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venerdì, Luglio 23, 2021

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Attentato a Manchester: Il male non pensa, i ladri di vite eseguono solo gli ordini

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di Silvia Jovine

Manchester: un’altra città, un’altra violenza inaudita, un nuovo bilancio di vittime, dispersi, feriti…

Le loro foto riempiono il web. Volti sorridenti, giovani… Troppo giovani. Bambini e adolescenti che vorremmo strappare da questo evento terribile… e che invece restano lì, tra le vite che non siamo riusciti a difendere.

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E il male fa crescere la rabbia. Rabbia all’ennesima potenza che si condensa nel petto, nel respiro, nelle parole. Rabbia nei confronti di esseri tanto vigliacchi da non avere il coraggio di sopravvivere alle proprie azioni. Uomini che hanno perso la prerogativa fondamentale di essere “umani”.

Ricordano i “signor nessuno” di cui scriveva Hannah Arendt (filosofa, storica e scrittrice tedesca naturalizzata statunitense, ndr) in “La banalità del male”. Uomini che rifiutano di essere delle persone, rinunciando così alla più alta e peculiare qualità umana: quella di essere capaci di pensare, e di esprimere, di conseguenza, un giudizio morale.

La manifestazione del lieve evento del pensiero non è la conoscenza – scrisse la Arendt – ma l’attitudine a discernere il bene dal male, la bellezza del mondo dalle sue brutture…”.

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Hannah Arendt e il suo saggio “La banalità del Male”

Nel corso della storia, l’incapacità di pensare ha causato azioni riprovevoli su scala mondiale, e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. Il male non pensa, esegue solo gli ordini.

Ancora una volta, a subire le conseguenze dei giochi di potere e terrore sono stati i più deboli, i più giovani.

Quegli stessi bambini che avevano studiato la guerra sui libri di storia ed avevano sperato che fosse ormai finito il tempo in cui l’ignoranza e la perversità di un’ideologia malata partorivano “automi da guerra”. Eppure quel tempo non è mai passato.

Le tragedie si ripetono e la lama di una nuova, sgualcita ideologia del male affonda nella libertà individuale.

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Ogni vita persa è una sconfitta
, un crimine perpetrato contro l’umanità intera. Ma la sconfitta più grande sarebbe quella di lasciarsi paralizzare dal pensiero del pericolo. I giovani che erano al concerto di Manchester, come quelli al Bataclan di Parigi, hanno avuto il coraggio di difendere la propria identità culturale, fatta di passioni, musica, arte, libertà di pensiero…

È in loro onore che dobbiamo continuare a vivere rifiutando l’odio corrosivo del male e reagendo alla paura trasformandola in coraggio. Non lasciamoci tentare dall’odio.

Nel corso dei secoli molte idee si sono radicate nell’animo umano senza costrizione alcuna; idee di uguaglianza, libertà, fratellanza, amore per il prossimo… Erano idee sane, moralmente giuste, tanto potenti da potersi affermare anche solo con una parola.

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Il terrorismo, invece, ha bisogno della violenza per imporre la disumanità dei suoi “ideali”.

Si serve dell’ignoranza, dell’assenza di pensiero, per reclutare i suoi ladri di vite.

Si nutre dell’odio e del dolore altrui perché non conosce altro modo d’interazione.

Prova a trucidare la libertà individuale perché non accetta che valori di umanità e di inclusione possano essere più forti e radicati delle sue folli ideologie.

 

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