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lunedì, Giugno 14, 2021

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Controcultura 2.0: Nata la moda di combattere la sottocultura di massa con la cultura

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di Roberto Manfredi

Negli anni sessanta e settanta il termine controcultura stava a indicare il tentativo di interpretare fatti e avvenimenti sociali e politici oltre la cultura dominante. E’ stato un tentativo culturale importante soprattutto negli Stati Uniti e in Europa. Il sistema dei media, soprattutto quello della carta stampata, veniva finalmente messo in discussione, analizzato, criticato e infine combattuto perché la verità potesse avere il suo giusto riconoscimento, fuori dalle tradizionali logiche del potere costituito.

In Italia nei primi anni settanta, nacquero le prime riviste di controinformazione autofinanziate. Era la cosiddetta stampa alternativa. Rappresentava la voce di una generazione che non trovava spazio nell’editoria ufficiale. In un senso più generale, la controcultura era l’espressione culturale di alcune componenti minoritarie della società, soprattutto quelle giovanili, che esprimevano un rifiuto più o meno radicale nei confronti di quello stile di vita definito “borghese” che costituiva il modello condiviso. Cosi se il Corriere della Sera definiva il rockmusica invasata e drogata”, su riviste come Re Nudo, Gong e Muzak, si poteva raccontare il rock e tutti i fenomeni della musica giovanile di allora nella loro giusta e corretta dimensione.

Era così anche per la politica e per le loro ideologie. C’era una sinistra autoctona e riconoscibile, così come la destra che esprimeva valori e simboli chiarissimi: Dio, Patria e Famiglia. Non erano ritenuti credibili, né riconosciuti, tutti quei tentativi di “ibrido politico”, quello stare un po’ di qua e di là, quei cambi di casacca oggi invece frequentissimi nella nostra seconda o terza Repubblica. Era più facile schierarsi allora, poiché le appartenenze e le filosofie erano chiarissime.

Che fine ha fatto la controcultura nell’epoca 2.0?

Una brutta fine. Eppure i nuovi mezzi della comunicazione digitale, avrebbero potuto impossessarsene e farla diventare finalmente accessibile a tutti. Così non è per una ragione molto semplice: il mercato, cioè il vil denaro. La stampa alternativa dell’epoca analogica, non dava alcun spazio né importanza alla cultura mainstream, quella del ceto medio o piccolo borghese.

Musicalmente parlando, si ignorava totalmente quelle manifestazioni come il Festival di Sanremo o Castrocaro che erano comunque seguite dalla massa. Le ispirazioni venivano da ben altri pianeti sonori.

Nella stampa di oggi invece, e intendo non solo quella tradizionale ma anche blog, riviste on line, web magazine, fanzine web, tutto è culturalmente omologato.

L’interesse generale è esclusivamente rivolto verso quello di cui “si parla”, quindi molto conosciuto, quindi pop.

Ecco perché anche giornali che potremmo definire alternativi, rispetto ai colossi come La Repubblica e Corriere della Sera, finiscono per occuparsi di argomenti assolutamente frivoli e praticamente inutili o di personaggi pop la cui influenza sulla società è pari allo zero. Il Fatto Quotidiano ad esempio, da cui ci si aspetta un livello culturale alto e “alternativo” pubblica molto spesso articoli sui personaggi del Grande Fratello, o sulle stupidaggini da webete di Nina Moric, o di gossip da discount sottoculturale. E che dire di quelli che pubblicano sciocchezzuole da sondaggio dei poveri, tipo: “i dieci dischi che hanno cambiato la vita ” o “ i più bei film nella storia del cinema” e via con l’intrattenimento webete.

Quindi, per riassumere, siamo cresciuti con la controcultura e siamo affondati nella sottocultura ma udite, udite, qualche risveglio di controcultura, seppur rappresentata in modo ironico, comincia a serpeggiare. E’ una strana moda che non ha ancora un nome ma che ha il merito di insinuarsi proprio all’interno dei social e per la precisione all’interno dei commenti sugli articoli spazzatura pubblicati dai grandi quotidiani.

Fateci caso.

Prendete un articolo digitale di un qualsiasi quotidiano pubblicato sui social, ispirato a qualsiasi sciocchezza di poco conto. Poi leggete i commenti sotto. Noterete che qualcuno, anziché commentare il tema proposto, scrive tutt’altro andando deliberatamente e felicemente fuori tema.

L’altro ieri, ad esempio, leggendo i commenti su FB su un articolo del Fatto Quotidiano sul flop di Domenica In delle sorelle Parodi, ho letto commenti su temi che non c’ azzeccavano nulla con la tv o con le sempreverdi sorelle sorridenti. Qualcuno ha postato la recensione di un romanzo, un altro un tema scientifico, un altro ancora una breve cronistoria dell’indipendenza catalana.

Lì per lì, mi sono chiesto. Ma perché scrivono cose così interessanti tra i commenti di Domenica In o del Grande Fratello?

Poi ho capito il senso della provocazione. Forse qualche affezionato lettore, anziché protestare con facili insulti da leone di tastiera, manda messaggi alla redazione del giornale stesso, scrivendo però elementi di controcultura.
Come a dire: Signori, chi se ne frega di Domenica In… a me interessa questo o quest’altro, anzi lo scrivo e lo posto, così chi legge i commenti e magari anche qualche webete, impara qualcosa.

L’esercizio è assai stimolante. Dopo qualche ora, sono andato a cercare altri articoli da sciocchezzaio generalista, postati sulle pagine social di La Repubblica e Corriere e ho notato molti infiltrati della controcultura agire con la stessa tecnica.

Credo quindi che sia nata una nuova moda spontanea, un nuovo fenomeno strisciante e carbonaro assai interessante, la nuova contro-cultura che come un parassita va a infettare la sottocultura di massa nascondendosi in essa.

Fantastico no?

Ho cominciato a farlo anch’io. Aspetto con trepidazione quindi, un nuovo articolo ufficiale sul prossimo regalo di Fedez a Chiara Ferragni per infiltrami nei commenti social, postando una mini biografia di Demetrio Stratos o la locandina del film: “La montagna sacra” di Alejandro Jodorowsky. Ragazzi vi assicuro che come giochino è divertente e se la catena prendesse un certo avvento potrebbe anche risvegliare l’interesse assopito dei naviganti verso la cultura.

Coraggio infiltrati della controcultura, datevi da fare. Salviamo il webete quotidiano.  Un giorno ci ringrazierà.
Comunicato numero uno. Seguirà comunicato numero due.

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