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Last Christmas per George Michael

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George Michael, Last Christmas
George Michael - Live at Ahoy, Symphonica Tour, by ernohannink
Voto Autore

di Stefano De Maco

George Michael non canterà più. Un attacco di cuore, ha serrato la sua ugola magnifica per sempre. Il 2016 si chiude con un ennesimo grande lutto della musica, un’altra grande voce si spegne “like a candle in the wind“.

Una lista dolorosa iniziata già a gennaio, con David Bowie, che ci ha lasciati e lasciato un testamento intenso e profondo col suo ultimo album Black Star, un commiato che esprime appieno il suo stile inconfondibile e sempre in anticipo, con parole precise, un album dedicato alla morte vista più come un passaggio obbligato, piuttosto che come una fine ineluttabile.

George Michael, ha vissuto il suo “Last Christmas“, donandoci la sua anima Soul, un regalo che ora potremo far rivivere solo ascoltando i suoi brani. Ci ha lasciati, insieme a Toots Thielemans, George Martin, Otis Clay, Glenn Frey, Maurice White, Keith Emerson, Phife Dawg, Gato Barbieri, Frank Sinatra Jr, Leon Russell, il grandissimo e stratosferico Prince, Natalie Cole, Rod Temperton, il poeta Leonard Cohen, Pete Burns e più recentemente Greg Lake.

E in casa nostra ci ha lasciati Giorgio Calabrese, indimenticabile autore di testi di molti successi italiani musicale quali Arrivederci, E se domani, I sing ammore, oltre a innumerevoli traduzioni di successi per Mina (La Pioggia di marzo, con Ivano Fossati), Vanoni (Domani è un altro giorno), Aznavour.

E ora, George Micheal. Pare che se ne sia andato in silenzio, dormendo. Ma il silenzio che lascia sarà un buco nero nella nostalgia.

Lo vidi in concerto anni fa, in occasione del suo 25 Live Tour, in un Forum milanese che si alzava tutto intero a ballare, celebrando la sua energia. La sua vocalità è (e uso il presente non a caso) talmente di classe da poter spaziare dal soul al pop con una duttilità che lo ha reso unico. Come unico fu nel trasformare un fattaccio di cronaca, quando fu beccato e multato per adescamento in un bagno pubblico a Los Angeles, in un inno diventato una hit piena di fiducia, forza e soprattutto orgoglio, una rivendicazione alla propria libertà indipendentemente dal genere affettivo cui si appartiene. Outside, un titolo semplice ma fortissimo, trasforma un fatto di cronaca di quelli capaci di stroncare una carriera, in un punto di forza, in un successo musicale e video indiscusso e soprattutto in una rivendicazione lucida e coerente per i diritti della persona in primo luogo e del movimento LGBT (o diversamente-etero per essere più patinati e formali…)

Uscito alla luce del sole, o come si dice ha fatto coming out, ha spinto l’acceleratore anziché nascondersi, dimostrando un coraggio umano e artistico che lo ha premiato dopo anni di assenza forzata. Risultando vincitore, sia nelle classifiche, sia nella vita.

Un Artista coraggioso, fragile ma determinato al punto da intentare una causa contro il colosso Sony, discografica con la quale era sotto contratto,

Non sentendosi più padrone delle sue scelte, nel 1992 […] Questo porta George Michael ad anni di silenzio discografico, interrotto soltanto da sporadiche apparizioni live, quasi esclusivamente dedicate all’esecuzione di cover di brani di altri artisti (tra cui il classico “Lady Marmalade” e la ballata “Victims” dei Culture Club, dal popolare e rarissimo bootlegLost cause 001“, pubblicato dopo la prima sconfitta legale, nel 1994). (fonte, Wikipedia)”

Oltre ad un forte impegno sociale a tutto tondo (Live Aid, per citare solo uno tra i più famosi), la sua vita artistica è costellata anche di successi e duetti memorabili, da Aretha Franklin (I Knew You Were Waiting for Me, 1987) a Elton John (Don’t Let the Sun Go Down On Me, 1991), a Mary J.Blige (As, 1999) alla compianta Whitney Houston (If I Told You That, 2000) fino a Luciano Pavarotti (Brother Can You Spend a Dime?, oltre ad una cover del brano di Elton John con Big Luciano, al Pavarotti and Friends, 2000).

E personalmente, vorrei ricordare una vera chicca, quel MTV Unplugged, che realizzò nel 1997, uno show trascinante, rigorosamente live, con ben 8 vocalist e una band fantastica, ripercorrendo una carrellata di hit in maniera unica e piena di “Soul” nel senso più ampio possibile, non confinata quindi al genere soltanto. E vorrei citare Freedom ’90 come puro esempio.

(I link citati portano a video live, dove la sua voce si libera nel flusso delle emozioni, nell’intensità di un momento irripetibile, anziché alle versioni studio più levigate)

Ora sicuramente usciranno a valanga bootleg e raccolte, siamo ancora sotto Natale e il mercato non si lascerà sfuggire di certo l’occasione ghiotta di sfruttare l’onda emotiva, sia detto senza polemica, perché è il mestiere di chi commercia.

Non ho voglia di spendere parole acide a riguardo. La tristezza che provo non merita di mescolarsi con la banalità dei luoghi comuni.

Si dice sempre che l’artista ci lascia, e rimane la sua Arte. Così è sempre stato, in tutti i campi. E purtroppo in ogni anno futuro accadrà. La morte è solo un passo nella vita. Fa clamore quando succede a qualcuno di famoso. Fa notizia quando è un fatto di cronaca o di guerre lontane. Fa dolore usando ci tocca intimamente. Ma rimane sempre un passo a cavallo di una linea.

La consolazione che ci rimane è quella di far rivivere il senso di un’esistenza attraverso il ricordo, attraverso ciò che ci lascia chi ci lascia.

Quando uccisero John Lennon si chiuse definitivamente un periodo e un sogno, quello di rivedere insieme anche sporadicamente, i Beatles. Non che possano mancarci gli Wham, credo, ma la voce di George Michael, quella sì. In ogni caso. Dalla spensieratezza del gruppo con Andrew Ridgeley, (Club Tropicana, I’m Your Man, Wake me up Before We go-go) in cui esprimeva la vitalità di una gioventù nel pieno delle bollicine degli anni ’80, passando poi per la prima esperienza da solista con Careless Whisper, dove la sua voce comincia a crescere, smarcandosi dall’ingenuità giovanile, facendosi più matura ed intensa, con album come Faith, Listen without Prejudice, e poi la memorabile partecipazione al Freddy Mercury Memorial e la sua versione di Somebody to Love con i Queen, orfani del loro frontman, fino alla raffinata rilettura di Song from the last Century, giungendo alla sua ultima fatica, Symphonica del 2014, ancora una volta prodotta da Phil Ramone, in cui fa un riassunto musicale di una carriera e di influenze musicali, registrandola Live.

Last Christmas I Gave You My Heart“… in questo Natale 2016, le sue parole suonano tristi. Ma la sua voce “still lingers on”…

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