Home Le pillole di A. Salerno Viaggio nel mondo delle canzoni: Anna di Lucio Battisti

Viaggio nel mondo delle canzoni: Anna di Lucio Battisti

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di Alberto Salerno

È il 1970, l’etichetta discografica Numero Uno ha aperto da nemmeno un anno, debuttando sul mercato subito con dei successi, ma Battisti, come cantante, è ancora “targato” Ricordi, anche se le decisioni artistiche vengono prese in Galleria Del Corso a Milano, sede della Numero Uno, e non in via Berchet – ovviamente si parla sempre di Milano.

Sta per uscire Emozioni, accoppiata con Anna. Per la Numero Uno etichetta indipendente, tra le altre, di Battisti e Mogol – il lato A del 45 giri è dunque Emozioni, come del resto lo dimostra chiaramente la sigla del disco.

Poi nasce un problema, perché Arbore e Boncompagni – mattatori radiofonici dell’epoca, in grado di far fare successo a un disco grazie alle loro super trasmissioni – ritengono Emozioni poco adatta per un riscontro immediato da parte del pubblico, e consigliano di puntare su Anna.

Anna dunque parte a livello radiofonico, mentre Battisti, comunque, presenta anche Emozioni in un paio di trasmissioni televisive. Il successo di entrambi i pezzi sarà travolgente.

Ad ogni modo ricordo ancora quando Mogol, nel suo ufficio, mi fece sentire in anteprima le due canzoni, chiedendomi un parere, e io, nonostante Emozioni mi piacesse molto, preferii Anna perché era più “rock”. Lui fece una faccia strana, e mi disse che Emozioni era molto più forte di Anna. Oggi, giusto per curiosità, cercherò di raccontare Anna, anche perché a mio avviso è davvero un testo con i “cosiddetti”.

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Hai ragione anche tu
cosa voglio di piu’
un lavoro io l’ho
una casa io l’ho
la mattina c’e’ chi
mi prepara il caffe’
questo io lo so
e la sera c’e’ chi
non sa dirmi no.
Cosa voglio di piu’
hai ragione tu
cosa voglio di piu’
cosa voglio?

Partenza da centometrista. Mogol ci spiazza perché il protagonista si rivolge a un suo amico al quale sta, evidentemente, confessando la sua disperazione. Ammette di avere tutto quello di cui ha bisogno e considerando l’epoca, qui Mogol esprime il suo essere avanti, citando termini come “lavoro”, “casa”, “caffè”, tutti elementi della vita quotidiana…

Anna,
voglio Anna.
Non hai mai visto
un uomo piangere,
apri bene gli occhi sai
perche’ tu ora lo vedrai
apri bene gli occhi sai
perche’ tu ora lo vedrai
se tu
non hai mai visto
un uomo piangere
guardami guardami.
Anna
voglio Anna.

Ed ecco che qui Mogol piazza la botta, una botta micidiale da grande autore quale è.
Ma si, amico mio – ammette il protagonista – io ho tutto tranne l’unica cosa che non posso avereovvero Anna. Guardami come sono ridotto da quando lei mi ha lasciato… Raramente Mogol ha utilizzato nomi di donna nelle proprie canzoni. C’era stata in precedenza una Francesca, adesso è il turno di Anna… e arriverà dopo anche una Lucia, e poi altre ancora. Conoscendo Giulio (Mogol), e il suo periodo di allora così autobiografico, si può immaginare che questa Anna sia stata una persona che lui ha conosciuto, forse la moglie di qualche suo amico. Ma queste sono soltanto mie immaginazioni. Andiamo avanti…

Ho dormito li’
fra i capelli suoi
io insieme a lei
ero un uomo
Quanti e quanti si’
ha gridato lei
quanti non lo sai
ero un uomo.
Cosa sono ora io
cosa sono mio Dio
resta poco di me
io che parlo con te
cosa resta di me
io che parlo con te di
Anna
voglio Anna
Anna
voglio Anna
Anna
voglio Anna…

Fantastico il finale, con la resa completa del protagonista: “Resta poco di me, io che parlo con te di Anna…

Signori, qui siamo a livelli sublimi di sintesi e di potenza di parole, e il tutto messo insieme. Va anche sottolineato l’incredibile interpretazione del grande Lucio, che fa vivere le parole con una partecipazione quasi straziante.

Ringrazio anche Luca Viviani che, con un suo post su Facebook, mi ha fatto venire voglia di fare questo viaggio insieme a voi.

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