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Tiziano Ferro presenta Il mestiere della vita: “Con questo album ho smesso di lavorare in difesa”

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di Paola Maria Farina

Venerdì 2 dicembre 2016 è una data che la discografia italiana (e non solo) ha in agenda da circa dodici mesi, annunciata da Tiziano Ferro come giorno d’uscita del suo nuovo album d’inediti proprio nel corso dell’ultimo tour. E, così, quasi volando come solo il tempo sa fare questo fatidico giorno è arrivato e ha regalato Il mestiere della vita (Universal Music), un disco con cui il cantautore riparte con entusiasmo un nuovo capitolo della propria carriera.

E davvero il lavoro non delude le attese, forte di una freschezza e di un’autenticità che solo un esordiente – o chi si sente tale – possono avere. Per queste tredici tracce Ferro ha lavorato parecchio a Los Angeles, orizzonte ideale del momento artistico che Tiziano sta vivendo, ma ancora di più nella sua “cameretta”, come se per ripartire con un nuovo capitolo si dovesse guardare da dove si viene, per non perdere il contatto con le radici sostanziali.

Tra elettronica, beat machines e programmazioni si fanno largo anche ballad romantiche i cui testi sanno essere spesso schegge di vetro in cui sentimenti come il perdono o l’amore sono il frutto di un percorso che passa attraverso l’infelicità, il dolore e la rabbia. Un cammino compiuto a passi lenti e ponderati, mai improvvisato, eppure raccontano con l’immediatezza di chi quei passi li ha tracciati davvero.

«Ho sempre tanto bisogno di confrontarmi e condividere» – dice l’artista di Latina durante la conferenza stampa milanese per il lancio de Il mestiere della vita – e la sensazione che si ha ascoltando i suoi brani è proprio quella di con-vivere le stesse gioie, infelicità, conquiste o sconfitte. Potere di una scrittura affilata e riflessiva insieme, in cui pillole di vita si ritrovano in ogni strofa.

Se questo progetto rappresenta un nuovo inizio lo è anche sul piano della lavorazione, per la quale Ferro, a differenza del passato, è partito anzitutto dai testi costruendo poi attorno al messaggio un mondo musicale che lo accompagnasse. Inoltre, per la prima volta, Tiziano si è circondato di giovani autori per scrivere e comporre a quattro o sei mani molte delle tracce in tracklist: un grande segno di cambiamento per un artista che si definisce «geloso della propria pagina bianca». Ecco allora comparire le firme di Baby K, Raige, Emanuele Dabbono, Davide Simonetta, Michael Tenisci e Silvina Magari, fresche penne che la star italiana ha voluto coinvolgere.

Con il singolo Potremmo ritornare si aperta, dunque, una pagina serena e solare per Ferro che nel 2017 torna anche negli stadi con un tour che vanta in poche settimane oltre 200.000 biglietti venduti e di cui è stato annunciato il raddoppio romano (i biglietti per la nuova data, il 30 giungo, sono disponibili su TicketOne).

Ecco che cosa Tiziano Ferro ha raccontato alla stampa in merito a Il mestiere della vita.

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Come hai lavorato all’album “Il mestiere della vita”, che esce a cinque anni dal precedente album di inediti L’amore è una cosa semplice?

Ho lavorato come fossi quasi un esordiente, senza la preoccupazione delle scadenze. Alla fine, mi sono ritrovato tra le mani questo disco ed è stato utile e importante tutto il percorso compiuto. Mi sono aperto senza la paura di esporre la mia ricerca personale, come a un nuovo inizio, amandolo, e il risultato ricorda un po’ i miei primi due album. Diciamo che ho lavorato forse più in attacco che in difesa. In altri termini sono uscito dalla comfort zone.

Parliamo un po’ delle singole tracce. Ad aprire la tracklist è Epic, un brano che mette le cose in chiaro, dichiarando appunto quella “fine primo capitolo” che apre a una nuova partenza. Ce lo racconti?

È una canzone nata quasi per gioco, mentre ero in studio con Baby K. Ho scritto una melodia e, volendo che l’inciso fosse cantato da un artista straniero, le ho chiesto di scriverlo in inglese. Avevo pensato di coinvolgere Chris Brown, ma il giorno stesso in cui volevo chiamarlo ho visto i telegiornali…e, beh, aveva altro da fare diciamo. In verità, davvero non pensavo di inserire il pezzo nel mio album e l’ho vissuto senza alcuna pressione, ma il suo ruolo è cambiato nel tempo. Ho capito che mi piaceva tantissimo e, anzi, potrebbe anche essere l’inizio del prossimo tour, chissà…

 E della traccia Casa è vuota – con il suo testo un po’ arrabbiato – che cosa ci dici?

Casa è vuota è uno dei primi pezzi che ho scritto e mi ha fatto capire che quell’angolo di mondo oltreoceano poteva darmi qualcosa. Ho scritto il testo di getto, in un periodo di separazione raccontando le cose esattamente come le sentivo; ma ci tengo a dire che la veemenza verso quello che vivo è sempre costruttiva, non ho mai scritto testi rabbiosi fine a se stessi. Non credo nell’odio, ma credo nella zona grigia di passaggio tra la serenità e il fastidio. È lì che si apre una finestra entro la quale spesso ho scritto canzoni. Non riesco a provare rancore: posso chiudere una relazione, affettiva o professionale, se ritengo che quella persona non sia più fisiologicamente adatta alla mia vita, ma lo faccio con serenità.

Il primo singolo da Il mestiere della vita è stato Potremmo ritornare: come è nato?

La canzone è nata di getto, come un flusso di coscienza partito da zero. A differenza di quanto si è poi pensato non è affatto una canzone d’amore! Il ritorno di cui parlo non è quello di coppia: credo che tra le persone ci sia un legame molto più profondo di quello che c’è tra due persone che stanno insieme. Magari poi anche una coppia raggiunge, col tempo, quel legame ma non è detto. È qualcosa che va oltre e, in questo senso, Potremmo ritornare è l’erede di Alla mia età.

Tra i duetti spicca quello con Carmen Consoli ne Il conforto: come è nato?

Carmen è la mia cantante preferita, mi ha sempre affascinato e per una serie di suggestioni personali la considero veramente l’erede di Mina. Di lei amo sia il senso del canto, non studiato quanto invece istintivo, sia la scrittura. Ho scoperto una persona molto simile a me, simpatica e profonda, super schiva, anche più quanto non lo sia io che è tutto dire! Quando ho scritto Il conforto mi sono reso conto di avere in mano una delle canzoni più importanti del mio prossimo capitolo e ho provato a coinvolgerla; ha accettato subito e la cosa che mi ha colpito è che cantiamo quella canzone come se cantassimo insieme da vent’anni. Abbiamo lavorato più di contenuto che di apparenza, senza il manierismo di certi duetti che si sentono in questi ultimi anni, con la rincorsa all’urlo o all’acuto.

Tra le parole più ricorrenti nei tuoi testi, a cui dedichi anche una traccia, c’è perdono: che cosa rappresenta per te?

Il perdono non è mai casuale, è un esercizio, una virtù da esercitare. Molto spesso decantiamo la nostra bravura nell’inchiodare al muro chi sbaglia e dimentichiamo quanto sia complesso, invece, perdonarlo. Nel mio percorso – personale e spirituale – mi sono confrontato con cose che non sapevo fare, come fermarmi e riconoscere il mio pezzetto di errore in una situazione più complicata. È qualcosa di catartico per me, come gettare un messaggio in bottiglia nel mare indipendentemente dal fatto che qualcuno poi potrà trovarla o meno.

Lo sfondo di questo album è Los Angeles, città che nel tempo ti ha conquistato. Dal tuo punto di vista come vedi la situazione in cui versano gli USA oggi e, al confronto, che temperatura segna il termometro dell’Italia?

Sono andato negli USA nel loro momento peggiore! Li ho visti immersi in un mare di umiltà, meno sicuri di se stessi rispetto al solito. Los Angeles è diventata in maniera in aspettata lo scenario de Il mestiere della vita e di quella città amo che sia un posto in cui si parla poco ma si fa tanto, un luogo in cui tutto può succedere. Noi italiani, al confronto con gli USA, non stiamo né meglio né peggio, sinceramente. Sono anni che vivo all’estero, torno e vado via di nuovo, ma non ho mai visto nessuno che sia messo tanto meglio rispetto a noi. Certo, ci sono Paesi che per i diritti civili sono molto più avanti di noi ma vorrei chiarire che non ho preso una casa a Los Angeles per trasferirmici. Adesso sto qui, solamente, ogni tanto, prendo e vado via, perché non riesco a stare fermo: sono un’entusiasta e mi piace fare esperienze nuove, vivere, camminare, toccare le cose con mano.

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Tracklist “Il Mestiere della Vita”

01. Epic
02. “Solo” è solo una parola
03. Il mestiere della vita
04. Valore assoluto
05. Il conforto (feat Carmen Consoli)
06. Lento/veloce
07. Troppo Bene (per stare male)
08. My Steelo (feat Tormento)
09. Potremmo ritornare
10. Ora perdona
11. Casa è vuota
12. La tua vita intera
13. Quasi quasi

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Calendario ufficiale di TIZIANO FERRO TOUR 2017:

11 giugno – Lignano (UD), Stadio Teghil
16 e 17 giugno – Milano, Stadio San Siro
21 giugno – Torino, Stadio Olimpico
24 giugno – Bologna, Stadio Dall’Ara
28 e 30 (nuova data) giugno – Roma, Stadio Olimpico
5 luglio – Bari, Arena della Vittoria
8 luglio – Messina, Stadio San Filippo
12 luglio – Salerno, Stadio  Arechi
15 luglio – Firenze, Stadio Franchi

I biglietti per tutti i concerti sono in prevendita tramite il circuito TicketOne.

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Tiziano Ferro – Potremmo Ritornare Official Video

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