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Charles Bradley, “l’aquila urlante del soul”, erede di James Brown, morto a 68 anni

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Charles Bradley
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di Mela Giannini

Charles Bradley le aveva passate tutte nella sua vita, dalla strada alla fama e poi al male incurabile che lo ha portato via.
La sua storia è di quelle che potrebbero essere annoverate nei libri di favola, anche se a volte la realtà supera di gran lunga la fantasia.

Charles Bradley, forse il migliore soulman in circolazione, uno di quelli che aveva il sapore di “antico”, di vero, di genuino, era considerato a giusta ragione il vero erede di James Brown e bastava ascoltarlo cantare per rendersi conto quanto questo accostamento non fosse un eufemismo. Per questo si era guadagnato il soprannome “l’aquila urlante del soul” (“the screaming eagle of the soul”).

Photo by Mike Lawrie/Getty Images

Ma il “romanticismo” della sua storia è da ricercarsi nel fatto che l’artista è stato un senza tetto per le strade di Los Angeles per tanti anni, dopo non essere riuscito a realizzare il suo sogno di vivere di musica cantando per i Black Velvets.

Passarono davvero tantissimi anni prima che il destino cambiasse il corso delle cose: dopo anni di stenti, a 63 anni l’artista incontra sulla sua strada il “boss” della Daptone Records, Tom “TNT” Brenneck, che ne rimane folgorato e lo mette sotto contratto.

Charles Bradley

Nel 2011 esce così il primo album – registrato nello stesso studio e con gli stessi musicisti di Back to black di Amy Winehouse – dal titolo No Time For Dreaming, un album di debutto che fu un successo clamoroso e che porta giustamente e meritatamente Charles Bradley nell’olimpo dei grandi artisti soul.
Seguirono altri due album pazzeschi, nel 2013 Victim of love e nel 2016 Changes.

Charles Bradley

La storia di Bradley fu talmente toccante che il regista Poull Brian ne fece, nel 2012, un docu-film, “Charles Bradley, Soul Of America; il lungometraggio viene premiato all’Annapolis Film Festival, oltre a ricevere il TUGG Buzz Screening alla SXSW.

L’anno scorso arriva poi la notizia di un cancro allo stomaco che colpisce l’artista all’apice del successo. Quel cancro viene sconfitto, ma ne ricompare un altro, ancora più devastante, questa volta al fegato, che diventa letale e che pone drammaticamente la parola “fine” alla “favola” del grande Charles Bradley.

RIP grande aquila del soul

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