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martedì, Maggio 18, 2021

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“I testi dei cantautori italiani dovrebbero essere insegnati a scuola”-Così parlò Franceschini

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di Roberto Manfredi

In occasione della laurea ad honorem consegnata a Patti Smith in quel di Parma, il ministro Dario Franceschini si è lasciato scappare una dichiarazione quasi storica:
I testi dei cantautori italiani dovrebbero essere insegnati a scuola
”.

Magari se al posto di Patti Smith ci fosse stato Franco Battiato o Francesco De Gregori, la frase avrebbe avuto un maggior effetto. L’occasione è ghiotta per fare un punto sull’educazione musicale nelle nostre scuole, a partire dalle elementari.

cantautori

Giorni fa ho accompagnato mio figlio di nove anni con l’intera classe ad assistere a una edizione (fortunatamente ridotta) del Barbiere di Siviglia presso il teatro Arcimboldi di Milano. Era un’iniziativa della scuola. Per certi versi interessante, dato che i bambini erano stati istruiti per cantare in coro, seduti in platea, alcune frasi dell’Opera, come “La Calunnia è un venticello….”. Ho poi appreso che la compagnia, con orchestra annessa, ha fatto in tutta Italia più di cento repliche. E fin qui tutto bene.

Ho notato però che i bambini nell’atrio, anziché ripassare le parti del libretto, cantavano “Occidentali’s Karma” a memoria. Il che mi ha fatto riflettere. La domanda è così sgorgata come un acuto della Rosina in scena:
“Come si insegna la musica ai bambini?”.

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Così mi è venuto in mente il saggio di fine anno scolastico dell’anno scorso, dove l’insegnante di canto ha formato il coro della classe, facendo cantare tutti i trentasei bambini all’unisono, senza alcuna armonia. Un coro senza armonia è come una squadra di calcio che non sa distinguere tra difesa, centrocampo e attacco, destinata così a perdere per 8-0. Non entro in merito sul metodo, quanto invece sulla scelta della canzoni e quindi dei testi da cantare.

Nel caso del Barbiere di Siviglia, è bene ricordare che la prima dell’Opera di Gioachino Rossini avvenne nel febbraio del 1816. Il libretto scritto da Cesare Sterbini ha per titolo arie come : “Se il mio nome saper voi bramate” o “ Cessa di più resistere”. Nell’Ottocento si parlava così… fortunatamente Rovazzi non era ancora nato, altrimenti avrebbe scritto un’aria dal titolo :
“Dì si felice innesto molto interessante il tutto”.

Battute a parte, la storia va insegnata eccome, ma il metodo e il programma scolastico attuale salta dal Barbiere di Siviglia alle canzoni tipo “La forchetta Giulietta” o la gettonatissima “La Tartaruga” di Bruno Lauzi. Di contemporaneo, o almeno di più recente, non c’è nulla. Idem per l’insegnamento strumentale.

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A scuola girano ancora quegli orrendi flautini dolci, anziché chitarre o pianoforti. Forse perché il flauto dolce entra più facilmente nello zainetto, ma le scuole potrebbero pure dotarsi di un pianoforte, di una o due chitarre o un paio di tastiere, tanto la lezione di musica la pagano i genitori. Macchè. E vai allora con quegli strazianti sibili flautati. Così accade che i bambini imparano a scuola cose, temi, testi di cui si dimenticano appena arrivano a casa quando ascoltano le canzoni di oggi dagli iPad e dai film della Marvel con i supereroi trasmessi in tv.

Sto ovviamente parlando di bambini della terza, quarta elementare, di quei bambini cioè che crescono alla velocità della luce e che sanno già usare le tecnologie odierne.

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Roba che se non metti i filtri parental control sul tuo cellulare, vanno subito su YouTube a vedersi i video hip hop con donnine  seminude che sbattono il didietro in formato filo interdentale, in ogni dove.

Ora, facendo appello alla proposta di Franceschini, che per ora è solo una segnalazione e nulla più, non vedrei nulla di scandaloso se già alle elementari si insegnassero ai bambini canzoni come “Buonanotte Fiorellino” di De Gregori o “Attenti al lupo” di Lucio Dalla o “La fiera dell’est” di Angelo Branduardi. Sarebbe già un passo avanti per loro e anche per i genitori che sarebbero sicuramente entusiasti di fare le “ripetizioni” a casa, piuttosto che ricordare : “La calunnia è un venticello” o altre arie del melodramma ottocentesco.

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La scuola dovrebbe essere considerata come una sorta di finestra aperta sul mondo, e la materia ideale per questo è senz’altro la musica, canzone compresa. Se non lo capisce la Pubblica Istruzione è un bel guaio, perché poi la scuola a cui i bambini o gli adolescenti faranno riferimento, sarà quella che vedranno nei talent show in tv. Così i loro maestri ideali saranno JAX, Fedez e Rovazzi. Vogliamo porci rimedio prima che sia troppo tardi o lasciamo che la calunnia resti un venticello?

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