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Pino Daniele: “…il sistema ha paura di tutte le forme d’arte di qualità” – Come cambiare le cose!?

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Alla vigilia dell’uscita del docu-film su Pino Daniele “Il Tempo Resterà“, a Marzo nei cinema, cogliamo l’occasione di postare oggi, per la Rubrica “Scritto da Voi”, un testo sull’artista partenopeo Pino inviatoci da un musicista, compositore e arrangiatore, Marco Pezzola.

di Marco Pezzola

La scomparsa di Pino Daniele ha scatenato in me una serie di riflessioni partendo da una considerazione: se oggi esistesse in Italia un cantautore che proponesse una musica come la sua non sarebbe preso minimamente in considerazione dalla discografia attuale.

Perchè, mi domando io?

E allora mi sono dato delle risposte.
Voglio partire da un pensiero che Pino Daniele scrisse nel suo libro “Storie di un mascalzone latino“:

In Italia, paradossalmente, essere bravi è un handicap, la gente è portata (o meglio la stanno portando) ad identificarsi nel superficiale perchè il sistema ha paura di tutte le forme d’arte di qualità“.

In questa affermazione c’è tutta la spiegazione del decadimento del mercato musicale a livello artistico, discografico, radiofonico e televisivo.

E allora ecco che le canzoni non devono più seguire (come dovrebbe essere) la logica della ricerca della bella melodia e dell’armonia elegante e raffinata.
No. Bisogna confezionare i ritornellini facili facili, che partono rigorosamente dopo 1 minuto e mezzo, e il tutto sempre sui soliti tre accordi (da vent’anni!!!), cantato dalle belle “pischelline” o dai belli “pischellini” di turno, che ammiccano le masse. Come ciliegina sulla torta mettiamoci pure anche la telefonata della “conoscenza” di turno (quelle non mancano quasi mai) che segnala questo e quello, a danno di tanti veri talenti. Poi se uno sa cantare o no quello non ha importanza.

La cultura dell’immagine viene posta al di sopra di tutto.
Non si devono più usare i bravi musicisti per fare i dischi perchè, tanto, ci pensa il fonico con Pro Tools a fare gli assemblaggi delle frasettine ovvie e ripetitive di ogni singolo strumento, per poi metterle in ripetizione, tanto poi alla gente che ascolta gli importa poco del bell’arrangiamento e di tutte quelle rifiniture che contraddistinguono la bella canzone da un mediocre prodotto preconfezionato e dato i pasto ai ragazzi ammorbandoli e anestetizzandogli i neuroni.


 

E così giù con i Talent che sfornano, spesse volte, “cantarucoli” spuntati dal nulla, dando loro l’illusione della fama con un paio di riflettori puntati e tre balletti attorno a loro, formula ben congeniata che purtroppo piace tanto al pubblico che in loro si identifica.

Poi c’è la riscossa dei rappers, che loro i dischi li fanno in casa con il “loop” per poi presentarsi come “ganzi” a fare “concerti”.

A tutto questo bisognerebbe rispondere con un boicottaggio in massa.
Dovremmo boicottare tutti coloro che rappresentano questo decadentismo musicale e culturale, da alcuni produttori (i soliti noti) ad alcuni discografici, da diversi dirigenti di radio e tv ad alcuni personaggi politici che gravitano attorno il settore.
Dovremmo davvero disertare i concerti e magari smettere anche di comprare i dischi di “certa” gente.

Dovremmo ritornare a fare musica con la M maiuscola, liberandoci una volta per tutte da alcune discutibili logiche di mercato e dalle loro distorte strategie di marketing. Soprattutto dovremmo riappropriarci della musica e fare in modo che la creatività musicale torni ad essere una nobile arte al centro del mercato e non il contrario.


Bisognerebbe di re “Basta” a certe logiche di mercato che fino ad oggi non hanno fatto che stroncare la carriera di tanti bravi autori, cantanti, arrangiatori, musicisti e produttori, colpevoli solamente di aver osato nel loro mestiere.

Chi scrive musica lo deve poter fare in modo assolutamente libero, così come chi la suona e la arrangia… altrimenti diventa un controsenso piangere la perdita di un grande protagonista della musica italiana come Pino Daniele e poi continuare a prestarsi a produrre musica di basso livello per la sola esigenza del mercato.

Così non se ne esce.
Pino Daniele ci ha insegnato tanto e ci ha aperto una strada.
Sta a noi continuare a percorrerla.

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