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Le rivoltelle: le note che colpiscono

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di Stefano De Maco

Metti un gruppo di ragazze agguerrite, con molto talento. Metti che abbiano anche molte cose da dire, osservando con lucido acume la realtà che le circonda, un Sud spesso cartolina nel bene ma soprattutto nei mali cronici. Metti la passione per le proprie radici, l’orgoglio per a propria terra. E soprattutto mettiamoci una musica assolutamente non banale, una produzione indipendente che si fa largo con tenacia in un fiume di programmazione omologata sul grande mercato di consumo, quindi un po’ più scomoda dalle facili hit estive. Una musica da ascoltare, oltre che sentire.

Ecco Le Rivoltelle, band tutta femminile, Elena (voce,violino, sax e chitarra) Alessandra (basso, chitarra voce e cori) Paola (batteria, percussioni e cori) e Angela (chitarre e cori). Sono agli antipodi dei modelli piacioni, niente curve e magliette xs, anzi. Capelli ribelli, corti o ricci, trucco semplice – Calabresi e fiere di esserlo, stessa terra delle sorelle Bertè/Martini, stessa grinta e suoni mediterranei, contaminano rock e musica popolare.

Da poco hanno rilasciato un nuovo singolo “Io non mi inchino”, un video girato con pochi mezzi ma grandi contenuti, incisivo ed evocativo almeno quanto la musica, che attraverso gli occhi dei bambini descrivono un mondo arido, ma che lascia anche uno spiraglio di speranza, senza chiudersi nella disperazione. Un brano dedicato ad una fierezza che merita rispetto, a chi si oppone al malcostume rimanendo dritto di fronte a una mala-cultura ossequiosa e compiacente che accomuna troppe (ahimè) personalità religiose e politiche di fronte a figure losche, come è stato nel caso del famoso inchino al boss nella processione di qualche tempo fa.

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Sono musiciste raffinate, che creano un mondo sonoro fatto di contaminazioni riuscite, con la giusta dose di grinta e grazia, che esprimono attraverso suoni e testi una irrefrenabile voglia di dire no, di essere contro. Non è  questo in ultima analisi uno dei pilastri del linguaggio rock? Oppure ci fermiamo alle stratocaster distorte? Il linguaggio è esplicito,

“Io non mi inchino […]
Se non per allacciare le mie scarpe
E sono figlio di comuni contadini
Di stenti e di valori morali”.

Ora la cronaca nazionale ha dato il giusto risalto alla notizia della cancellazione di un previsto loro concerto nel Comune di Rossano, in quanto “4 lesbiche”… cavolo che motivazione profonda, anche se immaginiamo bene che la vera motivazione non è questa bensì altra, una motivazione che è ben esplicitata proprio nella canzone “IO NON MI INCHINO”. Ma anche se il motivo riguardasse il loro orientamento sessuale, ma un bel #chissenefrega non ce lo vogliamo mettere? Sono Persone e basta. Artiste, musiciste, che lavorano nella e con la Musica. Professioniste serie e non improvvisate. Già questo non va rispettato?

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Come se poi l’identità sessuale, vera o presunta, sia davvero un motivo grave per cancellare una esibizione pubblica. Ah già, ma se si leggono le motivazioni addotte, “per non turbare la sensibilità religiosa dei partecipanti”, viene da pensare che forse la mentalità talebana non è soltanto in Medio Oriente. Ma striscia latente anche da noi. O forse – cosa più probabile – i contenuti delle loro canzoni sono scomode, perché parlano di una realtà senza filtri, di mafia, di corruzione, di cultura sessista (Taglia38), di degrado politico e morale in una terra da sempre saccheggiata e che cerca da sempre il suo riscatto. E questo a delle “ragazze” non è mica permesso… meglio che vadano a mostrare le curve in TV, no?

Insomma, se avessero cantato “felicità taratatà” o “calabrisella mia”, tutto bene magari.

Rispetto profondamente ogni credo e sensibilità religiosa. Ma qui sento puzza di alibi. Più forte di una fuga di gas. Tutti a fare i “politically correct” per poi finire a fare i Farisei, sepolcri imbiancati. Complimenti. E poi si inchinano davanti al balcone del boss di turno.

Che poi, mica avrebbero dovuto suonare in chiesa, ma su suolo pubblico. Laico. Particolare non da poco. E sono convinto che la maggioranza silenziosa (ma mica poi tanto) di coloro che non si inchinano, magistrati, sacerdoti, gente comune, non si sarebbe assolutamente sentita turbata né offesa. Anzi. E sono molti di più di quelli che pensiamo.

A parte le considerazioni estetico-musicali (a me piacciono, e molto) che possono essere opinabili, questo diniego suona sincero come una moneta del Monopoli. Opportunismo ipocrita. Ascoltando la loro produzione musicale, leggendo la loro storia, (che vi invito a fare), non credo che uno stop simile possa nuocere alla loro carriera. Semmai rafforzarle ancora di più.

E resto in piedi
e guardo in faccia chi ha sputato sul mio nome
Chi ha fatto a pezzi il ricordo di mio padre
Ed ora piange in processione

Il senso della dignità vola più alto degli sguardi d chi si inchina… coraggio, ragazze!!!

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Stefano De Maco
Come note in uno spartito, scrivo pensieri e musiche in un flusso a volte riuscito, a volte meno. Ma almeno non restano nella testa. Mi piace la musica e ciò che ci ruota attorno, dal talento al business, dall’anima al jack, dall’arte al mestiere. Di natura curiosa a prescindere. Non particolarmente attratto da etichette e tassonomie facili, ho ancora il gusto dell’incanto, della sorpresa, del brivido inaspettato. Ho fatto per molti anni il vocalist.

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