritti.

Questa mossa di Sky vuole aprire “come una scatoletta di tonno” la crepa nella tutela dei diritti d’autore e connessi, per pagare pochi (magari solo i grandi autori e artisti big), e pagare meno, rendendo alla fine ancora più precario tutto il settore della musica indipendente ed emergente italiana. Questi ultimi ora dovranno stare al fianco della Siae e – se ce ne fosse bisogno – fare un presidio davanti a Sky per tutelare quei posti di lavoro che oggi sono tutelabili solo grazie ai modelli di pagamento attuali del diritto d’autore (certamente sempre migliorabili), tra le altre tutelati in modo armonico dall’ultimo Ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini non recependo per fortuna in modo acritico la Direttiva Barnier che sembra scritta appositamente per le grandi multinazionali che vogliono gestire direttamente il business del diritto d’autore (e connessi).

Se questo non verrà fatto, se non ci sarà una controffensiva contro la provocazione di Sky, se una reazione ferma non verrà messa in atto, magari anche insieme alle forze politiche interessate alla tutela del Made in Italy musicale – azione politica da fare soprattutto a livello europeo, come già fatto per la web tax -, allora si rischierebbe di perdere in autorevolezza come settore dell’industria creativa italiana, cosa che porterebbe ad una ineluttabile conseguenza come quella della perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro in ambito musicale, diretto e indiretto, e non solo.
Urge rispondere a questo attacco.

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