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DECALOGO PER COMPORRE UNA CANZONE DI MERDA PER IL MERCATO DIGITALE

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di Roberto Manfredi  

Quali sono le regole fondamentali per produrre musica per Youtube e per i canali digitali? Sono regole terribili, una sorta di dittatura della sintesi, in cui la composizione è  microscopica come il principio attivo di un farmaco da banco. Pochi milligrammi di poco o nulla. Dopo un attento e laborioso studio sulla merd* pop attuale, mi sono permesso di stilare il decalogo ideale per produrre una irresistibile canzone di merd*,  che potrebbe entrare facilmente nella Top Five e farvi guadagnare dei soldi facili quanto immeritati.


Ecco le dieci regole fondamentali.

1) Abolire le intro.
2) I BPM  devono aumentare.
3) Il titolo del brano deve essere ‘cantato’ subito… e contenere meno parole, meglio ancora se è una sola.
4) Il ritornello deve sentirsi entra i 30 secondi.
5) La stesura ideale è ritornello-strofa-ritornello.
6) La durata ideale non deve superare i 3 minuti e 30 secondi.
7) Abolire gli assoli strumentali.
8) La canzone è concepita come uno spot. Niente da ricordare se non la frase tormentone a modello dello slogan pubblicitario.
9) Il sound deve essere povero, sintetico, scarno, possibilmente già sentito in milioni di altri pezzi.
10) Il rifacimento di una melodia nota è ben accetta, basta che sia sotto i limiti di durata del plagio.

Ovviamente di canzoni di merd* ce ne sono tante, anche tra quelle che durano cinque minuti, che hanno un testo inondato da troppe parole e che sono persino cantate discretamente, ma se ci fate caso, le più numerose sono quelle che osservano il decalogo di cui sopra. Tutto segue la tipica filosofia “mass consumer” minimale. Ovvero: ascolta, condividi e getta, possibilmente il più velocemente possibile. Il mercato non ha tempo da perdere, perché il tempo per l’ascolto deve essere casuale, istantaneo e vissuto in luoghi non deputati all’ascolto attento, come uffici, centri commerciali, negozi di abbigliamento, bancomat, suonerie telefoniche, toilettes e ascensori.

La canzone di merd* va promossa nelle radio, meglio ancora se a pagamento, e usata per un minuto circa, dopodichè deve diventare la base sonora per il “cazzeggio” del conduttore di turno.

Nel caso si voglia colorarla di hip hop, allora il testo deve contenere qualche velleità banale, ma non troppo, quel tanto che basta per farla sembrare una falsa canzone d’autore. La canzone di merd*, dal download immediato deve costare pochi centesimi di euro. Meno costa, più risulta interessate. E’ praticamente come un prodotto scontato da discount, che in tempo di crisi ha un appeal irresistibile. La canzone di merd* va ascoltata a volume sostenuto in un’ automobile con i finestrini abbassati. La canzone di merd* deve esprimere una sorta di fanciullezza perenne, uno stato adolescenziale tipico dei cosiddetti “bimbiminkia”.

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Più il testo è trash, più ha possibilità di entrare nell’immaginario collettivo di chi l’ascolta con un solo auricolare e con le mutande in vista. La canzone di merd* deve traspirare attraverso il cerume nelle orecchie e sugli addominali palestrati. Per il pubblico femminile sui tattoo da fondoschiena raffiguranti aquile blu.

La canzone di merd* deve piacere ai bambini perché imparino subito il testo a memoria, così piacerà anche ai loro genitori. La canzone di merd* deve entrare in classifica altrimenti non lo è abbastanza. La canzone di merd* può vincere Sanremo ma non è obbligata a farlo, può sempre accontentarsi del premio della critica. La canzone di merd* deve avere un video altrettanto di merd* che totalizzi migliaia di visualizzazioni a pagamento.

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La canzone di merd* è fashion e per alcuni fan irriducibili addirittura cult.
Il testo della canzone di merd* o il suo titolo deve essere citato da illustri opinionisti come Carlo Freccero per suoi possibili aforismi televisivi. La canzone di merd* ha più successo se promossa da un tutor.  La canzone di merd* è facilmente utilizzata come intersigla nei reality show. Se poi la fischietta un tronista o un ex calciatore allora è un successo garantito.

Insomma, se siete dei cantautori fuori moda, dei compositori di musica contemporanea incompresi, dei front man di tribute band che non sanno cantare in inglese, ora avete degli ottimi motivi e indicazioni per far soldi con la SIAE. Seguite le indicazioni del nostro decalogo e la vostra vita cambierà di colpo. Avrete successo e una merd* vi seppellirà per sempre.

 

 

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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