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sabato, Agosto 8, 2020

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Noi e loro, e in mezzo l’oceano

Voto Autore

di Alberto Salerno

Ogni paese ha un suo modo per celebrare o commemorare la carriera di un grande artista, sia nello stile che nella qualità, elementi questi che determinano il concept stesso dell’Evento/Programma Televisivo della “commemorazione” o “celebrazione” che viene messa in scena.

In Italia cose del genere si sono già viste almeno tre volte in questo ultimo periodo: due volte su Rete 4, per onorare prima Gianni Bella e poi Giancarlo Bigazzi, e una volta su Rai Uno con Viva Mogol – evento diviso in due puntate andate in onda per due sabati sera consecutivi, in prima serata -, una trasmissione per ricordare la carriera del paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol.

I conduttori, dei su indicati eventi televisivi, sono stati: per Rete 4 Alfonso Signorini e Rosita Celentano, e per la Rai Massimo Giletti.
Premettendo che non ho nulla contro questi signori, che sono a loro modo dei professionisti nel loro campo, non posso esimermi dal dire però che, a parer mio, i format di entrambe le trasmissioni hanno fatto acqua da tutte le parti, e l’origine della débâcle è da ricercarsi proprio nel modo con cui sono state ideate le trasmissioni stesse, un misto tra “mattina in famiglia” e “un raduno degli alpini“.

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Soffermiamoci su Viva Mogol.
Ma davvero un grande autore come Giulio Rapetti meritava una trasmissione di così basso livello? E perché poi in compagnia di un Giletti, la figura di un uomo ingessato nel suo personaggio da “bravo presentatore“, privo di nozioni in taluni casi, di competenza musicale e di storia della musica contemporanea in altri casi, privo di empatia (o almeno è questo che trasmetteva la sua immagine sullo schermo), ma soprattutto incapace di trasmettere emozioni?! E si, perchè quello che davvero mi sono mancate (e non penso solo a me, ma alla maggior parte dei telespettatori), sono state proprio le EMOZIONI.

E poi, diciamolo pure, troppi baci e abbracci, con il povero Mogol mescolato a tutto e a tutti, costretto continuamente a sorridere e a dire “bravo bravo“, anche se magari l’interpretazione di qualche suo pezzo lasciava a desiderare.
Di certo, ad esempio, non ha avuto il coraggio di dire a Sangiorgi di non avere cantato “E penso a te” ma un’altra canzone.

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Insomma, io sono certo che Giulio, come ho già scritto in un post su Facebook, avrebbe meritato ben altro, ben altro livello e qualità in un evento che onorasse la sua carriera. Il livello e la qualità di cui parlo è ben rappresentato da alcune commemorazioni, simili, che annualmente si tengono in America, come ad esempio i famosi Kennedy Center Honors, che si svolgono nel prestigioso Kennedy Centere parlo di quei premi/onorificenze che vengono conferiti ad artisti la cui carriera è stata così importante da aver dato un proprio contributo all’arte e alla cultura in generale -, e non in una location come uno sterile studio televisivo o qualcosa di simile.

Questi importanti eventi – e parlo sempre dei Premi Kennedysi svolgono alla presenza del Presidente, cosa che dà un significato ancora più autorevole alla celebrazione della carriera di qualcuno, che magari è un artista che ha fatto la storia della musica, che ha segnato intere generazioni, che ha scritto pietre miliari della musica contemporanea…tutte cose, insomma, che caratterizzano anche la carriere di uno come Mogol.

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E’ inoltre importante aggiungere che tutto quello che succede,  durante eventi come quelli del Kennedy Center Honors, è tutto rigorosamente in diretta, trasmesso in televisione sempre in diretta, e la platea è composta da uno scintillio di gente famosa, insieme al “festeggiato” che siede sulla balconata centrale del teatro.

Si tratta di uno show di livello internazionale, con un solo grande personaggio che sale sul palco per primo, che saluta l’ospite d’onore, oggetto della celebrazione – che rimane al suo posto sulla balconata -, e che presenta l’evento insieme all’ausilio di un video che racchiude i momenti topici della carriera dell’artista celebrato.

Dopo ciò comincia il vero e proprio show, con una voce fuori campo che annuncia, di volta in volta, i vari artisti, i vari interpreti che si alternano sul palco in esibizioni straordinarie di brani del repertorio del “celebrato”, onorando così di fatto la sua carriera. Il tutto si svolge in modo sobrio e professionale. Quello a cui si assiste è uno spettacolo maestoso che vede anche, e soprattutto, la partecipazione calorosa della platea, mentre le telecamere, nei momenti topici, inquadrano l’ospite d’onore, magari in momenti di vera commozione.

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Tutto quello che viene fatto in quei frangenti è festeggiare la grande musica, senza retorica, senza ruffianate, senza lo storytelling messo in scena da un presentatore che allude a presunte storie a mo’ di scoop gossipparo, così come succede da noi. Da quelle parti regna la classe che conferisce la giusta dignità ai “grandi” che si celebrano.

Riusciremo mai a imparare a fare anche noi qualcosa di così bello? Chi lo sa.

Qui sotto allego un video che vorrei che voi vedeste e ammiraste. In questo caso specifico si sta onorando la carriere di Paul McCartney, sempre al Kennedy Center.
Guardando quelle immagini, per un momento, a occhi chiusi, ho immaginato Giulio seduto lì, su quella balconata, a gustarsi lo spettacolo in suo onore…

[youtube id=”1JkirySu9d8&feature=youtu.be”]

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