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martedì, Aprile 20, 2021

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Diciamo NO ai bambini “stupefacenti”

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di Paola Pellai

Rimini è la spiaggia di tutti. Degli immortali film di Fellini, dei nuovi arricchiti russi, delle balere alla Casadei e delle disco delle ultime generazioni. Lungo i suoi infiniti chilometri di arenile ci camminano tutti: adulti, bimbi, vù cumpra, lacrime, sorrisi, felicità e microcriminalità. Ma è in un tramonto che scende a picco sull’acqua che vedo e sento il marcio di una società che non investe più sulla cultura ma spalanca le porte al nirvana delle idiozie.

Il mio lettino è a pochi metri dall’acustica del mare. Ci siamo solo io e loro. “Loro” sono un gruppo di ragazzini che, ad occhio, hanno l’età dei miei nipoti: tra i 7 e i 13 anni. Una decina: belli, abbronzati, tirati a lucido. Hanno i nomi dei nostri bimbi: Laura, Maurizio, Luca, Martina, Valentina, Marco, Daniele… Si chiamano l’uno con l’altra. A voce alta. Giocano…alla cocaina. Sì, amici, avete capito giusto: alla cocaina.

La più piccola di loro, Laura, è “la spacciatrice”. Tiene tra le mani un contenitore di gomma verde ricolmo di farina. Quella è la cocaina. I ragazzini se la contendono. La circondano, la assalgono, la riempiono di complimenti e promesse pur di avere una “dose” più abbondante dell’amico o amica. Tra loro usano termini appropriati. “Dai, che voglio farmi una sniffata”. “Per favore, un tiro anche a me”. “Ho finito la dose. Ne voglio di più, altrimenti non sballo”.

Ogni gesto è appropriato alla porcheria. Appoggiano “la roba” sul dorso della mano, l’avvicinano al naso, fingono di aspirarla. E fingono pure di cadere sotto effetti stupefacenti a tempo da primato.

Così per quasi un’ora, ad impolverarsi schiamazzando, ad eccitarsi mentendo con se stessi, imitando ciò che hanno visto e sentito. Visto e sentito molto bene, da quello che constato. Poi la farina finisce e, con essa, anche tutti gli stimoli legati a quel gioco demente. Fatto lontano dai genitori che, del resto, non si sono mai avvicinati a cercarli. Sarà che io sono cresciuta a Patatina e Cicciobello (non v’inganni il nome da film porno, sono due bambolotti del tutto simili a neonati) ma questi ragazzini che imitano i cattivi “vizi” dei grandi mi hanno fatto pensare. Perché se è vero che i bimbi di oggi saranno gli adulti di domani, forse c’è qualcosa che non funziona.  Ma smettiamo di lamentarci aspettando che la soluzione arrivi da chi ha troppi interessi per non trovarla. Smettiamo pure di “tirarcela” dicendo che i nostri bimbi non hanno nulla da spartire con la maleducazione dei coetanei. A volte la soluzione è molto più semplice di quello che sembra. Un po’ più di tempo buono trascorso insieme, per esempio. Nulla di stupefacente, ma un efficace inizio.

 

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