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Vasco Rossi: Modena Park, il concerto biblico del Padre Pio del rock

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di Roberto Manfredi

A scanso di equivoci preciso che a me Vasco Rossi piace e anche molto.

Detto questo, immaginarmelo come un Messia che raduna folle oceaniche di fedeli ortodossi, disposti anche a dormire all’aperto una settimana prima della Messa cantata, mi fa una certa impressione. Non me la farebbe se Vasco fosse il Papa, ma dato che non lo è, sono rabbrividito nel vedere il numero dei pellegrini in cammino, le strade intasate, Il casello di Modena nord chiuso, la città in tilt che ha raddoppiato per almeno due giorni il numero dei residenti, e quel parco, che poi parco non è.

Dalle immagini riprese dalla stesso Vasco in elicottero e trasmesse da Sky, si vedeva dall’alto un palco grande come uno sputo e poi un’enorme distesa di terra per radunare il popolo di duecentoventimila fedeli in estasi mistica.

vasco rossi
Il palco del Modena Park visto dall’alto.
Crediti foto: Fiocchi

Il Modena Park non è Woodstock, né Live Aid che avevano strutture e logiche da eventi culturalmente storici. Qui si festeggia i quarant’anni di Vasco, con canzoni che tutti conoscono a memoria, forse più dell’ inno d’Italia o del Padre nostro. Quindi Vasco diventa in questa occasione una sorta di Padre Pio del rock. Già immagino le sue stigmate apparire sui mega schermi o magari l’icona del Fegato Spappolato battezzato dai suoi stessi fedeli.

C’è insomma qualcosa di mistico in questo raduno laico che va aldilà di Vasco stesso e del suo potere carismatico.

Il pellegrinaggio ha qualcosa di straniante che ricorda certi film catastrofici, da fine del mondo. Vale a dire “andiamoci perché sarà l’ultima volta, l’ultimo ‘valzer’“. Peccato che un giorno prima del concerto la Live Nation ha sottoscritto, con il Comune di Modena, un appalto di cinque anni a circa due milioni e cinquecentomila euro (leggi nostro articolo in merito). Come offerte a fine Messa non c’è male.

vasco rossi

Quindi immaginiamo che altri Messia (non solo Vasco) incontreranno i fedeli ogni fine giugno fino al 2022. E chi saranno le prossime divinità, tali da radunare oltre duecentomila persone? Non è dato sapere.

Ora da un punto di vista antropologico il fenomeno è assai interessante. Perché tutta questa gente si ammassa in un posto scomodo e bollente, gomito a gomito? C’è del sacrificio quasi religioso in tutto questo.

In quel prato, che prato non è, trovare una bottiglietta d’acqua sarà come trovare un’oasi in un deserto. E cosa vedranno a 700 metri dal palco gli ultimi fedeli? Un mega schermo che apparirà ai loro occhi come un televisore a 32 pollici. Ma Dio vede e provvede, per cui i discepoli giurano che tutti i fedeli avranno la stessa visione e lo stesso ascolto. La voce del Messia sarà diffusa ovunque, da Modena fino ai confini del mondo, forse oltre. Saranno moltiplicati i pani e i salami, perché Modena non è sul mare, e il Lambrusco scorrerà come un fiume, fino a che Vasco non lo aprirà in due con un semplice gesto.

vasco rossi

Sono previsti nel popolo dei fedeli, centinaia di miracoli spontanei. Stagisti che trovano un lavoro a tempo indeterminato, affetti da stress compulsivo telefonico che rifiutano i selfie, tattoo di aquile che spariscono di colpo dai fondoschièna di avvenenti fanciulle e altri miracoli sparsi nel raggio di centinaia di chilometri. Suoneranno le campane campionate nelle cattedrali e nelle chiese dell’intera Regione e a qualche assessore scorreranno lacrime benedette, in casa come in ufficio, ma soprattutto in banca.

Si dice che il merchandising faccia impallidire quello del Vaticano, di Lourdes e di Loreto messi insieme. La maglietta sudata di Vasco diventerà la nuova Sindone. Il sociologo da talk show televisivo del pomeriggio giustificherebbe tutto questo come “compensazione della crisi dei valori della società odierna”.

Non ci sono nuovi leader o profeti all’orizzonte, né profonde ideologie o utopie in grado di smuovere le coscienze di intere generazioni. Il nuovo credo è il Sold Out e Vasco lo incarna divinamente. Per cui la folla risponde in modo ortodosso all’evento mistico, perché altro non c’è.

vasco rossi
Crediti Foto Toni Thorimbert

Non ci resta che pregare dunque, in attesa di ben altri miracoli. Quali?

Un Paese con tanti teatri, music club, spazi sostenibili dove a prezzi ragionevoli si possa ascoltare un concerto comodamente seduti, al fresco, dove una bottiglia d’acqua costa 2 euro e non 15, e dove posteggiare l’auto all’angolo non costi 30/40/70 euro a sera e dove magari anche uno come Vasco accetti di andare.

Terra promessa?

No, non accade in Terra Sacra. Accade a Nashville, la città della musica per eccellenza, dove i grandi raduni non si fanno neanche per sbaglio, perché ci sono più di trecento music club, teatri e auditorium dove la gente va ad ascoltare la musica ogni sera. Ecco il vero miracolo. Mica il mezzo milione di euro all’anno che va in tasca a Live Nation. Cari fratelli e sorelle, pregate che ciò avvenga anche nel nostro Paese. Amen.

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