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X Factor 11, Milano, inizio Casting: Una giornata insieme ai partecipanti e ai loro sogni

X Factor 11, inizio casting 2017. Cronaca di una giornata passata tra le migliaia di ragazzi presenti ai casting del talent di Sky, al Parco Experience di Milano.

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Di Corrado Salemi

È un venerdì di fine aprile. Ora di pranzo. Ricevo via WhatsApp un messaggio da Joseph Friquin, cantante del mio “ex” gruppo e mio carissimo amico. Il testo del messaggio recita: “Come stai? Ti comunico che il 20 maggio sarò a Milano per i casting di X Factor 11.”

Bene, penso io. La sua voce lo merita davvero. Mi accingo a rispondere con un sincero “in bocca al lupo” quando però ho una idea: non sarebbe davvero interessante respirare di presenza il clima di attesa dei partecipanti, capirne le storie e le aspettative? Lo chiamo al telefono.

Joseph, chi ti accompagna?”. “Nessuno” risponde lui. “E se ti accompagnassi io? Mi piacerebbe raccontare da vicino cosa si prova, riuscire a guardare negli occhi i ragazzi che partecipano, cercare di raccogliere i loro sogni e le loro ansie.

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Sono le 9.00 del 20 maggio. Io e lui siamo qui al Parco Experience di Milano (ex Area Expo) da circa 30 minuti. Davanti a noi c’è già una folla infinita e non oso immaginare cosa sarà tra qualche ora. Mi ritrovo in coda con ragazzi di tutte le età provenienti da tutta Italia e non solo.

Accanto a me c’è Giada, arriva da Mantova: è la prima volta che tenta X Factor. Non ha molta voglia di parlare e nasconde, molto male per la verità, la sua ansia dietro gli occhiali da sole e sotto un improvvisato turbante. La sua amica del cuore, invece, è un fiume in piena: ride, racconta il viaggio in treno, gioca con i cani dei nostri vicini. Ma parlare di musica è proibito: “Siamo molto scaramantiche”.

I nostri vicini sono ucraini ma vivono in Italia. Lui è giovanissimo ed ha un nome impronunciabile. Insieme a lui la madre e i suoi due cani. Spera di approdare al palco: “Io sono straniero. Spesso piacciono gli stranieri, l’ho notato anche ad Amici. Credo sia la mia carta vincente”.

Il tempo passa, sono all’incirca le 10:00 e siamo ancora in attesa. Il cielo inizialmente uggioso adesso cambia e fa spazio ad un sole davvero impietoso. Siamo talmente lontani che le “X” gonfiabili campeggiano ad oltre un chilometro da noi.

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Ma il clima di un evento importante arriva eccome: non solo perché siamo tantissimo ma anche perché attorno a ci sono mille addetti ai lavori a caccia di ragazzi. Qualcuno è coinvolto nelle interviste, altri sono ingaggiati per girare un video-promo. E poi tanti fotografi ufficiali per immortalare le emozioni dei partecipanti.

Mentre osservo tutto questo sento un’inflessione familiare. “Siete anche voi siciliani?” “Si, di Catania”. A rispondermi è Rossella. È tesissima, sente maledettamente l’ansia ed ha paura di sbagliare. Il suo ragazzo è dolcissimo: l’accarezza, la bacia e le consiglia come approcciare il provino. Mi avvicino: “Anche noi siamo siciliani, di Palermo”. “Ce ne siamo in tanti”, mi risponde, ma senza entusiasmo. Capisco che non c’è molta voglia di chiacchierare e la lascio in pace.

Finalmente si fa spazio davanti a noi e ci spostiamo in massa. Percorriamo davvero un bel pezzo e di colpo siamo vicinissimi all’ingresso. Accanto a noi c’è un gruppo di Milano: loro sono in tre, davvero giovanissimi: voce chitarra e cajon. Mi confidano che presentano un inedito. Chiedo loro come si chiamano: “Top Secret!”. “Come mai non volete dirlo”, chiedo allora stupito. “No, no hai capito: ci chiamiamo davvero Top Secret”. Ma ridono un po’ troppo… Chissà?! “Siete preoccupati?” chiedo ancora. “No, per noi è quasi un gioco. Veniamo tanto per metterci alla prova.” Stavolta sono più convincenti.

Sono quasi le 11:00 e finalmente siamo arrivati alla consegna dei numeri: 31500 (e qualcosa). Ci guardiamo tutti stupiti: ma quanti siamo? Ci fanno entrare. Finalmente siamo nel magico mondo di X Factor.

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Joseph Friquin e Corrado Salemi

Io e Joseph ci guardiamo soddisfatti. Facciamo la foto di rito con le gigantesche X gonfiabili. Ma soprattutto non siamo più in fila con le stesse persone da ore, ma siamo in un più ampio serpentone ad un passo dai provini (pensiamo ingenuamente noi!!!).

Il clima è di pura festa. A cinque metri da noi si canta: scorrono Purple Rain, Gianna, It’s my life (di Bon Jovi), e una sfilza interminabile di canzoni di Lucio Battisti che coinvolgono tutti.

Poco distante c’è un ragazzo che tiene un comizio: si chiama Panayiotis, “che in italiano corrisponde a Mario” ci dice. È ovviamente di origini greche. Per lui è l’undicesimo provino per X Factor, dato che ha provato tutte le edizioni. “Mi sono abbonato al fallimento”. Ride. “Orami non ci credo neanche più, ma lo vivo come un appuntamento, un rito da officiare ogni anno”.

Sono le 12:00 e la stanchezza inizia a dare i primi segni. Ci distribuiscono alcune bottigliette d’acqua: meno male, fa un caldo boia. Devo ammettere che viverla di presenza è davvero pesante e tra il caldo e l’attesa alla fine non si pensa a nulla: l’ansia cede il posto alla stanchezza, alla sete e alla fame.

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Mi avvicino ad una ragazza che sta provando e riprovando il suo brano. Si chiama Alexche poi sarebbe Alessandra”. È appena maggiorenne. Ai provini porta “Pezzo di me” di Levante suonando l’ukulele: “ho paura perché ancora mi confondo con le parole, ma la canzone mi piace e penso possa piacere ai giudici. Voglio arrivare lì davanti ed essere impeccabile!

Il caldo inatteso ci sta massacrando. Si suda. Ci si scambia sguardi di compatimento. Ad ogni modo arriviamo vicino all’uomo col megafono: “Entrano i numeri da 28400 a 28450”. Cosa??? E noi che siamo 31500 (e qualcosa) quando entreremo??? Attimi di sconforto.

Sebastiano e Luca si scorgono da lontano e si salutano ciascuno dalla parte opposta della barricata. “Ciao Luca”. “Ciao, hai già fatto?” “Si, ero qui prima delle 8:00, non c’era nessuno e sono entrato subito. Credo sia andata bene, sto aspettando di fare il secondo provino.” Non si vedevano da tempo, me lo dice Luca: “Con Sebastiano abbiamo suonato insieme una volta in Puglia. Lui è davvero forte!!!“.

Non vi ho ancora detto che in mezzo alla folla ci sono i genitori. Tanti, tantissimi, e non solo per accompagnare i figli minorenni. E spesso sono più determinati dei figli: è il caso di un padre il cui ragazzo (del quale non ho capito il nome) che sta cercando in tutti i modi una scusa per andar via. Tenta anche la carta dell’altruismo: “Papà, stai prendendo troppo sole! Andiamo, hai la pressione alta!”, “Ma che cazzo dici? Ma che ne sai tu di quanto sole ho preso col mio lavoro nella vita! Lo vuoi fare o non lo vuoi fare sto provino? Se ce ne andiamo ti giuro che non voglio più sentirti dire che la musica è la cosa più importante della tua vita”.

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Avanziamo ancora un poco e scopriamo che esiste un’area ristoro! Halleluja. Io e Joseph ci spariamo un panino. Scopriamo che è possibile sdraiarsi all’ombra sull’erba. Era ora. Ci riposiamo una buona mezz’ora. Attorno è un tappeto di gente: chi legge, chi dorme, chi canta ininterrottamente. Si formano alcuni gruppetti improvvisati: ne approfittiamo per cantare anche noi.

Sono le 14.30 e rientriamo nel gruppo. Ci ritroviamo accanto a Claudia. Sta compilando la scheda di partecipazione. Ci racconta che arriva da Pesaro e che è estremamente grata a X Factor: “io e la mia ragazza ci siamo conosciuti durante il tour di presentazione dei Casting a Pesaro, due mesi fa. Ora stiamo insieme e abbiamo fatto anche una band. Facciamo il provino insieme.”

Joseph mi fa segno: a poca distanza da noi scorge Sara, anche lei di Palermo. È una nostra amica ed è venuta qui insieme a Gabriele, suo ragazzo e suo chitarrista. “Sara, anche tu qui?”. Lei è qui per provarci e per non dirsi, un giorno, di non averlo fatto. Ma non si fa illusioni. Ci racconta che la sera prima ha suonato a Ribera (provincia di Agrigento) e che ha finito alle tre. Poi breve pausa per prendere le valigie e subito in aeroporto a Palermo per prendere il volo delle 6 per Milano. E non è ancora finita: dopo il provino deve andare a Torino a raggiungere alcuni parenti che la ospitano.

Siamo davvero fisicamente a pezzi. Decidiamo di andare nuovamente a buttarci sull’erba. Lo facciamo insieme a Sara e a Gabriele. Riposiamo. Addirittura si riesce a chiudere gli occhi. Intanto si fanno le 16. Qualcuno urla “stanno chiamando dal 31400!!!”. Ritorniamo di gran corsa nel gruppo.

Attorno a noi in effetti i volti sono stanchi: ormai si aspetta solo di essere chiamati. L’ansia è pressoché sparita. Ore 16.45: finalmente arriva il nostro turno. Saluto Joseph, “in bocca al lupo”, e lo vedo attraversare il lunghissimo tratto di piazzale che lo porta al bianco ed avveniristico edificio dei provini.

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L’area di attesa si è quasi svuotata: al centro c’è un personaggio davvero singolare. Cinquant’anni, panciuto, vestito da pescatore: sta cantando ininterrottamente dalle 8:00 di mattina. Attorno a sé ha creato un gruppetto di divertiti fan. Canta di tutto: dai Pooh ai Led Zeppelin, dai Casadei a Pavarotti e si avvicina a chiunque abbia uno strumento musicale. Ad ogni canzone lancia il suo grido di battaglia: “Come mi chiamo io?” e tutti in coro “Angelo Oliva!!!”. Si dice sia siciliano, anche se parla romano. Secondo me ha già vinto il suo X Factor!

Mi avvicino ad un genitore, in compagnia di un bellissimo cane. Gli chiedo se è qui per il figlio. Si chiama Carlo ed arriva da Livorno: “Questo è il nono casting che faccio. Li ho fatti tutti: The Voice, Amici… tutti. Ma per la figliola si fa questo ed altro… Ho fatto quattro ore di macchina e altre quattro me ne aspettano al ritorno. Ormai non mi faccio illusioni. Però sono contento perché questa è l’ultima. L’anno prossimo mia figlia sarà maggiorenne e se vuole ci viene lei da sola.

Le ore passano ed io sto ancora aspettando. Siamo rimasti in pochissimo. Chiacchiero un po’ con il capo della sicurezza. “Tra Napoli e Milano stiamo facendo quasi quindici mila audizioni. Io lavoro per X Factor da sei anni. È davvero una speranza per i ragazzi. Ho visto ragazzi di tutta Italia e ho girato l’Italia e devo ammettere che non c’è differenza tra le città: ovunque vedi gli stessi occhi impauriti, lo stesso sogno di farcela e la stessa gioia di partecipare. Ovunque è sempre una festa.

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Sono quasi le 20:00 e finalmente vedo tornare Joseph. “Come è andata?”. “Credo bene” risponde lui. “Se mi scelgono mi chiamano entro il 30 maggio”.

Inizia adesso l’attesa più importante, quella della telefonata che porterà davvero alcuni dei volti incontrati oggi su quel palco. E per loro ci sarà il sogno di confrontarsi direttamente con i giudici, di dimostrare finalmente il proprio carisma e il proprio talento, di svelare quel fattore “X” che potrebbe regalare alla musica un nuovo grande artista.

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