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Oggi moriva un genio, Jimi Hendrix

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Di Stefano De Maco

Dicono esista una sorta di aura maledetta, una specie di occulto club dei 27, in cui pochi Artisti sono entrati per averci lasciato allo scoccare della stessa età. Jimi Hendrix, di cui oggi ricorre l’anniversario della sua morte, avvenuta appunto all’età di 27 anni, fu tra i primi ad inaugurare questo club, il 18 settembre del 1970.

Sembrano tempi pleistocenici, visto il ritmo delle evoluzioni musicali. Eppure in una scala cronologica più ampia sono un soffio. I Beatles chiudono con “Let it be” la loro collaborazione, si chiude un epoca, ma il Big Bang della rivoluzione musicale è appena cominciato.

Jimi veniva da Seattle, città con meno glamour e  appeal rispetto alle icone tipo New York, Memphis o Chicago. La stessa Seattle in cui, 20 anni dopo, Kurt Cobain interruppe tragicamente il viaggio dei suoi arrabbiati Nirvana, entrando anche lui nel famigerato Club.

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Musicalmente cresciuto tra gig e session, lungo il Chitlin’ Circuit, una fitta rete di locali in cui giovani artisti afro-americani, di diverse discipline, si esibivano dando spazio alla propria espressività, Jimi macina miglia e note, lavora anche come sideman per Artisti di fama come gli Isley Brother, Sam Cooke, Solomon Burke.

Talento indiscusso della chitarra elettrica ancora oggi è considerato il chitarrista più grande di tutti i tempi, secondo il magazine Rolling Stone. Quanto sia utile una classifica, non saprei. Resta il fatto che il segno che ha lasciato nella cultura e nella Musica va ben oltre il fattore iconico della Stratocaster in fiamme nel leggendario concerto di Woodstock sul finale dell’inno americano.

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Errabondo, insofferente, poliedrico eclettico. Eppure estremante radicato nelle sue radici. Personalità che ha affascinato tutti, da Frank Zappa a Eric Clapton, agli Who, a Paul McCartney che insistette per invitarlo al Monterey Pop Festival. Una cometa passata velocemente nel cielo, ma il cui bagliore ancora luccica.

L’Inghilterra è stata un po’ una seconda patria, in quel finire degli anni ’60, così carichi di fermento e curiosità. Un periodo in cui convivevano Beatles e Pink Floyd, Led Zeppellin, Rolling Stones, la crisalide di Bowie, Ziggy Stardust.

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Una carriera, che seppur breve, è stata talmente intensa che sarebbe difficile da riassumere. Lecito domandarsi se la fama dipenda più dai suoi atteggiamenti o dalle sue note. Forse da entrambe…ma sinceramente, che importanza ha? Ancora adesso rapisce e cattura, ancora adesso vive.

Hendrix ha inciso pochi dischi4 in tutto quelli ufficiali – Are you Experienced, Axis:Bold as Love, Electric Ladyland e Band of Gypsys il resto sono raccolte e compilation editoriali. La sua musica è ancora viva comunque, artisticamente e commercialmente, perchè nella sua Musica convivono Rhythm n’ Blues, Rock, Psichedelia, Funk, Blues.

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Come spesso si dice, un genio prematuramente scomparso, per un vita davvero spericolata, che spesso ha un prezzo altissimo. Forse troppo. Ma ognuno segue il suo cammino. Quando un Artista se ne va, grazie al cielo, lascia in eredità la sua Arte, il suo mondo.

Ogni anno ne dobbiamo salutarne qualcuno, purtroppo. Anche in casa nostra. Ma ogni giorno possiamo farlo rivivere ancora.

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