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Le canzoni della mia generazione: “Go west”

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di Gianfranco Giacomo D’Amato

In genere il libro è migliore del film. In genere la prima versione di una canzone è migliore delle versioni successive, le cosiddette “cover”.

In genere, non sempre.

La storia di “Go West” parte da molto lontano, addirittura dal 1865. La frase “Go west, young man“, una sorta di grido di battaglia, viene attribuita ad un politico americano, Horace Greely, tra i fondatori del partito repubblicano. La frase auspicava l’espansione verso l’ovest, un’operazione che pose le basi per la creazione di nuovi stati, come ad esempio la California, ma che spazzò via drammaticamente intere popolazioni di nativi americani.

Pare che due componenti dei Village People (Victor Willis e Jacques Morali) scrissero Go west proprio con questa frase in mente. La nuova frontiera a cui si ispirarono non era legata a questioni storiche, ma alla diffusione del movimento gay, del quale i Village People diventarono un vero e proprio simbolo. Siamo nella New York degli anni ’70. La comunità gay si ritrova al Grenwhich Village, da cui ha origine il nome del gruppo, e ad ovest c’è San Francisco, capitale mondiale del movimento. Ecco quindi la traccia ispiratrice.

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Go west esce nel 1979. Non sarà nel tempo il brano più famoso del gruppo, superato per fama dalle più note YMCA, In the navy, Macho Man.

Lasciamo Go west e i Village People in quel 1979 a New York.

Nello stesso anno Neil Tennant e Chris Lowe sono due ventenni che vivono a Londra e che non si conoscono nemmeno. Forse a entrambi piace quella canzone, chissà. Si incontrano due anni dopo in un negozio di King’s Road, scoprono la passione comune per la musica elettro-pop e decidono di fondare un duo, i Pet Shop Boys.

I due fanno molta strada insieme negli anni ’80 e quando nel 1992 vengono invitati ad un’esibizione in un locale di Manchester per la raccolta di fondi per l’AIDS, sono già considerati una delle formazioni più in vista nel panorama internazionale del pop elettronico. Ma non sono ancora un fenomeno mondiale. Per diventarlo manca la grande hit.

In quel locale di Manchester decidono di suonare proprio Go west, ma accade una cosa strana: Neil non ricorda il testo. Da questo inconveniente nasce l’idea di creare una nuova versione del pezzo. La Go west dei Pet Shop Boys prende forma.

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Partendo dal brano ritmato e “disco” dei Village People la nuova versione si apre, diventa una brano di ampio respiro. Neil e Chris aggiungono una strofa di raccordo che rende più fluida la trama originaria e cambiano alcune parti del testo. I sintetizzatori, la voce di Neil e il robusto coro di supporto fanno il resto.

Il celebre video con l’esercito sovietico schierato sulla Piazza Rossa mentre il comunismo sta cadendo eleva il brano, anche visivamente, ad una portata mondiale. Nasce così la Go west di Neil e Chris, che esce dai confini musicali per rappresentare le contraddizioni di quegli anni storici. Il tema musicale si presta e allora Go west diventa subito un inno per milioni di sportivi negli stadi di mezzo mondo. Ma soprattutto bandiera di una generazione che ha voglia di superare le frontiere.

Un’ultima curiosità: anche questo pezzo, in fin dei conti, è figlio del Canone di Pachelbel .

La similitudine non è evidentissima ma il giro armonico è lo stesso. Una caratteristica comune a molti fantastici pezzi del periodo musicale d’oro del ventesimo secolo. Segno che l’intuizione dell’organista tedesco di più di tre secoli fa era stata davvero portentosa.

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