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La somma dell’uno – Paul Weller sul palco con Noel Gallagher

Paul Weller sul palco con Noel Gallagher per delle cover dei Iam e non solo

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Crediti Foto Chris Floyd
Voto Autore

di  Stefano De Maco

C’è molta letteratura romantica sull’interazione tra artisti. Si dice che l’ispirazione possa aumentare laddove due o più artisti sono riuniti in suo nome, quasi in una liturgia para-religiosa. Più semplicemente si chiama collaborazione, molto più terra-terra. Ed è vero che in certi casi diventa un momento di grande crescita e gratificazione reciproca. Come avviene in tutti i campi e modi della collaborazione umana.

Ma l’Arte poi ha anche i suoi risvolti. Perché non c’è un confine netto tra l’Estro e l’Ego degli artisti. Tra Divertimento e Promozione. In poche parole è pur sempre una scommessa, sul cui esito non si può mai essere matematicamente certi.

Mi domando con molta sincerità e curiosità cosa possa aver spinto a collaborare insieme (seppur per una sera live) due figure di primo piano come Paul Weller (storico elemento dei Jam, degli Style Council) e Noel Gallagher, eccentrico e talentuoso fondatore col fratello Liam di un gruppo di grande portata mediatica e musicale come Oasis. E se fosse puro e sincero Divertimento? Ci sono infiniti casi analoghi.

Ed è quello che è successo il 4 settembre al Festival No 6 di Portmeirion, in Inghilterra. Infatti Noel Gallagher è stato raggiunto, all’improvviso, sul palco da The Modfather, ossia il grande Paul Weller. I due hanno suonato due classici dei gloriosi Jam: “Pretty Green” e “Town Called Malice” (rispettivamente dagli album “Sound Affects” del 1980 e “The Gift” del 1982).

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Youtube ci ha permesso di condividere e trovare molto più materiale bootleg video ripresi in tutto il globo, un incredibile numero di esempi di condivisione palco e momenti di grande musica che prima poteva solo passare attraverso i canali ufficiali delle Discografiche.

Benché ora stia cercando di limitare questa innovativa risorsa (vedi Apple che vorrebbe impedire con un trucchetto la ripresa dagli smartphone per tutelare gli artisti e le loro performances) rimane il fatto che mai prima d’ora possiamo attingere a moltissime occasioni in cui gli Artisti si mescolano sul palco, facendo cover di brani reciproci o di classici, in un flusso musicale e liberatorio che ci riporta alle origini, al gusto del puro divertimento.

Penso che sia una grandiosa opportunità, sinceramente, pur  con la crudezza di un suono bootleg, ma se non altro rimane un’espressione di vitalità musicale molto diversa dalle esibizioni prodotte e distribuite ufficialmente, il cui scopo è quello di alimentare casse e valore editoriale.

Qui si parla di Artisti che si mettono in gioco, come è giusto che sia, com’è è giusto che tale spazio abbia senso. Sono chicche e nicchie in cui uscire dalle esclusive logiche di mercato e lavorative, riscoprendo il gusto di “suonare assieme”.

Chissenefrega poi se le inquadrature non sono perfette, se il suond non è hi-fi. E perfino, chissenefrega degli errori!

Le emozioni sono onde che non si possono rinchiudere nel cassetto di una scrivania, ma per vivere devono esser libere di fluire, sul palco come in platea. E nella vita.

Mettere in gioco le regole della matematica alterando la prevedibilità della somma, due o più artisti su un palco e la musica a fare da filo, dove l’Estro e la Sensibilità siano catapulta verso un Altrove, lasciando l’Ego tra le quinte.

Questo è rendere la Musica viva, questo è dare un senso 3D alla Musica Live, che sia in un’arena da 100.000 persone o in un club da 35. Questo è rendere un Evento irripetibile ed unico.

Tutto il resto è Marketing, Ufficio stampa e Business.

Niente a che vedere con quello che ognuno dei partecipanti si porterà nel cuore tornando a casa.

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