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mercoledì, Gennaio 27, 2021

Sanremo: si cerca di portare gli Abba al Festival

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Anni ’80: il fenomeno delle sigle dei cartoni animati

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di Alberto Salerno

Si chiamavano Anime, ed erano tutti giapponesi i cartoni animati che si impadronirono della TV italiana dalla fine degli anni ’70. I bambini ne andavano pazzi.
La prima a muoversi fu la Rai, poi seguì Mediaset, perché costavano poco e rendevano molto in termini di gradimento.

Chi non ricorda Jeeg Robot, Candy Candy, Heidi, I cavalieri dello Zodiaco o Sailor Moon? Ma quello che rappresenta una vera e propria icona di quel periodo fu UFO ROBOT.

La cosa singolare fu anche l’incredibile successo discografico delle sigle che aprivano e chiudevano questi cartoni animati. Successi da centinaia di migliaia di copie, e tutto di copyright italiano, poiché sia la Rai che Mediaset non erano interessate a questo business, e aprirono le porte alle etichette che proponevano, appunto, sigle in italiano “personalizzate”.

L’interprete regina fu e rimane Cristina D’Avena. Non pensiate che fosse facile scrivere questo genere di canzoni, bisognava avere un talento speciale, bisognava sapere quali elementi usare, sia per la musica che per le parole.
Due maestri del genere sono Ninni Carucci e Luigi Albertelli.

Ma, Anime a parte, un altro successo clamoroso fu il mitico “Furia“, che poi tutti chiamano “Cavallo del west”, cantato a Mal, che balzò al primo posto e ci rimase parecchie settimane. In poche parole, a quei tempi quello delle sigle era davvero un affare, un affare che rendeva molto bene e che non aveva bisogno di denaro, anche perché erano solo dei 45 giri.

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Sigle Cartoni Anni 80 – VIDEO

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