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mercoledì, Dicembre 2, 2020

Achille Lauro: fuori un altro nuovo album, “1920” – Celebrati gli anni ’20 con l’orchestra

Celebrati gli anni '20 nell'album con orchestra Achille Lauro: 1920 - ACHILLE LAURO & THE UNTOUCHABLE BAND, in uscita il 4 dicembre

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LA RAI NON CAMBIA MAI

Voto Autore

di Roberto Manfredi

Carlo Verdelli ha lasciato la Rai. Il Cda ha bocciato il suo piano editoriale per il settore news. Niente di nuovo sotto il cielo. Stessa sorte era toccata anche all’ ex direttore generale Luigi Gubitosi. La cosa non stupisce dato che i cambiamenti in Rai sono rari come i dischi d’oro di Leone di Lernia. Stupisce però che anche i personaggi meno “allineati” alle poltrone, come Carlo Freccero, concordino con la bocciatura all’ennesimo tentativo di innovare e sistemare la più grande redazione giornalistica d’Europa che conta 800 giornalisti assunti e ben 21 redazioni sparse su tutto il territorio nazionale che producono altrettanti 21 telegiornali regionali. Il piano di Verdelli, come quello di Gubitosi, prevedeva un taglio di costi superiore ai 70 milioni l’anno. Apriti cielo. Mi immagino già i commenti al bancone del bar Vanni dietro la sede Rai in viale Mazzini.

“Ahò… questo ce vò mannà tutti a casa. E mò chi li ffà i servizi sulle vacanze intelligggenti? Sui regali de Natale e sui saldi de Gennaio? “

“Eh ciai ragggione Alvà… sai che te dico? Mannamo a casa lui”.

Detto e fatto. Ma siccome bisogna pure giustificare la bocciatura ecco che si manda avanti uno che la sa lunga, perché agli altri viene da ridere. Ed ecco che l’Howard Beal dei palinsesti, lo Schopenhauer dello zapping, il Chon-Bendit del televoto, alias Carlo Freccero, non si fa pregare e apre il dibattito:

Il piano di Verdelli era vecchio. Concentrare le redazioni in 5 macroregioni? Impossibile. E poi ha voluto fare tutto da solo. A Roma queste cose si sanno… ”.

Appunto. Il Cda aspettava sulla riva del Tevere che passasse l’ennesimo dirigente affogato. Su una cosa Freccero ha ragione. Le cose a Roma si sanno, o meglio se ne sa una sola: la Rai non cambia mai. Anche volendo come farebbe? Troppa gente da sistemare, spostare, troppe tessere da rinnovare, troppi parenti e amici di produttori, funzionari, direttori, assistenti, consulenti, segretarie e sottosegretari. Non si riesce nemmeno a cambiare il conduttore a Domenica In, e infatti è tornato “l’emergente” Pippo Baudo, figuriamoci se potrebbe cambiare l’intero Sistema dell’Informazione della Televisione di Stato.

Allora ci si chiede, perché dare il via a questi fantomatici piani di ristrutturazioni, quando nessuno li vuole? La risposta è semplice. Parlare di innovazione e cambiamento fa figo. Crea aspettative, tiene caldi gli investitori, smuove interesse e curiosità. Non a caso tutti questi studi di innovazione si fanno a ogni cambio di Cda, a ogni nuova nomina, ma poi… di palinsesto in palinsesto non cambia mai nulla.

A dire il vero Verdelli ci è andato giù pesante, soprattutto con l’idea strampalata di affidare un direttore nuovo all’anno a un Tg del Sud, a scelta tra l’Annunziata, Santoro e soprattutto Saviano. Ve lo immaginate un tg diretto da Saviano? In tutto tre servizi: uno sulla camorra, uno sull’ n’drangheta e uno sulla mafia. E poi il Meteo, ovviamente anch’esso “vittima del pizzo”.

Ma poi a mente fredda, uno pensa a come circola l’informazione oggi sull’intero pianeta. Basta un click, un cellulare, trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Non servono nemmeno le troupe o gli inviati che ripetono le stesse cose alternando frasi inutili come “ Parrebbe che…”, “Secondo voci non ancora confermate…”, “E’ ancora presto per giungere a conclusioni…”, “Al momento non ci sono aggiornamenti dagli inquirenti…”, “Forse”, “Si dice…”, “A tra poco…”.

Se si pensa che i migliori scoop sono nati da video occasionali fatti da cellulari, telecamere fisse di una stazione o di una banca , ”fuori onda” catturati in strada, o che per leggere una notizia basta guardare il display del telefonino… allora la domanda sorge spontanea come uno sbadiglio a “Porta a Porta”: “A che servono 800 giornalisti, 21 redazioni e soprattutto 21 telegiornali?”.
La realtà è che siamo tutti d’accordo con Carlo Verdelli, ma mica si può dire. Sennò il Cda che ce sta a ffà?

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