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Barbara D’Urso: la maschera del dolore nei suoi Pomeriggi dell’Orrore in TV

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Barbara D'Urso
Barbara D'Urso
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di Luisella Pescatori

Certo Barbara, ovvio che difendi le donne, sono le donne che non difendono più te.
Anche Tina Cipollari, ed è tutto dire, scuoterebbe il capo sbigottita davanti alla tua potente maschera del grottesco.

la D’Urso, che sembra più fasulla dei sorrisi meccanici di Giletti, più stucchevole della tinta di Biscardi, più imbarazzante delle gaffes di Giurato, ha fatto la storia dei pomeriggi nazional popolari. Inquadrando lacrime e sguardi, di dolore, ha spazzato via ogni dubbio: è lei la regina trash del piccolo schermo.

Io vorrei vederla Barbara, in onda senza trucco. Senza filtri. Senza inganni. Vestita solo di autenticità. Spogliata delle sovrastrutture dell’audience. Dello scoop. Della fame di notizia. Non è mai stata credibile. Non lo sarà mai. Non è colpa sua. Ha creduto di poter recitare talmente bene da essere verosimile, credibile, ma l’unica verità che ha sempre sostenuto è la falsità del miele.

Ha quasi sessanta anni, da miracolo: è la femmina televisiva per eccellenza, vincente nella sua napoletanità, ma siccome non fa la casalinga e conduce, a bacchetta, uno studio televisivo dovrebbe conoscere la grazia e la misura delle parole. Si levasse fronzoli, orpelli e restasse muta a fissare la telecamera, avrebbe lo stesso successo, e non farebbe rabbia a nessuno. Sa incantare col suo viso perfetto, come si dice in gergo, buca lo schermo. Ma ha stancato e la puntata sull’intervista alla ragazza messinese, Ylenia, a cui è stata gettata addosso della benzina per darle fuoco, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Riassumiamo brevemente cosa è successo in quella puntata.

Durante la trasmissione (della durata, di solito, di due ore) si è parlato prima del caso dei coniugi uccisi dall’amico del figlio, che era il mandante del duplice omicidio, poi della ragazza sfregiata con l’acido dall’ex, e infine, come ciliegina sulla torta, di Ylenia a cui, come su scritto, è stata gettata addosso della benzina prima di darle fuoco. A rendere più “squallido” il tutto c’è stata, in diretta, la litigata tra madre (mamma di Ylenia) e figlia – vittima della violenza del fidanzato – con quest’ultima che, nonostante tutto, difendeva a spada tratta il suo aguzzino, il fidanzato. La madre invece, a giusta ragione, dava contro il ragazzo. Durante questa convulsa situazione si sono inserite le parole incredibili e inopportune della D’Urso che, rivolgendosi alla ragazza, ha detto che “gli uomini diventano aggressivi per troppo amore“, come a giustificare l’orribile gesto del ragazzo “pseudo” innamorato.

No Barbara, non ci sono uomini che per troppo amore e per troppa gelosia fanno cose che non vorrebbero fare, ci sono le dipendenze affettive ben distanti dai toni e dai gesti dell’amore e del sentimento. Ci sono i calci, i pugni, le violenze, le vessazioni. Ci sono le giustificazioni perché, nelle relazioni malate, la donna non si sente vittima ma si sente in colpa per non essere perfetta e ha la convinzione di essere la causa scatenante della violenza meritata. È follia, Barbara.

E tu conduttrice, attrice, tuttologa non sei psicanalista, psicologa o psichiatra o assistente sociale e devi ammettere che sarebbe stato meglio tacere: ma se davvero il tuo intento fosse stato quello di salvarla, da se stessa, avresti potuto, intimamente, incontrarla a telecamere spente per la tentata filastrocca della morale.
Ma non ti avrebbe ascoltata, lo sai? È ancora troppo scossa dalle ustioni della sua ostinazione per poter vedere la ragione. E aggredisce tutti fuorché il suo carnefice.

Perché vedi Barbara non tutti sanno gestire la pressione delle telecamere. Non tutti escono indenni attraversando l’inferno. Non tutti hanno le gote di plastica rosa e la lacrimuccia d’effetto mentre sentono la pelle bruciare e bramano gli spilli nel cervello credendoli pulsioni d’amore.

Non fare Barbara, come tutti quelli che creano bollini contro, sii contro: con sobrietà, rigore, rispetto e quando vuoi recitare torna in teatro con una bella commedia. Ci sentiremmo tutti meno stupidi.

 

E non convincono nemmeno le spiegazioni che hai dato dopo, sempre a Pomeriggio 5, durante la trasmissione del giorno dopo (vedi video sopra), spiegazioni “accorate” per difenderti dalle furiose critiche che ti sono piovute addosso, e che, ad onor di cronica, riporto fedelmente qui di seguito:

Da sempre sono contro la violenza sulle donne […] Mi viene attribuita una frase che viene completamente decontestualizzata in mezz’ora di intervista. La frase è che gli uomini diventano aggressivi per troppo amore. Naturalmente io stavo cercando disperatamente di convincere la ragazza innamorata di questo ragazzo che l’amore, purtroppo, può degenerare e trasformare un uomo innamorato in uno schifoso criminale, una bestia, che va punita e va curata […] Questo io dico da nove anni  e chi mi segue lo sa molto bene. Quel timbro ‘chi ti picchia non ti ama’ è una frase che da nove anni io dico tutti i giorni qui in diretta e nessuno deve permettersi di pensare che io sono contro le donne. Io sono contro la violenza sulle donne da sempre. Quello non è amore, quelli non sono uomini”.

Ma cara Barbara è lo spettacolarizzare le “disgrazie altrui”, facendo su quest’ultime della pura e penosa speculazione, rende squallido quello che fai. È questo il REALE punto.

Ed ha ragione Fiorello quando dice che c’è rischio di “emulazione” quando si dà continuamente in pasto alla gente certe “tragedie”, ha ragione quando nell’appello video rivolto ai direttori di rete della tv generalista dice:

Tutti i pomeriggi ci sono ore di trasmissione sui casi di cronaca nera, il coltello, gli schizzi di sangue […] Basta cronaca nera in tv a tutte le ore del giorno con collegamenti dalle case dell’orrore […] Mi rivolgo ad Antonio Campo Dall’Orto, Piersilvio Berlusconi e Urbano Cairo […] Io non sono nessuno e lavoro in tv quando ne ho l’opportunità. Non voglio criticare il lavoro degli altri o le scelte editoriali delle reti, ma vorrei porre uno spunto di riflessione. Tutti i pomeriggi ci sono ore di trasmissione sui casi di cronaca nera, il coltello, gli schizzi di sangue. È possibile intervenire, cari vertici delle aziende, ed eliminare una volta per tutte questi casi dai rotocalchi? […] Basta cronaca nera in tv a tutte le ore del giorno con collegamenti dalle case dell’orrore. Di questi casi si occupino i Tg e la magistratura e non i rotocalchi. Nel pomeriggio una volta si faceva gossip […] Non potete ammorbare il pubblico per ore con dettagli di cronaca nera. Davanti alla tv ci sono anche i bambini […] E poi scatenano anche fenomeni di emulazione […] Quelli che decidono vedono che gli ascolti di queste cose funzionano e ‘glie danno dentro’. Chi vuole delinquere guarda la tv, naviga in rete, trova facilmente indicazioni su come fare e compie altri delitti. Non faccio nomi di trasmissioni e di programmi, ma vi pregocambiate registro, datevi nuove regole”.

 

Appello ai vertici delle TVGeneraliste…

Pubblicato da Fiorello su Mercoledì 11 gennaio 2017

Per cui cara Barbara butta via la tua finta maschera del dolore che usi davanti le telecamere e risparmiaci i tuoi orripilanti e osceni Pomeriggi dell’Orrore in TV.

 

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Luisella Pescatori
Nella vita uno deve prendere presto coscienza di sé e sapere cosa perseguire, oltre ogni ragionevole ostacolo. A sei anni mi sono innamorata di Massimo Ranieri e senza sosta il mio giradischi arancione inghiottiva "Erba di casa mia", l'unica erba peraltro che io abbia mai assunto, anche negli anni a venire, ma che mi ha creato, parimenti, dipendenza. Da qui il mio sogno: un palcoscenico, un pubblico gli applausi e una grande passione per le operette che seguivo in televisione. Per gli esami di seconda elementare, ho imparato a memoria circa trenta poesie, da declamare alla commissione esterna: ammessa a pieni voti al triennio successivo. ​ I numeri non sono mai appartenuti alle mie determinazioni, ai miei interessi: non ho mai avuto un buon rapporto con loro se non attraverso le mia dita, fedeli complici nei compitini e davanti alla lavagna. Una colossale tonta numerica. Quando al posto dei numeri c'erano le lettere le cose andavamo bene, ero vincente. Nei temi in classe avevo sempre voti alti, ricordo un dieci per aver usato "parole difficili". La professoressa di matematica delle superiori apostrofava me e qualche compagna così: "Signorina lei è una capra", mi trovavo in una dimensione spazio temporale che non mi apparteneva: dov'ero finita? Per uno scherzo del destino: a ragioneria; davvero risuonava estranea alle mie inclinazioni, la materia, ma così era stato deciso. Le ore di tecnica bancaria erano le mie preferite: le parole avevano suoni duri e meccanici, e io mi divertivo a farle risuonare morbide fantasticando su anagrammi improbabili o ripetendole nella mente secondo il verso contrario. Concentravo la vista sullo squarcio di natura che la finestra concedeva, vedevo le lettere animarsi e come soldatini seguire un nuovo ordine. Avevo bisogno di isolarmi da quella materia priva di umanità e di emozioni. Fatto un bilancio: mi interessava altro. Menomale che a salvare la media arrivavano, puntuali, le eccellenze dal professore di italiano che intonava il controcanto, alle colleghe, invocando la salvezza per la "Creatura del Bene". Gli sono riconoscente: ha sostenuto e compreso il mio amore per l'Arte scrittoria. Indirizzo universitario Scienze Letterarie. Ma ancora una volta il destino orienta le scelte. Per me si apre il mondo del lavoro: segretaria contabile. Basta, era chiaro: dovevo fare qualcosa per salvarmi dai numeri. Mi avvicinai all'Arte recitativa. E venne il Teatro. E poi la scrittura.

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