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“I fantasmi di Portopalo”: successo per la fiction di Rai1 con Beppe Fiorello e il dramma degli immigrati

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i fantasmi
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di Annamaria Tortora

I fantasmi non esistono. Ma i morti in mare si, e diventano fantasmi se chiudiamo gli occhi e ci dimentichiamo della loro esistenza. Diventano fantasmi se continuiamo a portarci dentro il senso di colpa per non essere stati in grado di salvarli, per aver ceduto al ricatto dei potenti e aver chiuso gli occhi dinanzi al bieco spettacolo di anime a galla che trovano pace solo nell’abbraccio del mare. Così la nave affondata nelle acque di Portopalo nel Natale del 1996 con a bordo 300 migranti diventa protagonista di un’incredibile storia raccontata in prima serata e in due puntate su Rai Uno.

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Beppe Fiorello con il “vero” pescatore, Salvo Lupo, protagonista della storia

Beppe Fiorello con un’interpretazione magistrale ha vestito i panni di “Saro”, ex pescatore che ritrovò e denunciò, senza essere ascoltato dalla sua comunità, la scoperta del relitto della nave fantasma che nella notte di Natale del 1996, al largo del borgo marinaro più a sud della Sicilia, causò la morte di quasi 300 migranti. La nave fu definita “fantasma” perché per anni quella nave fu «lasciata in fondo al mare» col suo carico di morte. I pescatori portopalesi, che già qualche giorno dopo l’accaduto avevano cominciato a riportare su i primi cadaveri, spaventati dalle conseguenze burocratiche e del potenziale blocco della pesca, che rappresentava l’unica e fiorente economia del luogo, decisero di comune accordo di rigettare in acqua tutti quei corpi che per una corrente avversa finirono nelle loro reti da pesca, pesanti come inutili rifiuti di mare. Ma Saro, rompendo il suo silenzio di omertà, decise di dare giustizia a quei corpi inghiottiti nei fondati, dedicandosi con caparbietà, e contro un intero paese che lo vedeva traditore di un patto di alleanza, alla ricerca della verità.

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Il tempo dunque gli restituisce la pace per non aver ceduto al ricatto morale di una società cieca e tuttavia,  apre gli occhi su un fatto quotidiano che ogni giorno continua ad essere una sconfitta per il genere umano. Anche oggi a largo delle coste di Tripoli l’ennesimo barcone è affondato con il suo carico di uomini, donne e bambini che hanno venduto tutto per salvarsi ma che hanno trovato nelle acque gelide, l’ultimo dolore della loro esistenza.

Mentre i politici fanno le leggi, chiudono le frontiere e chiudono gli occhi su questo imbarazzante fenomeno umano, ogni giorno qualcuno prova a scappare da quelle terre invase da odio, per cercare negli uomini onesti, su coste parallele, il conforto di chi sa accogliere senza giudicare e solo per amore.

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“Nonostante i disagi, per me, mia moglie Maria, i miei figli, le mie radici sono qui, e non me ne vado. La presidente della Camera Laura Boldrini mi ha voluto ricevere per congratularsi. Io sono stato sempre convinto delle mie azioni e non temo nulla. Spero di aver dato un contributo alla famiglie che hanno perso i figli in mare. Questa è la giustizia morale che mi interessa. Per me questo film è un riscatto“.

Queste le parole di Salvo Lupo, il vero protagonista di tutta questa vicenda che emozionato per aver visto la sua storia diventare un film grazie alla brillante regia di Alessandro Angelini e alla straordinaria interpretazione di Beppe Fiorello, ad oggi ha sussurrato alle nostre coscienze l’importanza di non essere solo uomini, ma veri esseri UMANI.

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Annamaria Tortora
Annamaria Tortora nasce a San Severo (FG) il 4 luglio 1988 da padre artigiano e madre casalinga. All’età di 13 anni, incoraggiata da papà Lello incomincia il suo percorso musicale scegliendo come suo strumento, la chitarra classica. Da qui in avanti la sua passione diventa un vero e proprio percorso di vita tanto che comincia a dedicarsi alla stesura di testi aspirando così al cantautorato. Nel 2005 partecipa alle selezioni per la 48esima edizione del Festival di Castrocaro Terme e nello stesso anno intraprende gli studi canori presso la “Labomusica” di Modena, scuola di canto fondata da Carlo Ansaloni in collaborazione con Silvia Mezzanotte dei Matia Bazar e Leone Magiera, maestro storico del grande tenore Luciano Pavarotti. Partecipa nel 2010 ad uno stage di scrittura creativa con il celeberrimo autore “Bungaro” e nel giugno del medesimo anno è finalista del Premio Musical-letterario “Lunezia” con la canzone “Il sognatore sulla luna”. Nel 2012 ha partecipato con lo stesso brano anche a Sanremo Social e pubblica con la casa editrice Anam Edizioni l’omonimo libro con il disco inedito in abbinamento editoriale. Ad oggi il suo percorso artistico è in continua evoluzione: organizza concerti, serate di musica dal vivo e continua a scrivere canzoni per sé e per gli altri. Sgomitando tra gli emergenti, sogna di diventare critico musicale o di lavorare nell’industria discografica e così parallelamente alla sua passione per la musica porta a termine i suoi studi universitari e nel dicembre 2015 consegue il titolo di dottore magistrale in Marketing, Comunicazione d’Impresa e Nuovi Media presso l’università LUMSA di Roma. Attualmente e consulente e ufficio stampa in Edelman Italia, ed è responsabile marketing e comunicazione dell’associazione di clownterapia “Teniamoci per Mano Onlus”.

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