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L’artista di strada, il chitarrista Valter Tessaris, dal talento enorme – INTERVISTA

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di Athos Enrile

Non conoscevo Valter Tessaris, ma ho scoperto che ha avuto recentemente il suo attimo di notorietà.

Forse solo un episodio fortunato capitato su di un sentiero costruito con fatica e dedizione, magari un “una tantum”, uno di quei momenti che arrivano inaspettati e, nonostante non possano cambiarci la vita, ci accompagneranno per sempre, alimentando ricordi e leggende da tramandare.

Ma tutto ciò non ha niente a che vedere con il talento, enorme in questo caso, e alimentato con scelte di vite ben precise, fondate sull’amore per la musica e per la ricerca costante della condivisione nel modo più diretto possibile, utilizzando… la strada.

Sono arrivato a Valter Tessaris tramite un’amica che me lo ha segnalato.

Mi ha scritto infatti Zia Ross a metà agosto: “ Questa sera ho avuto una vera sorpresa in quel di Abano Montegrotto, luogo termale con una media di frequentatori attorno ai 75 anni, dove al massimo si può trovare il pianista da piano bar. Ma all’interno della manifestazione Woodstock Again sono incappata in un bravissimo chitarrista che suonava in piazza, nei pub e nei locali circostanti. Ha un modo di suonare la chitarra acustica molto particolare, e mescola arpeggio e tapping, aggiungendo una looper pedal e una Kalimba; vive di musica suonando per strada, nella zona di Vicenza, ma spesso si propone all’estero. Ha già pubblicato 5 album ed esegue sia pezzi originale che cover da lui riarrangiate completamente”.

Il momento di visibilità a cui facevo accenno ad inizio articolo è testimoniato nel video a seguire, dove Tessaris conquista il pubblico e la giuria di Italian’s Got Talent:

PER GUARDARE IL VIDEO CLICCARE SULL’IMMAGINE 

Esibizione di Valter Tessar
Esibizione di Valter Tessar


INTERVISTA

Scambiare qualche parola con lui era il minimo che potessi fare…

 Parto dall’immagine che ti ha fornito, almeno credo, la più ampia visibilità, quella legata alla partecipazione a Italian’s Got Talent: mi racconti come sei arrivato a quell’esperienza e che tipo di soddisfazioni – o delusioni – hai ricevuto?

Premetto che da anni io non posseggo un apparecchio televisivo e non guardo i vari programmi, perché non trovo divertimento e qualità.

Un giorno, suonando in una via del centro della mia città – Vicenza – si fermano un gruppo di persone dicendomi che erano al Teatro Comunale a registrare delle puntate di I.G.T., e dato che gli piaceva come suonavo mi hanno chiesto se volevo partecipare al programma come concorrente.

“Perché no“, ho risposto, e, come fosse un treno fermato davanti a me, invece che alla stazione, ci sono salito! E così ho registrato la mia audizione in Teatro. Sono stato accolto molto bene da tutto lo staff, mi incuriosiva vedere da dietro le quinte come si costruisce un programma. C’è molta professionalità nel realizzare un prodotto che poi non riesce ad evidenziare tutta la qualità della preparazione. Quello che ho capito e che non è tanto importante essere bravi, ma televisivi, e di conseguenza con questi parametri scelgono chi va avanti. Comunque è stata un’esperienza.

Vivere di musica è di questi giorni quasi impossibile… cosa significa essere un professionista itinerante, sulla strada, con una buone dose di incertezza che accompagna il quotidiano?

In giro c’è tanta musica meravigliosa, ma che non corrisponde a quello che le grandi famiglie discografiche vogliono distribuire sul mercato, allora chi è musicista deve fare una scelta: suonare quello che “gli altri” vogliono sentire, dove sono in tanti a fare le stesse cose, oppure suonare quello che sei, suonare la Tua Musica, quella che viene dal tuo Cuore.

Mi racconti qualcosa della tua tecnica chitarristica e della tua formazione musicale?

Ho iniziato a suonare a 10 anni con una chitarra classica che mi sono fatto comprare da i miei genitori; appena arrivato a casa, non sapendola accordare, mi misi a suonare un arpeggio che per me era il mio primo brano. Lo suonai per una settimana, e quando arrivò il fidanzato di mia sorella, che sapeva già suonare, me la fei accordare. Quel brano non riuscivo più a farlo ma da lì è iniziato tutto. Da autodidatta iniziai a suonare canzoni di vari cantautori dell’epoca, e da lì incominciai ad avere amici con cui suonare, formando vari gruppi che mi hanno fatto fare tanta esperienza, nelle cantine, provando rock, blues, funk. Maturando incominciai ad appassionarmi al jazz e alla fusion, cercando di imitare le varie sonorità. Ormai ero passato alla chitarra elettrica, però non trovavo ancora il mio suono. Finchè un giorno trovai un libretto di fingerpicking per chitarra acustica, e da lì è incominciata una ricerca che non finirà mai.  Ho trovato nel tempo un mio suono e un mio modo di suonare che mi rende riconoscibile da altri. Cerco di utilizzare tutto lo strumento che ho a disposizione: suoni percussivi sulla cassa, trasformazione dei suoni con le dita da una chitarra a un basso, un violino, un’arpa, ecc. Il tutto con il solo tocco dello strumento. 

Hai alle spalle cinque album: sei anche in questo completamente autonomo o ti sei appoggiato a qualche label (immagino che la distribuzione sia completamente on the road!)? 

I miei 5 CD sono completamente fatti in autonomia; nel tempo mi sono attrezzato per creare un piccolo studio personale, mi piace fare creare con le mie mani, anche la grafica, sono tutte mie idee che poi faccio stampare in tipografia, ma il prodotto finito, il taglio copertine, incollaggio, masterizzazione, è tutto fatto da me. Mi piace pensare che i miei CD siano pezzi di artigianato. La distribuzione è solo  on the road. 

Al contrario di quanto accade in altri paesi, in Italia il musicista che si trova sulle piazze o in qualche angolo cittadino ottiene poca considerazione: cosa significa per te esibirti sulla strada? E’ la libertà il dono più importante? 

Le cose negli ultimi anni stanno cambiando anche in Italia, le persone sono un pò stufe di ascoltare le solite cose che si sentono in radio o televisione. Io, per mia esperienza vissuta sulla pelle, vedo che molta gente viene attratta dalla qualità e non dal ripetere brani molto famosi senza mettere un tocco personale. Sono stato parecchio all’estero a suonare (Norvegia, Spagna, Francia, Croazia, Austria, Germania, ecc.) è ho trovato musicisti di strada davvero bravi, e la maggior parte diplomati in conservatorio. All’estero la gente è abituata a sentire musica di grande qualità. Molte volte, nelle strade, scelgo postazioni forse un pò più nascoste, ma dove l’acustica è migliore. Vedere che sei tu con la tua musica che richiami le persone in questi luoghi, captando che ogni nota è gustata da chi ti ascolta, è… impagabile!  Esibirmi in strada mi dà la possibilità di esprimere il mio talento (che ognuno di noi ha) con il massimo della libertà. E’ fantastico trasformare un angolo di strada in uno spettacolo improvvisato, dove il pubblico occasionale può fermasi ad ascoltare, partecipare, comunicare. Ma prima di tutto può fermarsi per pensare, sì, perché la musica è un grande dono e offre una possibilità unica, quella di fermare il pensiero compulsivo ossessivo della mente. 

Arte, passione, autarchia, serenità, ma… alla fine i conti tornano? Si riesce a vivere, a formare una famiglia? 

Sono ormai 15 anni che vivo di questo e tra poco avrò una famiglia. Penso che sia importante, in questo lavoro, mettersi  sempre in gioco e portare la tua vera personalità, che è unica e che solo tu puoi avere. Ogni giorno non sai come andrà, ma sai che lo vivrai intensamente. 

Per uno spirito libero come il tuo è importante avere un posto sicuro dove tornare alla fine del viaggio? 

Certamente alla fine di vari tour e bello sapere che hai un posto dove ricaricare l’energie e trovare volti cari.

Come sono organizzati i tuoi tour? 

Ogni anno ho degli appuntamenti fissi, luoghi dove, col tempo, mi sono fatto conoscere, e poi mi lascio spazi per provare nuove piazze e sperimentare un  nuovo pubblico. Poi arriva l’inverno e ci si organizza in locali, pub, ristoranti, teatri, feste private, eventi. Ma non lascio mai la strada. 

Hai mai provato a suonare in gruppo, a fare parte di un team di lavoro? 

Sì, piccole esperienze né ho avute, ma tutte andate poi a sfumare, per vari motivi. Suonare in gruppo è un’esperienza bellissima, ma è anche molto difficile combaciare tante teste e le esigenze di tutti. 

Come vedi il futuro della musica? La tecnologia aiuterà o darà il colpo di grazia? 

Il futuro della Musica può avere un grande aiuto dalla tecnologia, ma poi quello che conta veramente e suonare dal vivo, davanti alla gente, emozionarsi ogni giorno. E’ questo il futuro, quello per cui la MUSICA è nata!!!

 

 

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