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George Weah, The President – L’ex campione di calcio ora presidente della Liberia

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George Weah ce l’ha fatta. Finalmente dopo tanti anni è diventato presidente del suo Paese, la Liberia, martoriata per anni da fame e guerre. Lo ricordo nel 1996, quando organizzai insieme a Walter Rizzi, un concerto a San Siro per la Liberia, per sostenere il popolo liberiano. Un concerto organizzato dalla Società “Posto Unico” di Milano che vide la partecipazione su due palchi paralleli, di tutti i maggiori artisti africani, da Youssou’n’ dour a Morikante, da Selif Keithà ad Alpha Blondie.

Fu un concerto drammatico e allo stesso tempo esaltante. Drammatico perché si vendettero solo 7000 biglietti in uno stadio praticamente vuoto. Esaltante perché fu il concerto più ricco e movimentato di musica africana. Partecipò anche Zucchero che volle con sè anche Buddy Guy che in quel periodo era in tour in Europa. Parte del biglietto (5000 lire) era devoluto all’organizzazione “World Food Program” in cui era dirigente Laura Boldrini, allora molto attiva per aiutare la Liberia, devastata dalla guerra.

Presentava Carlo Massarini, Canel insieme a Idris. Dodici ore di concerto, iniziato nel primo pomeriggio e finito oltre le due di notte, perché tutti gli artisti africani, dopo aver litigato per ore sulla scaletta, sforarono di oltre mezz’ora le loro performances live. Avevamo organizzato due palchi, con due differenti back line e impianti per velocizzare i tempi, ma fu ugualmente un disastro.

George Weah

I produttori, oltre a perdere un miliardo di lire, vennero pure denunciati penalmente per aver sforato l’orario del concerto. Un disastro. Alle due di notte, sul prato di San Siro, distrutti dalla fatica per aver lavorato tre giorni consecutivi senza sosta, l’amministratore della “Posto Unico”, Taveggia, mi confessò che aveva perso quasi un miliardo di lire e che l’unica soddisfazione che aveva provato, era stata quella di vedere con i suoi occhi, qualche migliaio di africani ballare felici sul prato di San Siro.

Il concerto andò in onda su Rai Tre, che realizzò le riprese ma non cacciò neanche una lira. Una solerte funzionaria Rai, venne poi in montaggio, e fu inflessibile nel cancellare tutti i marchi possibili, persino quelli degli amplificatori e dei piatti delle due batterie. Litigai con lei per un pomeriggio intero, ma non ci fu verso di farla ragionare. Consegnammo alla Rai uno show di oltre due ore, praticamente gratis. Quell’esperienza fu davvero impressionante per me.

Mi accorsi che della solidarietà alla Liberia non gliene importava a nessuno, tranne a George Weah che aprì il concerto serale cantando un brano di Bob Marley. Il suo gruppo arrivato appositamente dalla Liberia, si rifiutò di riprendere l’aereo di ritorno e rimase chiuso per una settimana in albergo. Solo l’intervento di George li convinse a ripartire, altrimenti sarebbero ancora a Milano. Distribuimmo oltre trecento pasti in tre giorni, tra musicisti, tecnici, facchini e security.

George Weah

Tutti gli artisti si portarono dietro parenti, amici, finti manager, tutta gente che fece levitare i costi aerei in modo impressionante. Tutti preteso il cachet abituale. Youssou’n’dour pretese 30.000 dollari più spese di viaggio, soggiorno, etc. Ricordo che si lamentò perché la macchina che lo portò dall’hotel allo stadio, non era di suo gradimento neanche avessimo una Panda invece di una BMW.

Dietro le quinte vidi un manager sudafricano prendersi a pugni con il manager di un altro gruppo per suonare la sera e non al pomeriggio. Li divisi gridando: “Fermatevi, questo è un concerto di Pace per la Liberia”. Ma a loro della Liberia non importava un accidente. Tante belle parole spese in conferenza stampa e davanti alle telecamere, ma poi, tutti vennero lì solo per soldi. Nessuno versò un dollaro per la Liberia. Uno mi disse persino: “Hey… pensavi di salvare l’Africa con un concerto?”. Risposi “No, ma pensavo che consideraste i liberiani vostri fratelli”.

Quella sera scoprii che il razzismo ha molte facce e a volte dello stesso colore.

George Weah

Da allora decisi di non prestarmi più a nessun concerto di beneficenza. Rimasi disgustato. Zucchero costò 100.000 dollari più la partecipazione di Buddy Guy, che ne costò altri 20.000 più le spese di trasferta da Montreaux. Alla fine si lamentò con l’organizzazione, dicendo che 5.000 lire a biglietto destinati alla World Food Program erano pochi. Non credo che George fu mai messo al corrente dell’enorme flop economico sostenuto dagli organizzatori, ma ricordo di averlo visto commosso sul palco. Già allora sosteneva a sue spese il consolato della Liberia. Era l’unico vero liberiano in quello stadio.

Ora ce l’ha fatta. E’ un vero presidente africano e spero davvero che il suo carisma possa avvicinare anche gli altri africani, se non tutti, almeno quelle pop star dell’Africa che in quella notte d’estate del ’96, omaggiavano la Liberia solo per business.

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