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Le radio, “gioie e dolori” di tutti gli artisti

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di Luigi Calivà

Sul mondo delle radio in Italia, e il suo rapporto con la musica sento e leggo tante castronerie, condite da miti e leggende metropolitane

Io sono considerato un esperto, se non altro per la mia esperienza professionale passata.

Sono stato per sedici anni colui che si interfacciava con le case discografiche per conto e all’interno di un grande network (RDS). In particolare la mia carriera radiofonica va da 1986 alla fine del 2001. Quindi, in un lasso di tempo sufficiente per aver conosciuto e vissuto tutto.

Le radio che fanno la differenza per la promozione di un brano in Italia sono molto poche, nonostante il comparto conti qualche migliaio di emittenti.

Le più importanti sono i grandi network, Radio Deejay, Rds, Rtl 102.5, Radio 105, Radio Montecarlo, Radio Kiss Kiss, Radio Rai con i suoi tre canali, Virgin Radio e alcune emittenti multi-regionali come Radio Subasio, Radionorba, Radio Bruno … e cioè le emittenti che facevano parte del Music Control (oggi non più esistente) e del panel di EarOne e di Radio Airplay, servizi di controllo dei passaggi radiofonici che, in Italia, oggi vanno per la maggiore.

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Le rilevazioni di EarOne assegnano un punteggio basato sull’audience delle emittenti che compongono il panel, sull’orario del passaggio e anche sulla penetrazione sul territorio Italiano rispetto agli stessi dati di ascolto radiofonici

Solo Radio Airplay ha cambiato il sistema, contando solo il numero reale dei passaggi.

Naturalmente l’autorevolezza di un’emittente, rispetto a un brano in promozione, deve essere verificata anche in riferimento ai vari generi musicali.

Un brano italiano non è considerato un successo se non è in programmazione su Radio Deejay, Rds, Rtl e su Radio Italia, come un brano dance deve per forza essere suonato da M2o, o uno rock su Virgin Radio.

Cosa succede nello scenario nazionale radiofonico, e perché anche i più esperti addetti ai lavori non riescono più da qualche anno ad avere rapporti promozionali sereni e proficui con le radio italiane?

Le radio in Italia dopo essere state “radio libere” si sono trasformate in radio commerciali. Questa trasformazione ha fatto sì che le varie emittenti abbiano iniziato una forsennata rincorsa all’audience (misurata da Audiradio prima e da Eurisko oggi) per motivi pubblicitari (più audience e quindi più pubblicità).

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Questa trasformazione repentina dello scenario ha generato un’omologazione di tutte le emittenti che, eccetto in rari casi suonano tutti la stessa musica, in particolare i famosi “successi”. Escludendo di fatto tutta la nuova musica italiana e la musica indipendente ed emergente.

Si è creata inoltre la falsa convinzione che la nuova musica non faccia ascolti, e non si riesce a ribaltare questo teorema, anche se oggi ho l’impressione che lo scenario sia di nuovo in fase evolutiva, almeno per alcune radio che cominciano a fare scelte controcorrente.

La stragrande maggioranza delle emittenti in Italia, reti radiofoniche in testa, suona una percentuale di musica Italiana o musica prodotta in Italia con percentuali che non superano il 20/30% dell’intero palinsesto musicale.

Le motivazioni di tali scelte sono tecniche, ma vale la pena di analizzarle:

La prima, è pura esterofilia ed incapacità da parte dei programmatori musicali e degli editori, infatti spesso i programmatori sono dei semplici esecutori delle direttive degli editori, quindi impossibilitati a fare scelte autonome e lungimiranti.

La seconda, perché in Italia le radio, a differenza della Francia, non sono obbligate a mantenere percentuali di musica prodotta in Italia. I francesi hanno delle percentuali obbligate da rispettare previste da una legge dello stato, anche se oggi mi dicono essere state annacquate.

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In Italia, si sa la cultura e in particolare quella popolare come la musica non è salvaguardata da nessuno e non è certo considerata un bene da tutelare. Quindi nessuno si stupisca se i nostri politici non lo considerano un problema da prendere in considerazione, né tantomeno da risolvere.

Torniamo ora alle radio, se analizziamo un “clock“(palinsesto orario) di un’emittente tipo, e sottraiamo almeno quindici minuti di pubblicità, dieci minuti di parlato, cinque minuti di notiziario, restano circa trenta minuti che divisi per quatto o cinque minuti a brano, fanno  inesorabilmente solo sei, sette o al massimo otto brani suonati in un’ora, tra musica Italiana ed internazionale.

Il risultato di questi conti è scoraggiante per chi lavora in promozione, perché vista la grande quantità di prodotti che sono proposti alle radio ogni giorno, lo spazio per la musica non c’è proprio, meno che mai per la musica emergente. Questo problema vi assicuro coinvolge sempre di più anche artisti italiani già affermati e le major che li rappresentano.

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Certo è vero che esistono alcune emittenti di sola musica Italiana come Radio Italia, o la nuova Zeta l’italiana, ed altre, ma queste risultano spesso nettamente meno promozionali delle radio generaliste, proprio per il loro format tutto incentrato sul repertorio nazionale, e perché spesso sono un flusso quasi continuo di musica interrotta da pubblicità.

Inoltre questo tipo di emittenti radiofoniche difficilmente annunciano i dischi che vanno in onda, ed inoltre la stragrande maggioranza ha un palinsesto in cui in prevalenza vengono selezionati e suonati vecchi successi consolidati (evergreen) e molto poca musica nuova.

Analizziamo il mito che solo le major discografiche possono far suonare i brani dalle radio, che è alla base delle continue lamentele della gran parte dei nuovi artisti e degli artisti emergenti.

In realtà le grandi case discografiche hanno gli stessi problemi di tutti gli emergenti e indipendenti. Spesso a fronte di dieci o venti proposte mensili fatte da una major alle radio, ne vedranno realmente promosse una o due relative alla musica Italiana. Il resto è musica internazionale, e comunque moltissimi prodotti restano fuori dall’airplay.

Questa difficile situazione è ulteriormente condizionata dai gusti dei vari programmatori musicali e dal formato musicale delle varie emittenti.

La verità è che oggi, la promozione radiofonica, almeno così come è concepita attualmente, è meno importante di una volta.

Se mettiamo in relazione l’airplay radiofonico alle vendite discografiche, e ai vari target di pubblico, emerge una situazione sorprendente Un brano molto promosso radiofonicamente spesso non è anche quello più venduto. Se analizzate attentamente le classifiche di vendita scoprirete che spesso sono molto diverse da quelle di airplay radiofonico, o comunque non corrispondono sempre.

Ci sono molti artisti che vendono dischi pur non essendo suonati dalle radio.

Poi cosa più importante, negli ultimi anni è maturata una generazione (numericamente molto rilevante) di giovani che per ragioni anagrafiche è cresciuta con l’Ipod, l’IPhone, l’Mp3, il computer, YouTube, Spotify, Deezer… e non sicuramente con la radio.

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Questa nuova generazione la radio non sa nemmeno come si accende, o nel migliore dei casi non possiede nemmeno un apparecchio radio, se non quello dei genitori o nelle auto, e al massimo la ascolta dalle app degli smartphone o tablet.

Tra qualche anno si aggiungeranno sicuramente nuove generazioni ancora più lontane dal mondo della radio così come è concepita oggi.

L’invecchiamento della popolazione, e la conseguente riduzione del target giovanile di tutte le radio nel nostro paese è già iniziato da tempo, allontanando sempre di più il pubblico degli ascoltatori radiofonici da coloro che realmente consumano musica.

La radio generalista è come la Tv generalista, ha sempre di più un pubblico anziano, e che spesso non corrisponde a coloro sono abituali compratori di musica.

Purtroppo questi dati non emergono ancora in modo chiaro all’opinione pubblica, le motivazioni sono da ricercare nel forte potere delle grandi emittenti nazionali che per interessi prettamente pubblicitari non consento la loro divulgazione capillare. Un poco come è già successo in Tv.

La domanda che sorge spontanea è: Per quanto ancora riusciranno a nascondere questa realtà?

 

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Luigi Calivà
Ha iniziato la sua carriera nel mondo della musica come tecnico o tecnico del suono (nella prima metà degli anni 80) lavorando in tour con artisti come Rettore, Sergio Endrigo, la Bottega dell’Arte, Gepy & Gepy, Mia Martini, Nada, Mimmo Locasciulli, Riccardo Cocciante, Luca Barbarossa, Locasciulli & Ruggieri. Dopo una piccola esperienza come promoter discografico radiofonico, passa dall’altra parte della barricata diventando il direttore dell’ufficio discografico di RDS sin dalla sua nascita e per sedici anni. Dopo la sua uscita da dall’emittente diventa per alcuni anni il direttore marketing della divisione eventi Friends & Partners (oggi F&P Group), importate agenzia Italiana per la musica live. Ha fatto anche il general manager di un’etichetta indipendente producendo compilation e prodotti discografici di catalogo, riuscendo a vendere oltre un milione di dischi, e aggiudicandosene diversi d’oro e di platino. Ha gestito anche una società di edizioni musicali con un notevole catalogo, curando anche diverse colonne sonore per film e cartoni animati. E stato anche produttore o manager di artisti come Gegè Telesforo, Gli Stadio o Alex Britti, e ha collaborato come consulente per il management con molti altri artisti. Ha curato come produttore esecutivo due particolari progetti teatrali e musicali, “Britti & Bennato” e “Barbarossa & Marcorè”. E’ generalmente considerato un esperto di radiofonia, management musicale, produzione discografica, eventi musicali, sponsoring musicale, marketing entertainment e comunicazione non convenzionale legata al settore musica e dello spettacolo in genere. Ama definirsi un libero pensatore e scrivere, e ad oggi ed ha pubblicato due romanzi, “Il Cantautore” e “John Lemnos” (scritto con Fulvio Ottaviano). Ha inoltre pubblicato un e-book, un manuale dedicato ai giovani artisti che iniziano la loro carriera nella musica dal titolo. “Essere artisti nel nuovo mercato musicale e avere successo” che aggiorna ogni 2 anni. Oggi per non farsi mancare nulla, gestisce un’azienda di famiglia che nulla ha a che fare con la musica.

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