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domenica, Aprile 11, 2021

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Un codazzo di tram fa den den den – Morto Nanni Svampa, fondatore dei ‘Gufi’

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di Luisella Pescatori

A Milano oggi un codazzo di tram fa den den den… e così sia.
Non ho mai conosciuto Nanni Svampa ma l’ho incontrato mille e tante volte, nella mia casa: dentro i respiri della fisarmonica spontanea di mio padre, nei fiati paterni di esecutore autodidatta e di filosofo della vita semplice e tranquilla. Rataplan tamburo io sento!, e via, tutti in sala, a cantare in allegria con in testa la Bella Gigogin, nei dopo pranzo di quelle domeniche in famiglia, andate.

nanni svampa

Nanni Svampa è entrato nell’aria della mia casa contaminandone i risvegli dei giorni di festa. Era sinonimo di riunione, in quel senso amorevole di casa. Persino a Natale: venivano prima le note milanesissime dei Gufi (Roberto Brivio, Lino Patruno, Nanni Svampa, Gianni Magni) poi le melodie classiche del Natale, la colazione col Pan de Toni, il pan frutto tipico di Milano incartato con tanto di fiocco rosso e poi, dopo le celebrazioni canore, i regali. Nanni Svampa e i Gufi erano gli artisti milanesi preferiti di papà, e mentre lui cantava io mi domandavo cosa mai dovessero dare ‘ste benedette ragazzine in Porta Romana, e seriamente, da bimba tenera che ero, mi dispiacevo per quella Balilla smontata e mangiata dislifen e slofen, per via di gelosia rabbia e invidia. Era tutto surreale, ma nemmeno poi tanto.

nanni svampa

La milanesità autentica è un’interpretazione della vita, siamo immersi nell’allegria, la nostra indole è mite e semplice ma abbiamo nelle saccocce la nostalgia, la malinconia e, per strizzapalle, l’ironia e un senso grasso dell’umorismo: mai dichiaratamente volgare ma ingentilito da quel nostro bizzarro birignao, che fa fine e non guasta mai.

In tutto questo, il lavoro di Nanni Svampa (con e senza Gufi) è stato fondamentale: ha messo storia, ha sostenuto il recupero dell’identità milanese, è stato contaminatore di culture, ha dato nuova forma alla canzone popolare riproponendone arie e testi. È certamente uno dei massimi esponenti enciclopedici, della nostra cultura popolare: non l’ultimo vivaddio, è una bandiera che teniamo alta, dalle osterie ai teatri, dai cortili ai salotti, da Sesto alla Bovisa.

nanni svampa

Ha scritto con i Gufi, la storia della comicità e del cabaret: cabaret appunto, quello che si faceva sulle pedane dei locali offrendo la battuta al pubblico, assecondandolo, ascoltando gli interventi e le risate stesse, talvolta fino alle lacrime, e restituendo quell’idea di improvvisazione chiamata: talento.

Come milanese lo ringrazio per la vivacità e la saggezza che ha affidato alla mia città, dalle canzoni per Milano, a quelle sulla mala, dal recupero di quelle sulla guerra, ai canti da osteria e alle ballate d’amore, senza dimenticare filastrocche e conte. Come teatrante lo ringrazio per le emozioni da palco.

E allora oggi prendo quel vecchio vinile dei Gufi: gli occhi appesi e ipnotizzati (o ipnotizzanti) sono ancora lì e mi guardano, e canto una preghiera inversa: la sua per noi.

Rataplan!, avranno suonato così la chiamata, dal Cielo, per la sua ultima accompagnatura.

E così sia.

nanni svampa
AudioVideo – Nanni Svampa – Porta Romana Bella

 

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