Home Scritto da voi Guttuso: Bagheria dedica un museo civico d’arte contemporanea al grande pittore

Guttuso: Bagheria dedica un museo civico d’arte contemporanea al grande pittore

594
0
SHARE
Voto Autore

di Antonio Muscaglione

Guttuso viene omaggiato con un Museo in Sicilia.

Il 26 dicembre scorso si è inaugurato a Bagheria un museo civico d’arte contemporanea dedicato a Renato Guttuso.

Più che un’inaugurazione, una festa di compleanno per l’anniversario dalla nascita del maestro bagherese. Una festa fatta da giochi pirotecnici, musica, proiezioni artistiche delle opere del maestro sulla facciata della villa settecentesca sede della galleria.

A tratti la festa assume toni folkloristici, la gente è più attratta dai selfie con i vip (tra cui Pif, Francesco Scianna) intervenuti alla manifestazione, che dall’ammirazione delle opere del maestro, o dallo scenario degli splendidi spazi della villa settecentesca.

Cerco di non farmi distrarre dai rossetti delle signore intervenute e mi intrattengo in discorsi edificanti con chi ha fatto di tutto per rilanciare la cultura partendo dal patrimonio che Guttuso ha donato, negli anni, alla sua città natale.

Incontro a più riprese, durante il pomeriggio, il figlio del maestro, Fabio Carapezza Guttuso. Mi racconta con grande entusiasmo il lavoro di quasi due anni necessari per restaurare la villa.

Padre & Figlio Guttuso

Con gli occhi che gli brillano mi descrive ogni singola scelta che hanno preso per la nuova configurazione dell’allestimento. La scelta delle pareti bianche, a mio avviso condivisibile, perché, gli dico “aiuta ad esaltare l’espressività, la matericità e la vivacità cromatica delle opere del padre“.

Grande  partecipazione anche da parte del sindaco Patrizio Cinque, che mira a mettere da parte le inevitabili polemiche politiche e a guardare al risultato, patrimonio per la comunità.

Al termine della lunga passeggiata all’interno degli spazi del museo, tra scaloni settecenteschi, grandi sale (bianche) con volte a crociera impreziosite da più di millecinquecento opere, si passa alla sala stampa.

Giuseppe Tornatore e Antonio Muscaglione – Crediti Foto Antonio Lo Porto

Qui ho modo di intervistare il Premio Oscar Giuseppe Tornatore. Mi presento, mi sorride pacatamente. Gli chiedo in che modo la pittura del maestro, suo amico, lo abbia influenzato, da regista, nel racconto dei luoghi della sicilianità. L’espressione di Tornatore si fa sognante, mi dice, fin da subito, che “è impossibile, molto complesso, rispondere a questa domanda“. Ci sono delle influenze che riconosce come tali, altre che ritiene di avere assorbito, indipendentemente dalla sua volontà.

Mi racconta nello specifico di due scene nel suo “Nuovo cinema Paradiso” che sono volutamente, nell’inquadratura, un omaggio a due quadri del maestro: una scena di donne che stendono il pomodoro al sole; e la rappresentazione cinematografica del quadro “Gioacchino Guttuso agrimensore” in cui Guttuso aveva ritratto il padre alla prese con la sua macchina fotografica.

Mi indica, con un gesto lento e deciso, come solo la mano di un regista sapiente può fare, la locandina appesa, a pochi metri, lì, nella sala stampa, in cui è raffigurato il quadro che mi ha appena citato. Ancora immerso nel mondo di Guttuso, mi descrive il maestro a lavoro, nel suo studio romano. Sempre alle prese con la giusta prospettiva dell’oggetto da dipingere, una ricerca costante fatta attraverso lo studio della prospettiva, utilizzando, come strumento, la macchina fotografica, “ce l’aveva sempre a portata di mano“, mi dice, e ancora: “era un fotografo scrupoloso, sempre alla ricerca di prospettive particolari”.

Antonio Muscaglione e Pif – Crediti Foto Antonio Lo Porto

Il Museo Guttuso, dopo un anno e mezzo di lavori di restauro, quattro milioni di euro spesi, dal ventisette dicembre è visitabile ed è tornato fruibile per i visitatori che si vorranno arricchire d’arte contemporanea.

Oltre alle opere del maestro bagherese la galleria ospita opere di, tra gli altri, Pippo Rizzo, Mario Schifano, Tano Festa, Onofrio Tomaselli, Domenico Quattrocchi e Bruno Munari.

Ringrazio Antonio Lo Porto per i preziosi scatti che documentano l’evento.

 

 

Commento su Faremusic.it