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SanRemo… il protettore dell’ipocrisia?

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Festival di Sanremo
Voto Autore

di Marco Fioravanti

Forse SanRemo è il santo protettore dell’ipocrisia?
Una volta all’anno il mondo musicale italiano viene travolto dal transfer del Festival di Sanremo e le prestazioni canore degli artisti subiscono gli influssi alchemici, benevoli per alcuni e malevoli per altri, della nostra capitale della musica, nel ponente ligure infatti alcuni cantanti da pessimi si rivelano eccellenze, e alcuni talenti si trasformano in pessimi o mediocri interpreti. È in questi momenti che si manifesta il delirio noioso degli addetti ai lavori che diventano figli intonati alla regola di un dio bifronte.

La loro è una consumata litania “Ah! Quest’anno è peggio dell’anno scorso, non ci sono pezzi che si fanno ricordare, il Festival di Pippo Baudo era un’altra cosa, i cantautori dove sono finiti? I testi sono insipidi…” eccetera eccetera eccetera: insomma le solite mezze stagioni o lamentazioni nazional popolari, mediamente radical chic, snob, che riassumono l’italian pensiero: tutti noi lo faremmo diverso questo Festival. Migliore. Ma davvero nessuno saprebbe come, o peggio cosa.

Ma, squillo di trombe, appena entra in studio un cantante, uno qualsiasi, anche il più sfigato degli sfigati, tutto, per magia, cambia. “Ah! Quest’anno con la tua presenza il festival è migliorato, il tuo brano è veramente interessante,tu sei bravissimo, abbiamo ricevuto un sacco di messaggi, ti danno per favorito, ci hanno detto che vinci tu, poi guarda se ti hanno eliminato è perché le giurie non capiscono nulla, lo sai no che anche Vasco Rossi e Zucchero arrivarono ultimi…”.

Una come Bianca Atzei, per esempio, ospite di una famosa radio, la più ascoltata d’Italia, “come fosse casa sua”, è stata subissata di complimenti: “Ah! Hai cantato bene (ed è vero), siamo intasati da messaggi a tuo favore, siamo allibiti dalla tua eliminazione, hai un pezzo bellissimo (manco Rosanna Fratello ai tempi d’oro lo avrebbe cantato)”.
I due di Paba e Nesli, che secondo il sottoscritto è una delle peggiori coppie della storia del festival, vengono presentati in radio, una di quelle che manda solo musica italiana, come due superstar arrivate da chissà dove. E giù a ripetere “Ah! Il vostro brano è stupendo (dire porcheria, si può?), non vi hanno capito, vi ha ingannati l’emozione del palco dell’Ariston“.
Per la radio numero due di mamma Rai, Alessio Bernabei è addirittura un polistrumentista come Lenny Kravitz, chissà cosa ne penserebbe Lenny…

Signori miei, ma la vera vergogna sapete qual è? No signori, non è una stonatura, o una voce ormai stanca. È quello che resterà del festival che ha già il sapore amaro della delusione.
Vi rendete conto che la maggior parte di questi qua tra due settimane tornerà nella terra di mezzo o peggio nella terra di nessuno? Nella terra della dimenticanza.
È così difficile essere sinceri e dire che forse il pezzo non era ben costruito benissimo, che l’ispirazione mancava, che l’interpretazione non era all’altezza?
E quelle belle lotte al dopo Festival tra Toto Cutugno e i critici che lo massacravano non erano più costruttive? E lui, Toto, lo snobba il Festival: lui che ha i palchi del successo internazionale.
Ed è una delle icone della canzone italiana nel mondo.

Mancano poche ore alla fine dell’allucinante alienazione festivaliera poi tutto tornerà come prima.
Perché Sanremo è Sanremo, dura una settimana e poi svanisce nel nulla.

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